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Mediterranea | July 24, 2019

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Per un turismo cinofilo sostenibile - Mediterranea

Per un turismo cinofilo sostenibile
Veronica Matta
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Intervista a Simona Ferino, fondatrice del “Dog Island”. Iniziativa unica nel suo genere, situato lungo il Poetto di Quartu Sant’Elena, che da respiro ai nostri amici a quattro zampe e ai loro proprietari.

Un luogo nato per migliorare l’accoglienza e la fruibilità degli spazi verdi per gli animali d’affezione. Un esempio volto a favorire un corretto rapporto uomo-animale, ridurre i potenziali rischi sanitari e al contempo dare la sensazione di una cittadinanza con un elevato senso civico. La volontà di salvaguardare un’area del territorio tra i parchi e gli spazi verdi da destinare ai cani ha restituito libertà a loro e ai rispettivi “compagni di vita umani” che possono godersi almeno per qualche momento, uno spicchio di verde e di relax, ma senza quei condizionamenti (a parte quelli naturali, dettati dal buon senso, dalla civiltà e dal sereno convivere) imposti altrove.

Com’è nata questa iniziativa?

Il “Dog Island” è nato un po’ per caso. Nel 2000 proposi all’amministrazione comunale di Quartu S. E. la realizzazione di uno stabilimento balneare attrezzato per persone accompagnate da cani. Il Comune, spiazzato dall’insolita proposta ma consapevole del crescente numero dei cani nelle famiglie, mi suggerì di presentare un progetto da valutare per la Pineta del Lungomare, appena concessagli dalla Regione e che ancora non aveva specifica destinazione d’uso.
La Regione e la Capitaneria di Porto apprezzarono invece il progetto spiaggia attrezzata ovvero il “BauBeach”. Il fantastico obiettivo era quello di creare un villaggio globale per cinofili: il “Dog Island” con aree di gioco libero per i cani, area addestramento, servizio di Dog Parking, chiosco di ristoro e servizi igienici nella pineta e, sull’arenile di fronte il “BauBeach”. La prima motivazione che spinse a realizzare ciò, oltre la carenza di spazi dedicati ai cinofili, è stata la coerenza: troppi gli abbandoni e troppo il denaro pubblico investito nelle campagne di prevenzione, purtroppo, senza risultati. L’unica soluzione è sempre stata quella di facilitare gli spostamenti delle persone con cani al seguito. La seconda fortissima motivazione è stata il crearsi un lavoro da fare con passione.

A distanza di 10 anni cosa è cambiato?

Si iniziano a vedere delle importanti trasformazioni. Lo confermano le recenti iniziative del Ministero del Turismo che, con la creazione della commissione “Italian Animal Friendly”, invita tutti i Comuni con sbocco al mare, a destinare porzioni di arenile all’accesso degli animali. Invito che è stato esteso a tutte le strutture ricettive e che, vista la crescente adesione, delinea una realtà che va accolta e valorizzata.

L’attuale Sindaco di Cagliari Emilio Floris, delegato al Turismo per l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni italiani,) ha partecipato ai lavori della commissione speciale voluta dal Ministro Brambilla, e credo ne abbia recepito appieno gli intenti. Il Comune di Cagliari ha infatti deciso: ci sarà una spiaggia in cui si potranno portare i cani. Sono rimasta un po’ perplessa soprattutto per la localizzazione della spiaggia: Giorgino. Per me resta inossidabile la differenza tra una spiaggia per persone accompagnate dai cani e una spiaggia per cani. Giorgino è stata la spiaggia dei cagliaritani, ma ora è una spiaggia che attira solo qualche pescatore. Altra perplessità: la scelta di realizzare una spiaggia libera, non gestita e non attrezzata. A parer mio non siamo pronti. Non sarebbe molto diverso da ciò che accade nelle aree pubbliche per cani, che vengono sfruttate da un esiguo numero di persone. I comportamenti animali seguono schemi semplici, ma hanno regole precise che vengono ignorate o sottovalutate. Quante liti tra cani e tra proprietari, spesso anche con pesanti conseguenze! Le ritengo ottime aperture, dei segnali positivi di un cambiamento in atto. Ma vorrei ribadire che quello che deve cambiare è il singolo individuo che gestisce un animale. Continuo a sostenere che di panorama non si vive! Non si può continuare a lasciare la spiaggia del Poetto in questo stato di abbandono, e non è possibile che le lamentele di pochi possano far cessare, addirittura, attività commerciali che offrono e servizi e posti di lavoro. Il lungomare di Quartu Sant’Elena si presta benissimo per questo tipo di attività e non credo che ciò nuocerebbe ai fenicotteri più dei fuochi d’artificio di certe sagre paesane che li mettono in fuga in massa.

Possiamo pensare che la possibilità di realizzare più spazi e servizi cinofili possa essere un’ulteriore forma per incentivare il turismo sardo, per incrementare un certo tipo di turismo di settore?

Il turismo cinofilo è una fascia di mercato redditizia ed esistente da tempo. Attorno al mondo dei cani esiste un giro economico notevole. Importanti le ricadute occupazionali che vanno dai dog-sitter di quartiere agli educatori, dal Medico Veterinario specializzato ai centri fisioterapici, passando alle toelettature fino ai negozi specializzati. Tanti gli esempi nel mondo: dai tour operator che organizzano viaggi solo per le persone che si spostano con i propri animali, ai tanti alberghi che hanno creato strutture d’accoglienza, sino ai centri shiatsu destinati ai cani. L’ultimo esempio non trova la mia approvazione se non per patologie, cosi come per chi esagera nell’abbigliamento o gioielli per animali. Ma il giro d’affari è enorme.

Quali sono le difficoltà per poter realizzare al Poetto la spiaggia per i cani?

In primis l’ignoranza, del tipo: “il cane sporca“ ”il cane disturba” “il cane porta malattie”. Gli amministratori, spesso, rientrano nella fascia media di persone che non hanno fatto la scelta di condividere la loro esistenza con un cane e non comprendono appieno. Vero è che la maleducazione di alcuni ricade sui tanti proprietari di cani rispettosi ed educati. Ma come in tutti i processi educativi ci vuole sempre del tempo, come per la raccolta differenziata dei rifiuti! Altro motivo è che, purtroppo da noi, non vige il principio la spiaggia è di tutti! Il BauBeach durò 25 gloriosi giorni, poi si chiuse al 30 settembre come da ordinanza balneare. Venne realizzata nel tratto finale, non scelto ma assegnato d’ufficio, della spiaggia del Poetto di Quartu, davanti al campeggio Tamarix, i cui frequentatori erano infuriati. Non mi stancherò di dirlo ma, alla gente non va proprio giù l’idea di vedersi “portare via” un pezzo di spiaggia, figuriamo se ciò accade per i cani. Apriti cielo! Erano solo 34 metri fronte mare! Al BauBeach erano state studiate bene sia le misure igieniche sia quelle comportamentali con l’applicazione di un ferreo regolamento. L’igienizzazione quotidiana della sabbia lo rese il tratto più pulito del Poetto. A Novembre di quest’anno si esprimerà il TAR… incrociate le dita!!!

A Cagliari c’è spazio per creare una giusta accoglienza per chi viene in vacanza in Sardegna con il proprio cane?

Le potenzialità ci sarebbero tutte; ci sono diverse regioni italiane (Liguria, Emilia Romagna, Toscana) che come industrie turistiche hanno tanto da insegnare anche se non possono vantare la bellezza e l’ampiezza delle nostre coste, in cui emerge sicuramente un’apertura nei confronti di questa fascia di mercato che esiste e che è in continuo aumento. Noi, purtroppo, siamo abituati ad un unico cartello: “Io qui non posso entrare!”. Il buon senso non è una peculiarità italiana e così come per la scolarizzazione c’è voluto il suo tempo, la stesso avverrà anche per l’educazione cinofila.

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