Una folta delegazione di Assoenologi ha partecipato in Vaticano all’udienza generale con Papa Leone XIV. Circa cento rappresentanti dell’Associazione hanno raggiunto la Santa Sede per vivere un momento di grande valore istituzionale, culturale e spirituale.
Nel corso dell’incontro, Assoenologi ha donato al Santo Padre una selezione di vini italiani, simbolo dei territori, della tradizione e della biodiversità viticola del nostro Paese. Un gesto che racconta il vino come patrimonio culturale, ma anche come simbolo universale di fraternità, amicizia e condivisione. In un tempo segnato da tensioni internazionali e incertezze economiche, il messaggio portato da Assoenologi in Vaticano è chiaro: il vino può essere cultura di pace, dialogo tra i popoli e racconto autentico delle comunità.
Il vino come strumento di cooperazione e di pace tra i popoli
Il Santo Padre ha incontrato il presidente Riccardo Cotarella, accompagnato da padre Kessy, il sacerdote della Tanzania che ha dato vita al progetto della cantina nel suo Paese, sostenuto dall’associazione. Nel corso dell’udienza, il presidente Cotarella ha affidato alle preghiere del Pontefice l’intero mondo della vitivinicoltura e tutti coloro che, con passione e competenza, vi operano ogni giorno.
L’incontro a Roma ha suscitato molta emozione e orgoglio per un lavoro pluriennale di collaborazione tra la professionalità italiana e la volontà di un sacerdote che, in Tanzania, voleva a tutti i costi fondare una cantina sociale.
Come nasce il progetto della cantina in Tanzania
Il progetto di solidarietà di Assoenologi per la realizzazione di una cantina a Dodoma, regione della Tanzania centrale, è nato nel 2024 dall’idea di un giovane sacerdote del posto, padre Kessy, che aveva espresso il sogno di realizzare una struttura vinicola nella regione del Paese africano dove esercita il suo ministero.
Dopo essersi trasferito per un anno in Italia per formarsi come enotecnico alla Scuola Enologica di Alba, padre Kessy, con il supporto di Assoenologi, ha voluto dare vita a un’attività vitivinicola nel suo Paese d’origine. L’obiettivo è duplice: produrre vino per le parrocchie della Tanzania, abbattendo i costi di importazione dai Paesi europei, e soprattutto creare opportunità lavorative per i giovani del posto, garantendo un reddito ai tanti vignaioli che, ad oggi, sono costretti a vendere le proprie uve a prezzi troppo bassi. Intorno alla città di Dodoma, dove la coltivazione della vite era stata avviata dai missionari italiani negli anni ‘30, si contano infatti più di 300 piccoli produttori.
La Sardegna protagonista del progetto

Nel mese di dicembre 2024 si è tenuta ad Oristano, durante un convegno organizzato da Mariano Murru, Presidente di Assoenologi Sardegna, una raccolta fondi per la costruzione della struttura. In qualità di consigliere nazionale ha fortemente appoggiato il progetto condividendo con i colleghi della sezione Sardegna e coinvolgendo numerosi produttori che hanno partecipato con entusiasmo e disponibilità.
In questi anni il progetto “Una cantina in Tanzania” è andato avanti con determinazione grazie alla caparbietà dell’associazione e di padre Kessy: la cantina è stata ultimata e si è ormai giunti alla seconda vendemmia. Si tratta dunque di un progetto concreto e attivo, capace di dare lavoro a tante famiglie e di creare un’importante economia sul territorio.
