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In evidenza

L’immunità da smartphone e l’art. 68 della Costituzione

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo22 Agosto 2026Nessun commento10 Mins Read
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Costituzione Italiana
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Sì, l’ostacolo intenzionale del governo, e delle sue obbedienti maggioranze parlamentari, all’attività investigativa e giudiziaria della magistratura rappresenta una violazione diretta, plateale e sistematica dei principi cardine della Costituzione Italiana.

La Costituzione ridotta a uno straccio…

Non serve un fine giurista per comprenderlo: basta saper leggere la Carta del 1948, un testo che l’attuale esecutivo sembra considerare alla stregua di un fastidioso regolamento condominiale da aggirare alla prima indagine scomoda.

L’ultimo capolavoro di questa strategia di auto assolvimento dell’indifendibile è andato in scena il 5 agosto 2026.

Con il favore dello scrutinio segreto, l’Aula della Camera ha blindato Andrea Delmastro Delle Vedove, negando alla Procura di Roma l’autorizzazione a sequestrare e acquisire le chat scambiate con l’imprenditore Mauro Caroccia.

Un voto, con 206 favorevoli al bavaglio, 133 contrari, che trasforma le prerogative dell’articolo 68 della Costituzione da scudo a tutela della funzione parlamentare in un vero e proprio salvacondotto per sottrarre messaggi e prove ai magistrati.

L’azione politico-parlamentare posta in essere sul caso Delmastro si muove in totale contrasto con l’ordine costituzionale, scardinando tre pilastri fondamentali

La separazione dei poteri (Art. 104): La magistratura è definita come un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Quando la politica decide arbitrariamente quali messaggi un magistrato possa o non possa leggere per accertare un reato, la separazione si azzera. Il potere politico invade la sfera giurisdizionale, arrogandosi il diritto di decidere il perimetro di un’inchiesta.

L’obbligatorietà dell’azione penale (Art. 112): La Costituzione impone al pubblico ministero l’obbligo di esercitare l’azione penale. Ma come può il PM esercitare tale obbligo se l’organo politico gli nega gli strumenti di ricerca della prova, alzando un muro di segretezza sulle comunicazioni telefoniche?

Insomma, l’obbligo si trasforma in opzione, subordinata al gradimento della maggioranza di turno.

L’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (Art. 3): È il cuore pulsante della democrazia. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Se un comune cittadino subisce il sequestro del telefono, deve cedere i propri dati alla giustizia. Se lo subisce un esponente di governo o un parlamentare di maggioranza, interviene il Parlamento a decretare che quelle chat sono insindacabili. Si crea così una casta di intoccabili, protetti da un’immunità di fatto che la riforma del 1993 aveva formalmente cancellato.

 La Consulta e i ricorsi in atto

La magistratura e le opposizioni non hanno però intenzione di subire passivamente questo strappo istituzionale. La partita si sta spostando velocemente nell’unica sede rimasta per ripristinare la legalità violata: la Corte Costituzionale. La Consulta non può agire d’ufficio, ma la macchina dei ricorsi è già stata avviata.

La Procura di Roma sta formalizzando il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la decisione di Montecitorio. I magistrati romani chiederanno alla Consulta di annullare la delibera della Camera, contestando l’uso strumentale e distorto dell’articolo 68. Parallelamente, sul fronte politico, le opposizioni e un pool di costituzionalisti stanno depositando almeno tre ricorsi speculari alla Consulta per censurare le modalità con cui la maggioranza ha respinto le richieste dei giudici, privando l’organo inquirente di elementi di prova non altrimenti acquisibili.

Come si smonta il bavaglio parlamentare

Per capire l’offensiva legale dei magistrati, occorre analizzare la rigida struttura del ricorso per conflitto di attribuzione che approderà dinanzi ai giudici di piazza del Quirinale. La Procura di Roma deve superare un doppio sbarramento:

Il vaglio di ammissibilità: In prima battuta, la Consulta valuterà se sussistono i requisiti soggettivi e oggettivi.

Sotto il profilo soggettivo, la Procura agisce in quanto singolo magistrato/ufficio inquirente, che la giurisprudenza costituzionale riconosce come “potere dello Stato” legittimato a difendere le proprie attribuzioni. Sotto il profilo oggettivo, si contesta la lesione della sfera di competenza giudiziaria provocata dall’atto della Camera.

Il merito del ricorso: Nel cuore del documento, i magistrati denunceranno il vizio di “cattivo uso del potere“, o vindicatio potestatis, da parte di Montecitorio. La tesi della Procura smantellerà l’estensione indebita della “corrispondenza parlamentare“.

Si dimostrerà che i messaggi scambiati tra Delmastro e l’imprenditore Caroccia non attengono in alcun modo all’esercizio della funzione legislativa o ispettiva protetta dall’articolo 68, comma 3, ma rappresentano comunicazioni private che non possono godere di alcuna copertura immunitaria.

La Camera, insomma, ha usato un potere legittimo per scopi illegittimi: impedire l’accertamento di un fatto di reato.

I precedenti storici: quando la Consulta ha stracciato lo scudo della Camera

La pretesa della politica di farsi scudo dei regolamenti per fermare i giudici non è una novità, e la storia della giurisprudenza costituzionale dimostra che i muri innalzati dal Parlamento sanno essere molto fragili quando incrociano la legalità.

Il caso “Cosentino” e la Sentenza 120/2014: La Camera aveva negato l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche nei confronti del deputato Nicola Cosentino nell’ambito di indagini legate alla criminalità organizzata.

La Procura sollevò conflitto di attribuzione. La Corte Costituzionale diede ragione ai magistrati, annullando la delibera di diniego di Montecitorio poiché la Camera non aveva motivato in modo congruo e non aveva riscontrato alcun fumus persecutionis, ergo intento persecutorio, da parte dei giudici.

Risultato? Le prove furono sbloccate ed entrate nel processo.

Il caso delle e-mail di Borghezio e la Sentenza 390/2007: La magistratura chiedeva di acquisire la corrispondenza informatica di Mario Borghezio. Il Parlamento si oppose invocando l’insindacabilità delle opinioni e delle comunicazioni.

La Consulta chiarì un principio monumentale: l’immunità non copre indistintamente qualsiasi atto o messaggio inviato da un parlamentare, ma solo ciò che è strettamente e funzionalmente connesso all’attività politica istituzionale.

La delibera parlamentare venne annullata.

La svolta Renzi-Open e la Sentenza 170/2023: Più di recente, nel caso riguardante i messaggi Whatsapp ed e-mail sequestrati a Matteo Renzi senza previa autorizzazione del Senato, la Consulta ha parzialmente ridefinito i confini, stabilendo che la messaggistica elettronica sia assimilabile alla “corrispondenza” protetta dall’articolo 68.

Questo precedente, apparentemente favorevole alla politica, fissa però un paletto: il Parlamento può negare l’uso dei messaggi solo se dimostra che il sequestro lede l’autonomia delle Camere. Se la motivazione è palesemente arbitraria o priva di fondamento istituzionale, la delibera cade sotto la scure del conflitto di attribuzione.

Ciò che il Quirinale non ha fatto

In questo scenario di guerriglia istituzionale, spicca il ruolo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato possiede, per Costituzione, una doppia veste: è il garante della Carta ed è il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Di fronte a un vulnus così evidente alla separazione dei poteri, ci si chiede cosa avrebbe potuto fare il Quirinale e che finora è rimasto lettera morta.

 La “Moral Suasion” mediatica: Il Presidente avrebbe potuto, e dovuto, esercitare il suo potere di monito informale ed esterno prima del voto della Camera, ricordando pubblicamente ai partiti, tramite dichiarazioni ufficiali o note alla stampa, che le prerogative parlamentari non possono essere utilizzate come un’estensione abusiva dell’immunità per sottrarsi alle indagini ordinarie.

La presidenza straordinaria del CSM: In qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Mattarella avrebbe potuto convocare una sessione straordinaria del plenum focalizzata specificamente sulle tutele e le guarentigie dei magistrati inquirenti di fronte alle ingerenze del potere politico, dando un segnale plastico e istituzionale di protezione dell’indipendenza giudiziaria.

Il messaggio formale alle Camere e l’Art. 87: Il Capo dello Stato ha il potere di inviare messaggi solenni e scritti al Parlamento. Un messaggio formale sui rischi di corto circuito istituzionale derivanti dall’abuso del diniego di autorizzazione avrebbe costretto Montecitorio a una lettura pubblica in Aula e a una riflessione approfondita, togliendo lo schermo del silenzio istituzionale sotto cui la maggioranza ha consumato il voto del 5 agosto.

Il silenzio del Quirinale, giustificato spesso con la prassi della neutralità, rischia in questo modo di essere interpretato come una tolleranza verso lo smantellamento progressivo dei presidi costituzionali.

Quando la separazione dei poteri viene aggredita, la neutralità smette di essere una virtù e diventa una rinuncia all’esercizio del ruolo di custode della Costituzione.

 E sul piano unionale e Internazionale?

Sul piano del diritto europeo e internazionale, un’azione sistematica dello Stato volta a impedire le indagini giudiziarie o a indebolire l’indipendenza della magistratura non rimane un fatto confinato entro i confini nazionali. L’Italia si esporrebbe a sanzioni di natura finanziaria, politica e istituzionale, attivate principalmente dall’Unione Europea per la difesa dello Stato di diritto. Le sanzioni e i meccanismi di reazione attivabili si articolano su tre livelli principali:

La sospensione dei fondi UE e il Regolamento sulla Condizionalità

È lo strumento più rapido, temuto ed efficace a disposizione di Bruxelles.

Il meccanismo: Introdotto per tutelare il bilancio dell’Unione, il regolamento consente alla Commissione Europea di congelare l’erogazione dei fondi europei, compresi i residui del PNRR e i fondi strutturali, se un Paese membro presenta carenze sistemiche nello Stato di diritto che minacciano la corretta gestione delle risorse.

Il rischio specifico: Se l’attività degli uffici inquirenti e dei tribunali, specie sui reati di criminalità organizzata, corruzione e frodi, viene ostacolata dal potere politico, la Commissione può decretare che in Italia non vi sono più le garanzie giurisdizionali minime per proteggere il denaro pubblico, congelando svariati miliardi di euro.

 La Procedura di Infrazione e le sanzioni pecuniarie

La Commissione Europea può avviare una procedura d’infrazione ex Articolo 258 del TFUE per violazione dei Trattati europei, nello specifico dell’Articolo 2 del TUE, che sancisce i valori dello Stato di diritto, e dell’Articolo 19 del TUE sulla tutela giurisdizionale effettiva.

L’iter: Se l’Italia non adegua la propria condotta dopo la messa in mora, viene deferita alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La sanzione economica: Se la Corte accerta la violazione e il Paese persiste nel blocco delle indagini, la CGUE infligge sanzioni pecuniarie pesantissime. In base ai parametri aggiornati nel marzo 2026 per il calcolo delle penalità ai Paesi membri, per lo Stato italiano, avente un fattore moltiplicatore “n” pari a 3,30, la sanzione prevede una penalità di mora giornaliera e una somma forfettaria minima di milioni di euro fino a quando il vulnus costituzionale non viene rimosso.

L’Articolo 7 del Trattato di Lisbona

È l’opzione delle istituzioni europee applicata storicamente come forte deterrente politico.

La procedura: Viene attivata in presenza di un “evidente rischio di violazione grave” dei valori democratici europei.

La sanzione: L’esito finale dell’Articolo 7 prevede la sospensione dei diritti di voto dello Stato membro in seno al Consiglio dell’Unione Europea. L’Italia perderebbe il diritto di partecipare e votare sulle decisioni strategiche europee, venendo di fatto isolata politicamente a Bruxelles.

Il monitoraggio e la censura del Consiglio d’Europa

Pur non disponendo di sanzioni economiche dirette come l’UE, il Consiglio d’Europa agisce attraverso l’organo consultivo della Commissione di Venezia, formata da esperti costituzionali, e il Gruppo di Stati contro la corruzione. Un blocco delle indagini comporterebbe l’inserimento dell’Italia in una “black list” internazionale per il livello di corruzione e per l’inaffidabilità del sistema giudiziario, declassando il rating democratico del Paese con pesanti contraccolpi reputazionali e sul livello di investimenti esteri.

Intanto, il vero paradosso consiste in questo: il rischio concreto è che a pagare il conto economico e politico delle infrazioni sarà il governo successivo, a prescindere dal suo colore politico.

Se è vero, com’è vero, che la fine della democrazia non comincia con un colpo di Stato, ma con l’apatia dei cittadini e che il sonno della ragione genera mostri, quale sarebbe la differenza tra l’Italia di oggi e una repubblica delle banane?

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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