Guardare un vino rosé significa talvolta, prima di ogni altra cosa, accettare una sfida emotiva ed intellettuale. Per troppi anni relegato a un limbo di indefinibile transizione, il vino rosato italiano rivendica oggi la propria centralità in un complesso mosaico, vivace e variegato, lungo tutta la Penisola, non più come alternativa stagionale o disimpegno enologico, giusto per riempire il vuoto di gamma, ma come pura espressione di una viticoltura identitaria, dinamica e profondamente contemporanea.

I protagonisti del 100 Best Italian Rosé 2026
La VI edizione di 100 Best Italian Rosé 2026 si staglia in questo panorama come un faro di straordinaria autorevolezza. Edita da un punto di riferimento della critica indipendente come il Luciano Pignataro Wine Blog, e sostenuta da partner di valore come DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio, questa guida si offre al pubblico come uno strumento totalmente online e gratuito, concepito per mappare la bellezza dei migliori vini rosati fermi d’Italia e dei territori di confine.

Dietro la fisionomia di questa selezione pulsa l’intelletto e la sensibilità di un trio curatoriale tutto al femminile: Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri. Tre sguardi capaci di leggere il vino oltre il semplice dato analitico, capaci di rintracciare il respiro della terra e l’intenzione del vignaiolo. Il loro metodo non concede spazio al compromesso: una rigorosa preselezione tramite un sondaggio nazionale e, successivamente, sessioni di degustazione alla cieca condotte in assoluto anonimato su oltre 200 etichette. Solo così il vino si spoglia del peso del blasone e parla esclusivamente la lingua della qualità oggettiva e dell’emozione sensoriale.

Il palcoscenico della ventesima edizione di Vitigno Italia, allestito nella suggestiva cornice della Stazione Marittima di Napoli, ha tenuto a battesimo la rivelazione dei risultati della Top 10 e dell’intera classifica. Ciò che emerge da questa sesta edizione è il ritratto di un’Italia del vino in profondo fermento, dove regioni storicamente custodi della tradizione rosa dialogano con territori emergenti capaci di interpretazioni di fulgida autorevolezza. Tra i fenomeni più vibranti, le curatrici hanno giustamente evidenziato la straordinaria ascesa della Sardegna, la regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette nel sondaggio nazionale, segno tangibile di un dinamismo produttivo che fonde viticoltura tradizionale e contemporaneità.





Il podio dell’Edizione 2026 del 100 Best Italian Rosé
Il podio di questa edizione costituisce un viaggio geografico e antropologico che riunisce tre vitigni millenari, tre visioni agronomiche capaci di tradursi in capolavori di equilibrio e solarità, assiemando le storiche regione di questa produzione: Puglia e Abruzzo.
1° Posto: “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone (Puglia)
Il gradino più alto del podio consacra un’opera liquida che vibra dell’energia della Murgia barese. Il “Dandy” di Francesco Mazzone è la dimostrazione di come il Nero di Troia, vitigno austero e fiero, possa spogliarsi della sua naturale irruenza tannica per farsi carezza, luce e raffinata tensione.
Alla vista si offre con un colore cerasuolo di stupefacente brillantezza, un rosa vivo che sembra catturare l’alba dei paesaggi di Ruvo di Puglia. Al naso è un’esplosione misurata di melograno, piccoli frutti rossi e cenni di pietra carsica, mentre il sorso si rivela fresco, teso, straordinariamente agile ma dotato di una persistenza profonda che racconta il sole del Sud senza mai indulgere in stucchevoli dolcezze o eccessi di estratto. È un trionfo di misura ed eleganza contemporanea.
2° Posto: “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre – Famiglia Di Carlo (Abruzzo)
L’Abruzzo risponde con la sua declinazione più ancestrale e potente della tipologia. Il “Capo Le Vigne” di Vignamadre porta la firma di una famiglia, i Di Carlo, pionieri del biologico che custodiscono la vigna con reverenza filiale. Il Cerasuolo non è un rosato da sottrazione, ma un rosso mancato per scelta d’anima, fiero della sua struttura e della sua vocazione gastronomica.
Dal colore carico e denso, tipico della migliore tradizione regionale, questo calice spiazza l’olfatto svelando un profilo di rara originalità: le note classiche di marasca e i soffi di peonia si intrecciano a suggestioni scure di polvere di caffè e accenni terrosi. Al palato è saporito, fiero, quasi carnale; un vino dal sorso ritmico che reclama la tavola, i grandi piatti della memoria e i formaggi stagionati.
3° Posto: “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa (Sardegna)
Al terzo posto incontriamo la poesia della viticoltura marina ed eroica dell’isola di Sant’Antioco. Il “Rosé” di Tenuta La Sabbiosa è un miracolo filologico: nasce da antichissime vigne di Carignano coltivate ancora oggi a piede franco direttamente nella sabbia ed esposte ai venti marini.
È un vino che non assomiglia a nessun altro. Il sorso è dominato da una salinità marina commovente, bilanciata da aromi di pompelmo rosa e sfumature selvatiche di macchia mediterranea. Finale asciutto, nitido, pulito, capace di trasportare l’assaggiatore sulla riva del mare. Un’autentica perla che sancisce definitivamente l’ingresso della Sardegna tra i vertici assoluti della tipologia.
Gli altri protagonisti nella Top Ten dei Rosé
L’Élite della Classifica: Dal 4° al 10° Posto
Subito sotto il podio, la Top 10 si delinea come un affresco ricco di sfumature, dove vitigni autoctoni disegnano geometrie olfattive indimenticabili.
4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna (Puglia): Un Negroamaro salentino di straordinaria coerenza territoriale, giocato su note di piccoli frutti di bosco e una beva sapida ed incessante.
5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro (Sicilia): Il Nerello Mascalese interpretato attraverso la lente del vulcano; un rosato sussurrato, minerale, verticale, con sentori di cenere e ribes nero.
6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella (Campania): La verticale bellezza della Costiera Amalfitana racchiusa in un blend di Piedirosso e Sciascinoso. Profuma di limone sfusato, sale marino e piccoli frutti rossi spontanei.
7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie (Lazio): Un’interpretazione vulcanica e fiera del territorio laziale, capace di unire freschezza citrina e un corpo sorprendentemente avvolgente.
8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio (Puglia): Il Susumaniello in purezza che esprime la parte più morbida ed esotica del Salento, bilanciata da una spalla acida impeccabile.
9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole (Trentino-Alto Adige): La nobiltà della traditione ramata nordica. Un vino dall’eleganza cristallina, con note di pera kaiser, fiori di campo e una finezza di sorso d’altri tempi.
10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi (Toscana): Un’interpretazione magistrale del vitigno internazionale radicato a Cortona. Biodinamico nell’anima, sfoggia un naso di pepe rosa, spezie fini e un sorso dinamico, succoso e profondo.
Qui, nel link di seguito l’elenco completo.

L’insostenibile leggerezza dei rosati tra versatilità e complessità
Il viaggio attraverso la sesta edizione di 100 Best Italian Rosé ci consegna molto più di una semplice lista di eccellenze; ci offre la fotografia nitida di una rivoluzione culturale compiuta. Il vino rosa italiano ha definitivamente spezzato le catene del pregiudizio che lo volevano confinato a un ruolo ancillare o stagionale. Oggi si impone all’attenzione dei mercati e dei palati più esigenti come l’autentico interprete del dinamismo contemporaneo, unendo una commovente fedeltà ai vitigni autoctoni storici a una straordinaria modernità di visione agronomica ed enologica.
Il futuro che si delinea tra questi cento calici è dominato da due pilastri fondamentali: la sostenibilità identitaria e l’assoluta centralità gastronomica. Da un lato, la crescita di progetti biologici, biodinamici e legati a vigne storiche a piede franco dimostra che l’eccellenza non può più prescindere dal rispetto sacrale del suolo. Dall’altro, la straordinaria versatilità di beva, che spazia dalla vibrante freschezza dei ramati del Nord alla struttura quasi carnale dei cerasuoli e dei rosati del Sud, elegge questa tipologia a regina incontrastata della tavola, capace di dialogare con la complessità delle cucine del mondo come nessun’altra.
La guida di Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ha il grande merito di non aver semplicemente premiato delle etichette, ma di aver tracciato una vera e propria mappa dei territori dell’anima. Un coro polifonico dove ogni regione canta con la propria voce, portando nel bicchiere la luce del proprio sole, il respiro del proprio mare e la fiera sapienza dei propri vignaioli. Il Rinascimento in Rosa è ormai una splendida realtà: che si tratti di sorsi a impronta femminile, androgina, per una natura più complessa, o virili, per insospettabile struttura, non resta che stappare questi capolavori e lasciarsi conquistare dalla loro immensa, sfolgorante bellezza.
