Superbowl
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Quante volte si è letto, o sentito dire espressioni luogocomuniste, ironiche, allusive, stereotipate, e di denuncia a presunte ingiustizie sportive come: “tutti gli uomini sono uguali dinnanzi alla legge, ma alcuni uomini sono più uguali di altri – oppure – la legge è uguale per tutti tranne per gli amici degli amici – e ancora – la legge è uguale per tutti, basta essere raccomandati – così come – il mondo è fatto a scale, chi è furbo prende l’ascensore – scriveva nelle sue ‘Frasi Celebri’ Marcello Marchesi (Milano, 4 aprile 1912 – Cabras,19 luglio1978) definito uno dei più curiosi intellettuali del dopoguerra: giornalista, scrittore, regista, sceneggiatore, comico, e cantautore italiano, autore di programmi televisivi e radiofonici, pubblicitario, insomma un vero talent scout.

Una qualsiasi di queste frasi, ad esempio, potrebbe essere applicata al caso sportivo dove la legge è uguale per tutti tranne che per la ‘Lega Nazionale di Football americana’.
L’ex capo dell’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), Dick Pound, ha accusato infatti la ‘National Football League Players Association’ (NFLPA) di aver usato strategie per evitare i controlli e i test antidoping sui giocatori per l’ormone della crescita umano, detto anche somatotropina (HGH, sigla nota anche come GH dal nome inglese growth hormone).

Solo dopo molti anni, il WADA, in collaborazione con il Governo degli Stati Uniti, è riuscita a far recepire dalla Lega Football americana la procedura antidoping per il test del GH, attraverso un accordo collettivo siglato e firmato nell’agosto del 2011. Dick Pound sostiene al contrario che i responsabili, e i dirigenti dello sport più amato dagli americani, sono stati lenti a recepire metodi e test estesi a qualsiasi disciplina sportiva, in particolar modo se questa viene praticata a livello professionistico.

Il portavoce della NFLPA ha replicato con un ridicolo escamotage, attraverso degli avvocati trasformatisi in dotti scienziati, che i test rivelatori di somatotropina non erano affidabili.
Dick Pound in qualità non solo di ex capo del WADA, ma di referente autorevole per il Canada del Comitato Olimpico Internazionale, ha dimostrato attraverso puntuali documentazioni che i test invece erano e sono affidabili, oltre che validati da scienziati, ricercatori e laboratori indipendenti fin dal 2004.

“Se i giocatori di football sono puliti, dovrebbero essere pronti a provarlo, e smettere di nascondersi dietro la falsa affermazione che la buona scienza è al contrario una cattiva scienza – ha sottolineato Pound – la NFL si è rifiutata di rispondere alle domande poste, sorvolando sulle proteste del Sindacato Giocatori Football arrivate da questi ultimi però solo a campionato 2011 finito.”
Lo sport, generalmente ci trasmette valori positivi, come l’ospitalità verso le altre squadre, la tolleranza, lo spirito di competizione, l’onestà. Essere puliti è fondamentale, tanto quanto essere bravi, perciò non si dovrebbe essere così inospitali verso i controlli.

“Anche se il contratto collettivo contiene l’impegno di implementare il test HGH entro l’inizio della stagione 2012, è evidente che non saremo in grado di effettuarlo a causa del continuo rifiuto del sindacato di accettare la validità dei risultati d’analisi – ha dichiarato di traverso il portavoce della National Football League, a settembre dello scorso anno, rifiutandosi però di rispondere all’Agenzia di Stampa ‘Reuters’ in occasione di una richiesta di approfondimento e di risposte più precise.

Da questo acceso, indiretto ed obliquo dibattito sembra di assistere ad un ‘bluff’, e di leggere frasi e dichiarazioni che invece appaiono essere in realtà chiacchere pelose, arroganti, ‘campate in aria’ e prive di prove scientifiche, dichiarate dai dirigenti della Lega Football, e fatte passare come normale consuetudine, come se fossero state vittime non di un torto, ma di un’autentica ingiustizia, come se gli atleti di altre discipline che si sottopongono a questi e ad altri test sono ‘più fessi’ di altri.
Due pesi e due misure? O meglio perchè non dire ‘un peso e due misure?’

E’ forse ingiusto sottoporre gli atleti di football a controlli sul GH, il cui test è applicato a tutte le discipline sportive eccetto la loro? O forse è un atteggiarsi ai ‘più furbi di tutti’ solo perchè un ricco portafoglio di sponsor suggerisce che conviene così, quindi può/deve essere lecito farla franca? E soprattutto perche? Messa così pare un concetto questo di fair play sportiva, o presunta tale, davvero ortodosso, per non dire al limite della legalità.

Si pensi al ‘Super Bowl’, la storica partita per il Football americano andata in scena a Indianapolis, domenica 5 febbraio che ha visto incollati al teleschermo quasi centosessanta milioni di spettatori, dove i New York Giants si sono imposti sui New England Patriots nella finale del campionato della National Football League – Sono un fanatico di football, nonché tifoso dei 49ers e nemico giurato dei Patriots. Stanotte ho dormito tre ore, ma ho goduto – ha affermato un lettore dopo la partita.

L’evento sportivo americano per eccellenza che diventa spazio per l’esibizione musicale della cantante Madonna, è uno spettacolo nello spettacolo anche quando sono trasmessi, negli intervalli di partita, strepitosi e controversi spot pubblicitari. Si va dagli sketch del sexy cioccolatino che ti da energia, alle cips ipnotiche oggetto di desiderio per nonni compiacenti ai capricci e alle voglie dei nipoti. Spuntano tra una pausa e l’altra cani canterini che intonano la sigla musicale di base allo spot di un’autovettura, un sensuale David Beckham in lingerie, e poi che dire del mito del cinema mondiale Clint Eastwood, protagonista dello spot pubblicitario lanciato dalla Chrysler alla fine del primo tempo, e oggetto del dibattito mediatico post partita – Omaggio a Obama? – Marchionne replica: “Incarna lo spirito dell’azienda.” Un classico.

Pensare che allo sport football, fin’ora e prima della sigla dell’accordo agostano è stata concessa la particolare esenzione ai test per il GH può apparire adesso meno incredibile, e più ragionevole oltre che avvalorare la tesi di una giustizia sportiva spesso parziale, e soggetta a strumentalizzazioni di tipo economico. Non ci si può esimere proprio dal fare confronti con altre discipline sportive, tanto aleggia nell’ambiente dello sport dei poteri forti un velo di ipocrisia.

E’ lecito pensare che se una Lega e Federazione sportiva ha un forte portafoglio di sponsor riesce anche ad evitare l’accanimento mediatico alla ricerca dello scandalo per partito preso, o di una giustizia sportiva connotata da eccessi di zelo?
Cosa pensare quando centonove giocatori di calcio in occasione del Mondiale Under 17, nei mesi di giugno e luglio furono trovati positivi al clenbuterolo e la FIFA (Fédération Internationale de Football Association) ritenne di non squalificarli? Cosa pensare quando dopo due anni il TAS assegna al campione delle corse a tappe, Alberto Contador, una squalifica di due anni e cancellazione dei risultati ottenuti dalla data in cui venne dichiarata la sua non-negatività, compreso il Tour de France del 2010 e il Giro d’Italia del 2011?

“Due pesi e due misure. La credibilità dello sport è ancor più minata. Il ciclismo e la WADA mettono invece alla gogna il numero 1 del pedale per la presenza nei prelievi dello 0,0000000000005 grammi di clenbuterol, che Contador sostiene di aver assunto mangiando una bistecca – afferma Angelo Zomegnan, a notizia fresca appena giunta, nell’articolo ‘Contador e la storia infinita del doping’ sulla Gazzetta dello Sport – Sì: ci sono 12 zeri prima del 5. Stiamo parlando di una parte così infinitesimale che è stata scoperta soltanto perché il liquido è stato ingrandito 400 volte – sottolinea – L’impressione, comunque, è che la storia non sia finita. Così come quella di Lance Armstrong, che da venerdì è entrato nel Nirvana della teorica non perseguibilità. Scriviamo “teorica” perché nelle Procure della Repubblica italiana, nelle stanze dei tribunali svizzeri e nei nuclei investigativi dell’Esercito soffiano venti gelidi e giudizi sinistri sui rapporti tra certi corridori e certi preparatori, mediati da certi procuratori. Ci auguriamo di sbagliarci…”

Contador si vede pregiudicato così anche la partecipazione alle Olimpiadi di Londra. Degli eccesi di zelo controversi del CIO e della WADA ne è piena la storia dello sport dei poteri forti supportati da collusioni politico-finanziare. Le ipotesi di conflitti di interessi nascono dal modo stesso in cui è strutturata la WADA. La fondazione WADA infatti presuppone una partecipazione mista pubblico-privata,creata per volontà del Comitato olimpico internazionale (CIO) e che sia pure abbia ad ora una sede amministrativa canadese, continua ad essere giuridicamente una fondazione di diritto privato regolata dal diritto civile svizzero. E’ impresa ardua rispondere alle domande, se non con altre domande, lì dove si ha a disposizione solo informazioni parziali che ci vengono da questi ‘pulpiti autorevoli’ e sempre in netto ritardo, sempre a strategie già approntate con dietrologia e che impediscono di approntare e tracciare una qualsiasi linea di indagine.
Basti pensare al senso di stupore provato dagli investigatori dell’FBI e FDA quando hanno appreso che una parte delle indagini su Armstrong sono state archiviate, e non è che la FDA eccella in trasparenza più della WADA specie sul versante produttivo-farmacologico. Una giustizia sportiva ad orologeria?

fonte dichiarazioni Pound-Lega Football americana

Fonti per video citati nell’articolo:
1) http://www.youtube.com/watch?v=raidy0ATd3A&feature=related
2) http://www.youtube.com/watch?v=o2vCvLcTX8U&feature=related
3) http://www.youtube.com/watch?v=H28kJUs_H2I&feature=related
4) http://www.youtube.com/watch?v=mx5hWdo01l4&feature=related
5) http://www.youtube.com/watch?v=gNjbCIVEf3Y&feature=related (video della polemica politica Obama-Marchionne)

Link articolo Angelo Zomegnan

Link articolo della Stampa.it su polemica video spot

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