di Gianmarco Murru
Agordo è una cittadina in provincia di Belluno, famosa per avere visto i natali della celebre azienda Luxottica. Una comunità unita ed ospitale, e tale si è dimostrata in questa occasione. Un devastante incendio, domenica 23 agosto, ha completamente distrutto la mansarda della famiglia di Serena Lindiri e Francesco Schena in uno stabile al centro del paese.
Il pomeriggio di domenica 23 agosto la famiglia stava dormendo, i due cani di casa hanno abbaiato non appena hanno fiutato il pericolo, permettendo a tutti di mettersi in salvo. In casa, in quel momento, c’erano Serena, Francesco e due delle loro figlie. A dare l’allarme sono stati proprio Yoda e Jerry: una delle ragazze, una volta svegliata dai cani, si è accorta che sul terrazzo erano già alte le fiamme e che il fuoco si stava propagando rapidamente.
Subito dopo lo scampato pericolo sono scattati i soccorsi e, soprattutto, una straordinaria catena di solidarietà. Serena Lindiri è di origini sarde, nativa di Tratalias, un paese nel Sulcis, nella punta sud-occidentale dell’isola. In Sardegna esiste una tradizione antichissima di sostegno verso i concittadini o chiunque subisca un grave danno o una tragedia come un incendio. Si parla di “Aggiudu torrau” quando la comunità offre un aiuto d’opera diretto (coinvolgendo muratori, elettricisti e artigiani), o di “Sa Paradura“ nel caso di donazioni materiali. In questa circostanza entrambe le tradizioni sono state rispettate con grande partecipazione: un forte segnale di come anche le comunità del Nord Italia, unendosi al grande cuore dei sardi dall’isola, sappiano dare prova di straordinaria solidarietà.
Per chi volesse si può usare questo link su Gofundme per fare una donazione
La lettera pubblicata da Serena su Facebook
“Questa è una lettera del cuore e col cuore. E’ uno scritto che sgorga laddove si rimane spogli e fragili, affidati completamente agli altri. Quella terra di confine in cui perdi, in qualche modo, identità, memorie e certezze. Una terra di cui hai sentito parlare ma l’hai solo immaginata e ora ti ci sei trovato dentro con incredulità e un senso di impotenza che ti paralizza, ti toglie il fiato, ti devasta l’anima e ti fa sentire quanto piccolo e insignificante tu possa essere.
Ma questo, nonostante le premesse, è uno scritto di speranza, di accoglienza, di accettazione e di ringraziamento. NON CI SIAMO MAI SENTITI SOLI, neanche per un momento. Neanche in quegli istanti tremendi in cui abbiamo visto la nostra casa, la nostra vita, il nostro porto sicuro, mangiati dalle fiamme. In quella terra Siete venuti insieme a noi, laggiù, nel profondo della disperazione. Ci avete tenuto per mano, lanciato le corde per non sprofondare, ci avete abbracciato, dato da bere e asciugato le lacrime, mentre asciugavate le vostre.
Ecco, il messaggio importante che vorrei che passasse e’ proprio questo: finché una comunità è pronta a scendere all’inferno con te c’è ancora SPERANZA. Tutta Agordo è stata, in quei momenti, ed è, ancora ora, con noi. Siamo stati circondati da un cordone di solidarietà meraviglioso.
Grazie ad ognuno di voi, grazie. Grazie per gli abbracci per strada, grazie perché in tempo ci avete fatto trovare tutto ciò che ci poteva essere utile. Grazie perché avete curato anche le nostre anime sfilacciate, ricamando di fino gli strappi.
E poi ci sono loro: gli angeli in nero, quelli che affrontano le fiamme e le domano; quelli che l’inferno lo vivono letteralmente. Vedevo i pompieri uscire stravolti, con l’odore della cenere della mia vita andata in fumo, bagnati per l’acqua e con i volti affaticati e ansimanti. Non ho avuto la forza di dire tanto, ricordo di aver detto solo : “ Grazie ragazzi!” Erano tantissimi, forse non l’ho detto a tutti. Ma ricordo i volti stremati. E l’odore di bruciato, e la mia vita passata in fumo con l’Agner di spalle.
Sono stati meravigliosi, instancabili e solidi come pietra millenaria. Grazie ai volontari che hanno cercato di fare di tutto prima, anche mettendo a rischio la propria vita,( ho visto i video dopo perché non mi permettevano di guardare lo scempio, ma qualcuno è salito sul tetto sotto, sperando che arrivasse una manichetta per iniziare a lanciare l’acqua, ecco non so chi sia, ma non farlo mai più, ti prego, la tua vita è più importante, non metterla a rischio!) grazie al personale del 118, presenti e vicini non ci hanno lasciato soli un attimoCi hanno sostenuto e incoraggiato con la premura e l’attenzione di un genitore. Grazie.
Grazie ai carabinieri per la delicatezza e la pazienza con cui hanno fatto il loro lavoro.
Grazie. Grazie al sindaco e al vicesindaco, presenti sul luogo. Non solo come amministratori ma con l’abbraccio e la comprensione di un parente stretto. Ecco, questo è, e vuole essere un messaggio di speranza. In momenti terribili e difficili come questi, l’abbraccio e la catena che si è formata intorno, fa davvero la differenza. Non ci sentiamo soli; ci sentiamo avvolti e sostenuti.
Grazie per ogni abbraccio per strada, in Sardegna diremmo:” Non du pagat dinnai“ (non lo pagano i soldi, nel senso che ha un valore inestimabile). Anche in Sardegna la catena di solidarietà mi ha fatto sentire di far parte ancora di quel mondo che mi appartiene, mi ha formato e accompagnato e forgiato: come le piante battute dal maestrale a Portopino, si piegano, ma non si spezzano; offrono i loro rami guardando il mare con dignità e forza.
E’ un messaggio lungo questo, come lungo sarà il tempo della normalità, ma è un messaggio in cui si guarda oltre, oltre le nuvole, oltre domani, oltre il disastro. Si guarda il cielo terso, e si gode del sole e si prende l’ombrello per la pioggia, come ieri, e come sarà domani. Ed è un messaggio di ringraziamento per tutti, per tutti tutti anche per chi non ha capito e non vuole capire la situazione. Qualcosa hanno insegnato pure loro. Grazie.![]()
