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Lasciamo Tafraoute con un sacchetto di frutta fresca e partiamo verso il Nord. Prendiamo appositamente strade provinciali per raggiungere località interessanti come Taroudant, ma il nostro obiettivo è Marrakech.

Attraversiamo un passo di montagna abbastanza impegnativo dell’Alto Atlante, nei pressi del Parc National de Toubkal e dopo 390 Km circa  arriviamo.

Marrakech è un altro lato della medaglia, la Djema el Fna nella città vecchia è patrimonio orale UNESCO, un’esplosione dei 5 sensi, qualcosa da vedere e ascoltare una volta nella vita, dove sensualità, profanità, musica e sacralità esplodono insieme ai fumi delle carni grigliate.

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Le attrazioni turistiche sono innumerevoli, come la Medersa, o Madrasa di Ben Youssef, la scuola coranica più grande del Marocco edificata nel XVI secolo.

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Mentre la parte nuova è una raccolta di negozi europei e stili di vita che si specchiano nelle gelaterie alla moda.
Alcuni locali vendono alcool, come una sosta nel tempo del maghreb.

Ma il lato più interessante sono gli emigrati di seconda generazione che tornano per le vacanze e si impadroniscono della città con il fascino dello straniero e del denaro.
Siamo nella terrazza di un ristorante discreto in pieno centro storico e abbiamo davanti un tajine classico con prugne e albicocche.
Ci siamo solo noi e qualche tavolo più avanti 2 giovani ragazzi che parlano a voce alta.
Un momento di smarrimento.
Sento parole in italiano, alla rinfusa, non è possibile penso, hanno appena ordinato la cena in arabo, con aspirate impeccabili che non lasciano scampo ad equivoci.
Poi l’illuminazione: pronunciano il nome di dio invano, diverse volte in una sola frase, con perfetto accento veneto.

Poco dopo siamo seduti al loro tavolo e ci raccontano che sono Marocchini cresciuti in Italia, di fede islamica e blasfemi per punteggiatura, alla maniera del triveneto.
Lavorano a Verona e sono intenzionati ad investire a Marrakech, un business di granite italiane da vendere nei baracchini: “siamo l’unico paese dell’area che non è passato per la primavera araba, vorrà pur dire qualcosa. Qui si sta bene ed è il momento giusto”.

Sussurrano qualcosa all’orecchio del cameriere, allungano una manciata di banconote con un braccio distratto e subito dopo si materializzano davanti al nostro tavolo 3 suonatori berberi e una danzatrice del ventre, accompagnati dal dessert, (omaggio della casa). Poi ci fanno scoprire la movida a modo loro. E qui, cala la censura.

Marrakech è una scossa elettrica, con questo spirito risaliamo l’alto Atlante con una nuova destinazione: les fabuleuses Gorges du Todrha.

Percorriamo la N9, attraversiamo il passo di Tizi n’Tichka a 2 260 m s.l.m. e nei pressi di Aït Ben Haddou, vediamo un ragazzo che fa autostop. Siamo in 2, non sappiamo cosa fare, poi ripensando alla mia adolescenza randagia ci fermiamo senza ulteriori indugi e lo facciamo salire.
Oumar ci racconta che la macchina presso cui viaggiava aveva avuto un problema e i passeggeri si erano divisi per comodità.
Le storie maghrebine al pari di quelle del Sahel, hanno sempre dei tratti leggendari, c’è un tot. di verità ma non si sa con quali dosaggi.

Lo accompagniamo a casa e lui ci invita caldamente ad entrare per un momento di convivialità con la famiglia, naturalmente accettiamo.
Siamo a Ouarzazate, cittadina costruita dai Francesi negli anni venti a scopo militare ed amministrativo che oggi ospiti diversi studi cinematografici, tra cui gli Atlas Corporation Studios sede delle riprese di ottime pellicole, tra cui “Il te nel deserto”.
A casa sono tutti maschi, c’è anche uno zio, personaggio simpatico che lavora spesso come comparsa in produzioni cinematografiche, anche italiane, uno di quelli che parlano 6 lingue.
Siamo in soggiorno e prendiamo un tè alla menta. Poco dopo lo zio ci chiede di seguirlo nel seminterrato, vuole mostrarci un’altra parte della casa.
Scendiamo.
Si apre la porta e compare davanti a noi un negozio enorme di prodotti e artigianato tipico del Sud.
L’altro business di famiglia.
E lo zio, da grande mercante, inizia a proporci acquisti di vario tipo.
Il mio compagno di viaggio salva la partita con l’acquisto di un coltello touareg.
Salutiamo la famiglia e ripartiamo.

Percorriamo la N10, abbiamo da fare ancora 190 Km e presto sarà buio.
Non abbiamo prenotato da dormire e abbiamo un po’ di fretta.
Siamo nel cuore dell’Alto Atlante, ma oramai il panorama è perso into the darkness.
Superato Tinghir prendiamo la R703, una strada provinciale tutta curve tutta nausea, non è il momento ideale per esplorare ma cerchiamo una accommodation per la notte.
Ad un certo punto scatta il nervosismo da viaggio, siamo in mezzo alle montagne, fuori non si vede nulla, è tardi, non abbiamo da mangiare, non si capisce dove ci si possa fermare, e cammina cammina arriviamo in paradiso.

L’equilibrio cosmico ha voluto che per la notte ci imbattessimo nel Auberge le Festival, un eco hotel interamente in pietra locale, con orto annesso, pannelli solari e 5 stanze ricavate nella roccia, immerso nelle Gorges du Todrha.
Non ci sono parole.
I referenti sono due ragazzi giovani con cui facciamo amicizia, ci mostrano la nostra grotta e ci assicurano un pasto caldo a base di verdure coltivate da loro prima di dormire.
L’indomani ci svegliamo qui.

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Andiamo a fare un giro e scoprire il territorio.

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Conosciamo un simpatica coppia di ragazzi olandesi e andiamo a scalare con loro.

Les Gorges du Todrha sono una tappa obbligata per gli amanti delle vie lunghe, ma ci sono anche alcune falesie ideali per fare free climbing.

Io non sono esattamente un asso eppure sto scalando su un 5c da seconda, per i non addetti ai lavori significa che sto facendo una via facilissima senza correre alcun rischio.

Ad un certo punto dell’avventura guardo giù e vedo un gruppetto di fans che mi incitano, è un famiglia marocchina composta da papa, mamma e 4 ragazzi di cui i primi 2 adolescenti.
Hanno parcheggiato la macchina apposta per guardarmi.

Scendo tra gli allori e la ragazza più grande mi supplica di farla provare, accetto subito e il mio compagna di viaggio la tiene con la corda.

Nel giro di 5 minuti si crea un clima da stadio, i genitori la incitano in francese e arabo, dandole consigli tecnici su dove mettere piedi e mani, io stessa urlo diverse volte per darle le giuste dritte.

Dopo 3 metri Fatima si arrende e scende.

Tocca al secondogenito, chiede anche lui di poter salire, il mio compagno gli consegna scarpette e imbraco, lo mette insicurezza e inizia la scalata.

Stessa solfa. Il padre questa volta è mosso nell’orgoglio, non è possibile che suo figlio maggiore possa fallire. Lo incita come un preparatore atletico, ma anche lui a 4 metri dal suolo, con gamba tremolante è costretto a scendere.

Il padre prova a millantare una sua probabile riuscita ma tergiversiamo un po’. Per loro, famiglia di Casablanca in vacanza nell’Alto Atlas, siamo stati l’attrazione esotica della giornata.

Il tutto si conclude con una bella foto e grosse strette di mano.

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TO BE CONTINUED.

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2 thoughts on “Destinazione Marocco #3 Stories of people

  1. L’avventura con l’autostoppista di Ouarzazate è capitata anche a noi, con una piccola variante: la persona che ci ha chiesto aiuto aveva l’auto in panne (così diceva), parcheggiata lungo il ciglio della strada con il cofano alzato. Quando ci siamo fermati ci ha detto che l’auto era guasta e ci ha chiesto un passaggio fino alla città. Arrivati a casa sua ci ha offerto un tè, poi ha mostrato anche noi il suo grande magazzino pieno di tappeti, oggetti di artigianato, ecc.
    A questo punto ovviamente abbiamo sospettato che la sua precedente richiesta di aiuto fosse solo una sceneggiata. Comunque, vista la sua gentilezza e cordialità (parlava perfettamente l’italiano e conosceva molto bene il nostro paese), ci siamo fatti mostrare la sua mercanzia e alla fine abbiamo acquistato un bel tappeto.
    Quel mercante di cui non ricordo il nome si offerto poi di farci da guida per visitare il giorno successivo l’oasi di Fint, a una ventina di chilometri dalla città. Abbiamo accettato la sua proposta e ne è valsa la pena: l’oasi è davvera molto suggestiva e pittoresca.

    https://ssl.panoramio.com/photo/101067906

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