Xylella fastidiosa progetto ponte, Donato Brescia
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Il “buon porto” di Ajaccio (Corsica) diventa centro del dibattito su Xylella. Ricercatori di spessore scientifico internazionale sono riuniti per discutere sugli ultimi sviluppi ottenuti dal Programma di ricerca comunitario “Horizon2020”, nell’ambito di un progetto più vasto finanziato con sette milioni di euro, che ha coinvolto centoventi ricercatori appartenenti a venticinque organizzazioni di dieci paesi europei e tre non Ue, impegnati per quattro anni su più fronti di ricerca.

Più nel dettaglio, lunedì 28, si è riunito il meeting di apertura dedicato al solo progetto PonTE che ha coinvolto aree tematiche riguardanti Xylella e due altri parassiti dal grande impatto sull’agricoltura e la biodiversità del continente. A seguire, la 2° Conferenza organizzata dalla Efsa nella due giorni del 29 e 30 ottobre, che ha coinvolto ricercatori di entrambi i progetti europei (PonTE e XF-ACTORS), entrambi finanziati nell’ambito del programma H2020. PonTE termina quest’anno, mentre XF-ACTORS il prossimo.

Illustrazione 1: Cartografia Corsica Sud, Google, 2019

The conference is organised jointly by EFSA; the French National Institute for Agricultural Research (INRA); the French Agency for Food, Environmental and Occupational Health and Safety (ANSES); the Office de l’Environnement de la Corse (OEC) through its department the Conservatoire Botanique National de Corse; the EU-funded projects POnTEXF-ACTORSCURE-XF and EuroXanth; and the Euphresco network for phytosanitary research coordination and funding.

Di altissimo profilo scientifico è stato il parterre che ha aperto i lavori della seconda conferenza sulla Xylella fastidiosa sp. Dedicata al solo progetto PonTE, organizzata dall”Agenzia europea per la sicurezza alimentare’ (Efsa), dall’istituto di ricerca Francese INRA, dall’agenzia francese ANSES, da vari progetti europei e istituti regionali. Diverse le presentazioni di scienziati che operano al servizio del territorio pugliese nel campo della biosicurezza, della ricerca epidemiologica e delle applicazioni tecnologiche in campo molecolare e ingegneristico per il contrasto e il controllo della batteriosi. Donato Boscia del Cnr, Istituto per la protezione sostenibile delle piante, ha fatto il punto sullo stato dell’arte ed illustrato con chiarezza di dettagli le principali sfide del progetto “PonTE H2020”. Un lavoro pubblicato con la collega d’istituto, Maria Saponari, e presentato nell’ambito della riunione annuale congiunta dei progetti Ue riguardanti gli “Organismi nocivi che minacciano l’Europa” (PonTE H2020) e Xylella fastidiosa (XF-ACTORSXylella Fastidiosa Active Containment Through a multidisciplinary-Oriented Research Strategy) orientata al suo contenimento attraverso una strategia di ricerca multidisciplinare. E’ un progetto durato quattro anni, ha spiegato Boscia nel corso della prima sessione di apertura dei lavori, avviato a novembre 2015 e destinato allo studio di parassiti emergenti che minacciano l’agricoltura e la silvicoltura dell’UE, al fine di sviluppare conoscenze e strumenti per ridurre al minimo il loro impatto e il rischio di introduzione in aree cosiddette “indenni” (assenza dei parassiti alieni). I batteri Xylella fastidiosa e Candidatus Liberibacter solanacearum e gli insetti vettori che li trasmettono a precise piante ospiti, nonché i funghi fitopatogeni che causano gravi malattie alle foreste (Phytopthora spp. e Hymenoscyphus spp.), sono stati studiati da un team multidisciplinare in rappresentanza di più di venti partner.

Illustrazione 2: Donato Boscia, Cnr IPSP

La parte più rilevante del lavoro è stata dedicata allo studio degli aspetti biologici, genetici ed epidemiologici del batterio killer (Xf sp.) che si è diffuso in buona parte della Puglia attraverso un ceppo particolarmente virulento (Xf. subspecie pauca ceppo ST53).

Le specie invasive che danneggiano i vegetali, dalla Xylella al coleottero asiatico, sono in grado di causare danni per centinaia di miliardi di euro, minacciando l’economia e la biodiversità in Europa.

E’ quanto è emerso dai documenti messi a punto dal “Centro comune di ricerca” (Ccr) della Commissione europea e dall’Efsa sulla lista degli organismi nocivi prioritari che, da dicembre, diventeranno sorvegliati speciali per le autorità dei Paesi membri Ue. Tra questi, il batterio killer degli ulivi, che minaccia tutta l’area del Mediterraneo e può causare danni da oltre 6 miliardi, e molte specie forestali (patogeni e fitofagi) in grado di provocare oltre 60 miliardi di euro di danni se arrivassero in alcune aree europee, in particolare del centro e Nord Europa.

Grazie ad approcci di ricerca innovativi, gli scienziati hanno migliorato in modo significativo gli attuali metodi di sorveglianza e prevenzione delle malattie. L’acquisizione di nuove conoscenze sui meccanismi di resistenza in particolari cultivar di olivi hanno aperto nuove opportunità per l’attuazione di futuri programmi di ricerca applicati a strategie di controllo sostenibili. Diverse prove scientifiche, rende noto Donato Boscia a conclusione della relazione, sono state utilizzate per supportare e aggiornare la valutazione del rischio fitosanitario e per attuare le misure legislative applicate a livello nazionale e dell’UE.

Tuttavia, come ricordato in un servizio curato da mediterraneaonline.eu1 che ha riguardato la scienza applicata alla sicurezza alimentare, la comunità scientifica nazionale ed internazionale converge sull’ultima valutazione dei rischi realizzata dall’Efsa riguardante l’assenza di una cura in grado di eliminare questa batteriosi, con evidenti ricadute economiche ed occupazionali. Il progetto XF-ACTORS comunque procede a passi da gigante sul fronte della prevenzione, della diagnosi precoce e del controllo della malattia, allo scopo di contenere i danni economici e salvare posti di lavoro. «Attualmente non esiste un trattamento efficace per curare le piante infette o affette da Xylella, quindi grandi sforzi vengono rivolti in misure di prevenzione e controllo di nuovi focolai», aveva ricordato la coordinatrice del progetto Maria Saponari (Cnr).

Illustrazione 3: Maria Saponari, Cnr IPSP

«Questo», si legge in particolare nella dichiarazione pubblicata nel documento dal titolo “Race to save EU’s crops and landscape from lethal bacteria”, «include la rimozione della fonte di infezione e il controllo degli insetti vettore che sono i principali responsabili della diffusione del batterio da pianta a pianta». Alla ricerca genomica, inoltre, sono state affiancate applicazioni di strategie innovative e sostenibili per controllare e ridurre la diffusione degli insetti vettore. In parallelo, proseguono una serie di studi per comprendere meglio il ciclo di vita e il comportamento alimentare di questi insetti, al fine di gestire, controllare e fermare la crescita della popolazione attraversi approcci integrati. Nuove tecniche di telerilevamento, intanto, si aggiungono tra gli strumenti utili dei ricercatori per identificare alberi infetti da Xylella prima che i sintomi diventino visibili ad occhio nudo (Pieter Beck, “Centro comune di ricerca” (Ccr) della Commissione europea, su “Monitoraggio dell’impatto di Xylella sui oliveti pugliesi” da analisi dei dati satellitari di Sentinel-2 e fotografie aeree). In questo modo, il progetto potrebbe essere in grado di contribuire all’ottimizzazione e all’armonizzazione della diagnostica in campo e in laboratorio. I risultati del lavoro, infine, potrebbero contribuire all’aggiornamento delle normative comunitarie in materia di valutazione dei rischi e all’elaborazione di linee guida sulla gestione e il monitoraggio della fitopatia.

E’ il monitoraggio e lo studio sulla sua efficacia d’applicazione, il tema conclusivo affrontato nella prima sessione della Conferenza attraverso la presentazione dei risultati pubblicati da Enrico Bucci, ricercatore della Sbarro (Health Research Organization – SHRO) e docente dell’Università statunitense Temple University (“La diffusione di Xylella fastidiosa subsp. pauca tra gli oliveti dell’Italia meridionale (Puglia)”, Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali, Agosto 2019). Nel 2013, ha ricordato Bucci, un focolaio di Xylella fastidiosa è stato identificato per la prima volta in Europa, nell’estremo sud dell’Italia (Puglia, territorio salentino). Il programma di monitoraggio pugliese dell’epidemia, sottolinea l’analista e professore associato in Biologia dei sistemi complessi e analisi di dati biometrici, ha accumulato dati su diverse centinaia di migliaia di campioni sottoposti a screening di laboratorio per la presenza del batterio, unitamente a informazioni georeferenziate sul campione. A partire da questi dati, ha spiegato Bucci, è possibile dimostrare che la Xylella fastidiosa si diffonde formando nuovi gruppi strettamente raggruppati di piante infette (hotspot epidemici), con il 98% degli alberi infetti separati da meno di cento metri da un altro albero infetto.

Illustrazione 4: Enrico Bucci, SHRO – Temple University (USA)

Per lo scienziato, dunque, più di tre quarti degli hotspot epidemici appena rilevati sono più lontani di 1 km da qualsiasi pianta infetta precedentemente nota. Così, alla luce di questa constatazione, la diffusione a lungo raggio del batterio è sottovalutata o l’attuale strategia di monitoraggio deve essere messa in discussione. In entrambi i casi, conclude Bucci, si può prevedere che, in base all’attuale protocollo di monitoraggio, l’epidemia annuale che si diffonde tra 1 e 15 km dagli ulivi attualmente classificati come infetti sarà più comune di quanto si pensasse in precedenza.

Risorse bibliografiche e ipertestuali

1 – Dal cibo in prosa, alla scienza per il cibo e la sopravvivenza: https://www.mediterraneaonline.eu/dal-cibo-in-prosa-alla-scienza-per-il-cibo-e-la-sopravvivenza

*Aggiornamento ANSA, AJACCIO 29 ottobre 201918.11: http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2019/10/29/la-xylella-pugliese-non-attacca-la-vite-libere-26-varieta_38499cf7-8b96-49c0-ad13-df82b5ebbe67.html?fbclid=IwAR0Fr_jp2jwD-PQsM8MrzzSnpM3foY9BXpOC40liab_jl7Z6sn3ledHJzmk

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