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Cristiano De Andrè trasferisce il Teatro Massimo in Via dell’amore vicendevole. Il pubblico segue e si sente a casa.

Cagliari, 17 ottobre 2014, al Teatro Massimo, Cristiano De Andrè ha aperto la stagione autunnale dei “Grandi Eventi di Sardegna Concerti”.
Si è liberato ieri, il calore del pubblico cagliaritano per Cristiano De Andrè atteso, con la tappa del tour Via dell’amore vicendevole, dalla passata estate dopo il diniego del Comune di Cagliari all’uso del Parco della musica e il rifiuto di Sardegna Concerti di ripiegare sull’Arena Sant’Elia.

In due ore intense, fitte di musica ed emozioni, De Andrè, accompagnato da una band di tre ottimi musicisti, ha riproposto un repertorio composto da brani dall’album Come in cielo così in guerra, alcuni dei suoi maggiori successi come Nel bene e nel male (il brano di apertura), Dietro la porta, Cose che dimentico, Lady Barcollando. Parte dello spettacolo, anche alcuni brani del padre Fabrizio, negli arrangiamenti del fortunato tour “De Andrè canta De Andrè”. Come è ben noto Cristiano De Andrè è anche e soprattutto un valido polistrumentista, e ne ha dato prova destreggiandosi tra chitarra, violino e pianoforte, con il quale si è accompagnato in una versione di Verranno a chiederti del nostro amore, che ha tenuto con il fiato sospeso la gremita platea. Particolarmente efficace la versione blues­rock di Quello che non ho.

Si è trattato di accedere a sentimenti di poeti, a vicende personali, familiari e comunitarie, ricordi, dialoghi, linguaggi, paure, coraggio. Se ne è fatto tante di domande Cristiano De Andrè, e si muove da esperto tra le nostre, le anticipa e risponde con una presentazione sincera del tour, “abbiamo voluto portare in giro emozioni”. E ci porta le emozioni del legame con la Sardegna – “la mia seconda casa” – che accoglie sul palco con Elena Ledda; la contestazione per un’amministrazione folle del territorio genovese – “tra pochi giorni sarò a manifestare con gli angeli del fango, spero saremo in tanti, ma ci vado anche da solo”; del successo personale nel riuscire ad arrivare oltre alla seconda strofa delle canzoni del padre; del successo di artista che mette un vestito nuovo alle poesie e all’anima del padre, riuscendo a farle arrivare ai giovani di 15-16 anni (alcuni di loro con noi, in galleria). Quella del padre, diceva lui, e intanto ci faceva arrivare anima e poesie di un’interazione, come quando ci ha fatto entrare in casa alle 5 della mattina, nel 1972, per osservare suo padre che sveglia sua madre per farle ascoltare il suo nuovo pezzo.

In platea le emozioni hanno portato il pubblico a fare comunità, tutti si uniscono in un unico battere di mani. Il teatro consente al pubblico di alzarsi e raggiungerlo verso il palco mentre l’ultimo bis, la quasi dissacrante riproposizione in veste punk de Il pescatore, ci fa entrare in una casa dove un giovane di 15-16 anni ha mandato affanculo i suoi genitori alzando a manetta i Clash.

Marta e Giacomo Deiana

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