Asinara, foto di Sabina Murru
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Il Blu
Il denominatore unico dell’Isola dell’Asinara è il Blu.

Tutte le tonalità del blu come quelle che compongono il colore dell’acqua che circonda l’isola, l’acqua che lambisce le innumerevoli cale e strapiombi che fanno da contorno a questo pezzo di meravigliosa terra sulla punta della Sardegna.
Ancora Blu sono le porte, le sbarre dei carceri dell’Asinara, un blu talmente intenso talmente saturo che alla fine ti spacca lo stomaco in due e ti diventa “quasi” antipatico.
L’Asinara è un posto bellissimo, è un’isola nell’Isola, una contraddizione totale, un miscuglio di epoche, genti, natura, rocce e animali.
Arrivi, ormeggi la barca alla prima boa che trovi libera, oppure arrivi in porto, previa telefonata, e ormeggi di fronte a Cala Reale.

La prima cosa che noti è sempre lui: il colore blu dell’acqua, trasparente, limpido, con pesci di ogni tipo che passeggiano sotto i tuoi piedi, nessuna paura li anima, sanno che lì nessuno può toccarli per fargli del male, sembra proprio che ne siano consapevoli e sfrontati ti si presentano davanti agli occhi come a dimostrare la loro immensa bellezza.
Poi l’aria serena, quasi ferma, immobile come quella di un film di altri tempi, viene aperta in due da un suono che ha del disperato ma disperato non è, sono i ragli degli asinelli bianchi, simbolo dell’Asinara. Faccio pochi passi e due asinelli mi si stagliano davanti, brucano l’erba sotto le carezze di una piccola bimba.

Sono bianchi.
Sono albini, tutti bianchi con le ciglia bianchissime e gli occhi azzurri, rincorrono l’ombra, a loro il sole da fastidio. Tranquillamente fra gli umani come se gli umani non fossero pericolosi.
QUI gli umani non sono un pericolo.
C’è tanto in questo posto, c’è il mare che è fantastico un vero e proprio paradiso d’acqua e poi c’è la terra.

Terra a volte dura, arida e calda, Terra Sarda.
Ci sono una varietà di piante che quasi mi gira la testa, una moltitudine di specie che convivono serenamente. Poi ci sono le vecchie case diroccate, i vecchi alloggi rimasti così, al sole e alle intemperie del tempo, al lento inarrestabile logorio del tempo.
Mura fatiscenti, stabili inagibili e impraticabili severamente chiusi all’occhio di chi vorrebbe visitarli. Poi c’è l’altra parte, quella ristrutturata, il ristorante, il bar, i bagni e il centro informazioni, e un paio di musei. Tutto molto bello, tutto molto lento, come se qui il tempo si fermasse, come se qui il tempo si fosse fermato.
Pulmini e trenini vanno in giro per l’isola, insieme a biciclette, macchinette elettriche e ai fuoristrada delle escursioni. Qui non si può scendere col proprio mezzo, non si può campeggiare e non ci sono alberghi che vi possono ospitare, si arriva con i barconi con il traghetto e con le barche private, si paga l’ormeggio e l’unico posto dove puoi dormire se non sei arrivato con la tua barca è un ostello, spartana ma accogliente struttura, ma prima devi telefonare per prenotare perché i posti non sono moltissimi.

E’ un’isola che ha bisogno di tempo per essere visitata, tempo per arrivare nei luoghi.
A volte il desiderio di spostarsi si scontra con pulmini che non passano e poche corse verso i posti che si vuole visitare, meglio evitare periodi come l’estate, dove l’Isola si anima di turisti che “probabilmente” sono lì solo per il mare.
Ogni tanto spunta un chiosco, si passeggia e gli asini arrivano da tutte le parti, insieme all’albino c’è anche l’asinello sardo, quello grigio con la riga nera sulla groppa, ti guarda anche lui con gli occhioni grandi e scuri e poi continua tranquillo per la sua strada.
Sarà che il mare lo conosco, sarà che sono sarda e sono abituata al mare bello, sarà che ci sono troppi turisti, qui anche 50 persone fanno la differenza, ma ciò che più mi ha colpito sono le strutture, gli antichi borghi, i carceri.
Si il carcere di cala d’olivo e quello di Fornelli e poi il bunker di Riina…chiuso.
Hanno tutti lo stesso denominatore: Il Blu, tutte le porte sono blu, i cancelli , le sbarre tutto è blu!
Un paradiso con all’interno un inferno.
Faccio un giro nel carcere più vecchio, tutto bianco latte e blu, sembra quasi uno spazio da film western.

Uscendo c’è il bunker di Riina, chiuso a chiave, il cancello è semi-aperto c’è una catena che lo tiene, infilo la reflex dentro e scatto qualche foto, anche qui le porte sono blu.
Dopo un paio di bellissime albe, e di itinerari naturalistici per l’isola, si va a Fornelli a visitare il carcere di massima sicurezza. Tutto Blu…tutto dannatamente Blu. Qui il cielo è veramente a scacchi, qui le sbarre sono sbarre e il cazzotto arriva allo stomaco netto, quasi mi perdo fra i vari corridoi, bianchi e blu, le celle per i meno cattivi e per i più cattivi, i passaggi, la zona d’aria a scacchi, le torrette di controllo, i bunker, le celle d’isolamento, tutto è dannatamente orribile e sento talmente forte il cazzotto allo stomaco che cerco l’uscita ma non la trovo. Come non impazzire qui dentro? Poi arriva la gentilissima guida che mi accompagna e mi sento più sicura. Lo so qui c’erano solo persone che si meritavano di starci, ma non posso impedirmi di non provare un minimo di pena.

Chiacchierando con la guida il mio stomaco si rilassa, comincio a scattare, ogni foto è una fucilata, ogni dettaglio è un coltello che si infila nella carne dei più sensibili.
L’Asinara è soprattutto questo, un posto dove la memoria fa da monito, un posto che non va intaccato, ma tutelato nel migliore dei modi. Un posto dove non ci sono cestini, perché gli asini frugano tutto, ma nessuno te lo dice, un posto che andrebbe spiegato a chi ci arriva appena mette piede sull’isola, perché la maggior parte non sanno e sarebbe meglio se tutti fossero informati su quello che si può e non si può fare in questo pezzo di paradiso d’acqua e di terra.
Grazie Asinara, grazie a tutte le persone gentili che mi hanno dato informazioni, e anche a quelle che non me ne hanno dato, attardandomi nei luoghi ho avuto l’opportunità di vedere e fotografare situazioni che altresì non avrei incontrato, non dimenticherò mai questa prima mia visita…adesso attendo l’inverno per tornare e conoscerti meglio.

Per vedere i suoi lavori http://sabinamurru.weebly.com/

Asinara foto di Sabina Murru 1
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