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La metamorfosi del mito. Tra tradizione classica e sensibilità moderna: la poetica di Antonio Catalfamo

Soumaya BourougaaouiBy Soumaya Bourougaaoui18 Maggio 2026Nessun commento7 Mins Read
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Antonio Catalfamo, Metamorfosi del mito
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La poesia si configura come uno spazio in cui memoria, immaginazione e sensibilità si intrecciano, dando nuova vita ai miti e ai simboli della tradizione classica. In questo dialogo continuo tra passato e presente, il patrimonio culturale dell’antica Grecia riaffiora attraverso immagini evocative e intense suggestioni emotive.

La raccolta poetica Metamorfosi del mito, Genesi Editrice (2024, 94 pagine) di Antonio Catalfamo si distingue per la capacità di coniugare storia, bellezza e introspezione lirica. I richiami alla cultura greca e alle figure della mitologia diventano il fulcro di una scrittura raffinata, nella quale il sentimento romantico si unisce alla riflessione culturale. Tradotta in più lingue, l’opera si apre a una dimensione internazionale, testimoniando il crescente interesse verso la produzione poetica e critica dell’autore anche al di fuori del panorama italiano.

Nella prefazione alla raccolta, Wafaa A. Raouf El Beih, docente di Letteratura Italiana presso l’Università Helwan del Cairo, evidenzia come i versi di Antonio Catalfamo si nutrano di una fitta rete di riferimenti culturali e letterari, in cui mito, storia e riflessione critica si intrecciano in modo armonico. La studiosa mette in luce, in particolare, la presenza di figure femminili di forte suggestione simbolica, che richiamano un immaginario antico e mediterraneo, e che dialogano idealmente con la tradizione letteraria del Novecento, evocando anche atmosfere care a Pavese e al suo universo narrativo.

All’interno di questa prospettiva, emerge inoltre la rielaborazione del mito classico, come nel caso della figura di Circe, riletta come simbolo di una scelta che privilegia l’umanità, con le sue fragilità e contraddizioni, rispetto alla rigidità perfetta ma immobile del mondo divino. Tale visione si inserisce in una più ampia riflessione sul rapporto tra desiderio, limite e conoscenza, dove l’imperfezione umana diventa fonte di vitalità e trasformazione.

La poetica di Catalfamo si arricchisce anche di una dimensione filosofica definita dall’autore stesso come “ultrafilosofia”, riconducibile a una sintesi tra ragione, sentimento e immaginazione, con particolare riferimento alla riflessione leopardiana. A questa si affianca un solido retroterra di studi storici e letterari che spazia dalla Scuola poetica siciliana di Federico II alla tradizione dell’averroismo nella cultura italiana delle origini, passando per autori e testi fondamentali come Andrea Cappellano, Guido Cavalcanti e i poeti della corte sveva, tra cui lo stesso Federico II, rivalutato anche nella sua dimensione poetica oltre che politica.

In questo intreccio di fonti e suggestioni, l’amore viene rappresentato nella sua complessità, come tensione tra dimensione sensibile e spirituale, in linea con la tradizione stilnovistica e con una visione più conflittuale e dinamica rispetto all’ideale “angelicato” di matrice dantesca. Infine, nella sua scrittura poetica si riconoscono anche influenze novecentesche, da Nažim Hikmet a Pablo Neruda, che contribuiscono a dare ai testi una voce limpida ma intensa, capace di unire semplicità espressiva e profondità emotiva, fino a esiti in cui la quotidianità si trasforma in materia poetica universale.

Percorso biografico e attività culturale di Antonio Catalfamo

Antonio Catalfamo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), è studioso e docente in ambito letterario e umanistico. Abilitato all’insegnamento universitario di Letteratura italiana e contemporanea, ha insegnato anche Letteratura teatrale all’Università di Messina e ha tenuto corsi internazionali, tra cui presso la Sichuan International Studies University in Cina. È inoltre coordinatore dell’“Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo”, con sede a Santo Stefano Belbo, dove ha curato numerosi volumi di critica dedicati a Cesare Pavese.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti letterari in ambito poetico, narrativo e saggistico, tra cui il Premio “Bartolo Cattafi”, il Premio “Cesare Pavese” e il Premio “I Murazzi”. È direttore del Centro Studi “Nino Pino Balotta” di Barcellona Pozzo di Gotto e ha pubblicato numerosi saggi dedicati a importanti autori della tradizione italiana, da Dante a Leopardi, fino alla letteratura del Novecento.

Autore di diverse raccolte poetiche, pubblicate in Italia e all’estero e spesso tradotte in più lingue, affianca alla poesia anche la narrativa e la saggistica, costruendo un profilo intellettuale ampio e multidisciplinare.

Mito, umanità e sentimento: Metamorfosi del mito

Nella poesia “Bafia”, il paese siciliano assume un valore che va oltre la semplice dimensione geografica, trasformandosi in un luogo simbolico in cui si conservano le tracce della cultura greca e della memoria mediterranea. Attraverso il ricordo dell’infanzia, il poeta rievoca il contatto con il mondo contadino e pastorale, considerato custode di una sapienza antica e autentica, capace di trasmettere il senso profondo della vita e della sofferenza umana.

Nei contadini e nei pastori di Bafia il poeta riconosce la stessa tensione tragica presente nel teatro di Euripide: una realtà segnata dal contrasto tra ragione e violenza, tra giustizia e abuso del potere. I riferimenti mitologici a Ulisse, ai satiri e ai ciclopi ampliano il significato della poesia, evocando la lotta tra l’intelligenza umana e la brutalità di chi impone la legge del più forte.

Nella seconda parte emerge invece una dimensione dionisiaca e rituale. Il “canto del capro”, richiamo alle origini della tragedia greca, introduce un’atmosfera collettiva fatta di musica, danza e liberazione. Le figure guidate dal dio Pan rappresentano una forza primordiale e popolare che, attraverso il canto, il vino e le cornamuse, si ribella simbolicamente all’ordine dominante, affermando un ideale di libertà e vitalità collettiva.

Nella poesia “Valentina”, il poeta ritrae una figura femminile attraverso immagini semplici e armoniose, esaltandone soprattutto la bellezza interiore e l’autenticità. Valentina viene paragonata a un fiore di campo, simbolo di una grazia naturale, spontanea e priva di artifici. Anche i dettagli legati ai colori dei suoi abiti contribuiscono a creare un’immagine di equilibrio e delicatezza, come se ogni elemento fosse disposto con perfetta armonia.

Progressivamente, la poesia si sposta dall’aspetto esteriore alla dimensione più profonda dell’animo. Valentina svela lentamente il suo mondo interiore, descritto come un “labirinto di sentimenti”, immagine che richiama la complessità e la ricchezza delle emozioni umane. Di fronte a questa scoperta, il poeta assume il ruolo di chi ricerca con pazienza un tesoro nascosto: come un minatore che scava nella terra, egli riesce a cogliere il valore autentico custodito nell’anima della donna.

L’oro e i diamanti citati nei versi rappresentano simbolicamente la sincerità, la purezza e la profondità dei suoi sentimenti. Si tratta di qualità preziose che non tutti sono capaci di riconoscere. Per questo la conclusione della poesia sottolinea come soltanto chi è incapace di vedere oltre le apparenze non possa comprendere né amare una tale ricchezza interiore.

La poesia diventa così un elogio della sensibilità autentica e della bellezza nascosta dell’animo umano, contrapponendosi a una visione superficiale della realtà e dei rapporti affettivi.

Entrambe le poesie valorizzano ciò che è autentico e profondo: da un lato la sapienza popolare e la memoria collettiva, dall’altro la bellezza nascosta dell’interiorità umana. In tutti e due i testi emerge inoltre il rifiuto della superficialità e della prepotenza, a favore di una visione più umana, sensibile e spirituale della vita.

Nel complesso, le poesie analizzate mettono in luce una scrittura che tende a valorizzare ciò che è autentico e profondo nell’esperienza umana. Attraverso il dialogo tra memoria culturale, immaginario mitico e dimensione interiore, emerge una visione della poesia come strumento di conoscenza e di interpretazione del reale.

Il rapporto continuo tra antico e contemporaneo, insieme all’intreccio tra dimensione collettiva e sfera individuale, costruisce un orizzonte in cui la parola poetica assume una funzione critica ed espressiva al tempo stesso. In questa prospettiva, la poesia si oppone alla superficialità e alla logica della sopraffazione, riaffermando il valore della sensibilità, della memoria e della verità interiore come elementi centrali dell’esperienza umana.

Bibliografia:

Antonio Catalfamo, Metamorfosi del mito, Genesi Editrice, 2024

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