Comunicare attraverso le icone (fig. 1), immagini grafiche di grande semplicità ed immediatezza che, anche senza l’aggiunta di parole, trasmettono un’idea o un’emozione, è sempre più comune
Autore: Adriana De Angelis
In una recente intervista, lo storico dell’arte Philippe Daverio ha indicato nella città moderna il luogo ideale dove giornalmente si crea il futuro.
In questi giorni in cui, a livello mondiale, ci troviamo a fronteggiare difficoltà sempre maggiori che ci portano ad interrogarci sulla realtà che ci circonda,
“La mer/Qu’on voit danser le long des golfes clairs/A des reflets d’argent/La mer/Des reflets changeants/Sous la pluie…” (“Il mare/Che vediamo danzare lungo i golfi luminosi/Ha dei riflessi d’argento/Il mare/(ha dei)Riflessi che cambiano/Sotto la pioggia…”): così cantava Charles Trenet in una celebre canzone degli anni ’40 da lui composta mentre, in treno, percorreva la costa del Mediterraneo. E sempre al mare un altro francese, Claude Debussy, aveva dedicato, a ‘900 appena iniziato, una delle sue composizioni più famose, La mer appunto, definita dai critici “il miglior poema sinfonico mai scritto da un francese”. Si era nel 1905, e mentre a Parigi…
Nel 1925, il pittore tedesco Max Hermann Pechstein così scriveva mentre soggiornava a Positano:
“Ubi tu Gaius, ego Gaia”: questa era la formula matrimoniale romana la cui traduzione suona: “Ovunque sarai tu, Gaio, lì sarò io, Gaia”
Si deve all’andaluso Pablo Picasso, erede delle idee perseguite in arte da Cézanne e indubbio artista dal forte sentire mediterraneo,
Napoli vista dalla spianata della Certosa di San Martino