come anime scelte, gianni verdoliva
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Racconti da toccare

Alla domanda “cosa ti è piaciuto”, risponderei “non lo so”. Ed è un bene. È come quando gli innamorati si dicono: “Ti amo ma non so perché”. Certe cose sono dettate dall’istinto, dalla chimica, da un sentimento puro che si spande come un buon profumo.

E dunque, “Come anime scelte che si ritrovano” di Gianni Verdeoliva ha generato proprio questo, lasciando una sensazione di benessere e compiutezza successiva alla lettura. Quando s’è trattato di chiudere il libro perché era finito questo sentimento è cresciuto a dismisura. Non so perché è un bel libro, significa che è ben fatto in ogni sua parte e dunque alla fine ciò che rimane è la soddisfazione di averlo letto, più che il mentalismo di dover trovare le ragioni. Queste ultime però vengono a galla dopo un po’, come una sorta di memento post-lettura, quando l’entusiasmo istintivo di averla conclusa si posa sulla memoria; è lì che si susseguono tutti i “perché”, tutte le cose godute che poco prima non si riuscivano a mettere a fuoco.

Ebbene, man mano che sono venute fuori, le ho segnate, in una sorta di meravigliosa lista che mi va di riportare così come è comparsa sulla soglia del mia memoria emotiva.

Prima di tutto lo stile: calibrato e capace di adattarsi con discrezione al passato e al presente delle ambientazioni narrate; solido eppure evanescente e sempre in grado di stupire, anche con una sola parola al punto giusto. Altra notazione, è l’abilità dell’autore a rendere i sensi: ciò che si vede, si tocca, si sente e si gusta. E allora la vediamo, Assunta, ne Il carrilon, quando “si libera i capelli e se li accarezza, sotto lo sguardo divertito della contessa, mentre il vento glieli scompiglia” e sembra che la sua chioma si possa toccare; o ancora sentiamo anche noi il “silenzio quasi surreale, persino fastidioso […] che è come una sottile pellicola sotto la quale c’è qualcosa” de La polvere magica; e gustiamo la colazione perfetta di Susy in Baci di fiori, la sua “marmellata di prugne col burro fresco e il pane di segale” e “la tazza di caffè nero bollente e la fettona di torta alle mandorle”.

Tutto questo è tangibile e arriva alla mente un attimo dopo averlo letto, come un boomerang di sensazioni a noi care perché vicine all’essenza della nostra vita. E mentre scrivo questo, che poc’anzi ho chiamato elenco, mi rendo conto che è finito qui, e anche questo è un bene; perché ho capito “cosa mi è piaciuto”, domanda iniziale a cui ho risposto “non lo so”. Perché sono racconti che portano in altri mondi, eppur vicini, racconti che si percepiscono tramite i sensi, appunto. Il mistero e la sospensione sono un accorgimento, la scelta di un filone, mentre l’essenza di questo libro è la sua toccante dimensione materica.

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