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L’estensione degli ettari vitati di proprietà dell’Azienda Agricola Bellaria e la loro diversificata ubicazione nel territorio avellinese è una dimostrazione di quanto le cantine della famiglia Maffei, con sede a Montefalcione, abbiano a cuore i concetti di zonazione e di vocazionalità del terreno a seconda dei vitigni di riferimento.

Sospesi nella storica area irpina a confine col beneventano ad un’altitudine media di 430 metri sul livello del mare, le uve Falanghina provengono dal comune di Roccabascerana, proprio il paese di origine dei Maffei.

Denominata nel Medioevo dapprima Quascierana ed in seguito Rocca de Guasserana, Roccabascerana deve l’etimologia del suo nome al termine germanico gwass, ossia vassallo; l’antico borgo appartenne, durante la denominazione sveva, al normanno Giovanni Moscabruno, capitano di re Manfredi e, con l’avvento di Carlo I d’Angiò, dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento e di Corradino a Tagliacozzo, venne concessa al soldato francese Ruggiero di Burson nel 1262  e nel 1271 a suo figlio Riccardo di Burson. Fu durante il regno della regina Giovanna che il feudo passò in mano ai Della Marra, a quali fu tolta dal re Ferrante I d’Aragona a seguito della ribellione di Antonio della Marra nel 1464. Nel 1467 Roccabascerana passò al casato degli Sperone, quindi ai Dentice nel 1482 e successivamente ai Brancaccio nel 1484. Nel 1486 la città venne affidata alla famiglia Spinelli che ne resse le sorti sino al 1560, anno in cui passò ai D’Aquino. Nel 1669 il feudo entrò in possesso ai Capecelatro che nel 1712 lo vendettero ai Della Leonessa, principi di Sepino e Duchi di S. Martino, che ne furono i padroni sino alla fine della feudalità nel 1806.

È precisamente nella frazione Tuoro che la Falanghina viene allevata a spalliera e guyot, affondando le sue radici in suoli ricchi d’argilla marnosa, sabbie e conglomerati tipici del complesso geologico denominato formazione di Altavilla; le uve vengono vendemmiate manualmente verso la metà di ottobre e, dopo la diraspatura, con una spedita macerazione pellicolare che non supera le 12 ore, subiscono una pressatura soffice con decantazione per gravità ed inoculo dei lieviti indigeni. Fermentazione a temperatura controllata, batonnage ed affinamento in solo acciaio per 2 mesi e successivo imbottigliamento.

Tra i vari riconoscimenti di prestigio ottenuti nel tempo è doveroso ricordare la medaglia d’oro al Japan Women’s Wine Awards del 2019 con l’assegnazione di ben 92 punti.

La Falanghina Doc Irpinia 2017 sfoggia un bel colore giallo paglierino e ruota al calice lasciando tracce di una densità aderente alla sua tipologia; dopo una lieve nota floreale di sambuco ed il profumo fresco del grappolo d’uva, arriva subito l’erbaceo della ginestra che lascia spazio a sensazioni fruttate più intense di mela verde di montagna e di frutta tropicale come la guayaba con un finale minerale; in bocca il sorso naviga bilanciato tra morbidezza e freschezza, sorso che conduce piacevoli reminiscenze del fruttato precedentemente avvertito assieme al melone bianco per un finale sapido e lievemente ammandorlato. Di facile beva e genuina semplicità si abbina perfettamente alla spuma di baccalà allo zafferano con granella di mandorla per la sua inaspettata persistenza.

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