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L’azienda di Franco Terpin nasce a San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, nel 1994 ma la sua passione per la viticultura è molto più antica e si potrebbe praticamente dire che la sua crescita e la sua formazione di vignaiolo sono speculari all’evoluzione dei suoi vigneti, ereditati dal padre Darinko.

Fiero delle sue origini contadine e rispettoso del territorio, Franco Terpin produce vini che sembrano riflettere la sua corporatura e la sua personalità: un gusto consistente, schietto e diretto. Nessun prodotto di sintesi, soltanto poco rame e zolfo, fermentazioni spontanee e tecnica del pied de cuve, lieviti indigeni, macerazioni di buona durata, senza chiarificazione o filtraggi, sono i tratti più distintivi che meglio descrivono l’attività di questo vigneron dalla cura delle viti alle pratiche di cantina.

Tra i 100 ed i 200 metri sul livello del mare, le viti di Ribolla Gialla utili per la produzione di questo orange wine sono allevate a guyot e provengono dall’area del Monte Calvario da un vigneto di appena tre ettari impiantato su terreni composti dalla caratteristica ponka, tipica roccia calcareo argillosa presente in quest’area geografica, generata dalla marna arenaria. Con rese bassissime in vigna e selezione meticolosa dei grappoli, questo vino fermenta inizialmente in vasche di acciaio e successivamente macera in botti di rovere di slavonia sulle bucce per un periodo di circa due settimane, per una solforosa totale di 25 milligrammi per litro ed un affinamento per un anno in botti grandi di rovere, a cui segue un altro anno in acciaio ed infine un ulteriore periodo di dodici mesi in bottiglia.

Il vino veste ambra con sprazzi d’oro antico, leggermente velato e con piacevole consistenza. Salmastro con erbaceo di ginestra e salvia secca, un delicato sentore di camomilla, sui quali domina il fruttato della pera cotta, della nespola, della papaia disidratata, del miele di corbezzolo e del mallo di noce, quasi da burro di nocciole allo stadio embrionale… sensazioni olfattive, queste ultime, avviluppate in una sottile scia balsamica da elicriso. Al palato è una sberla anticonvenzionale dalla piacevole astringenza da leuco antociani, di quelli che non mollano le gengive, con una verve di freschezza che palesa in retro olfattiva il bergamotto, il cedro ed il melograno. La mineralità olfattiva si traduce al gusto in umami profondo, una sapidità quasi da glutammato, mentre si riconferma la nocciola ed il miele di corbezzolo per un finale elegantemente lungo e da una chiusura ammandorlata. L’acidità di questo vino riesce tanto a calmierare l’irruenza del succo di limone da rendere indicatissimo, per quanto inimmaginabile, un abbinamento completamente fuori dai canoni con un must dello street food campano: ‘o pere e ‘o musso.

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