Close Menu
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube LinkedIn
Mediterranea Online
Iscriviti
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Mediterranea Online
Cultura

Piedirosso Taburno Sannio Doc 2021 di Cantina Ocone

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo26 Aprile 2026Updated:27 Aprile 2026Nessun commento6 Mins Read
Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
Piedirosso
Share
Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

La storia della Cantina Ocone è una parabola che attraversa oltre un secolo di viticoltura campana, evolvendosi da piccola realtà familiare a marchio internazionale, senza mai staccare le radici dal suolo calcareo di Ponte. Una storia che riecheggia in un calice di Piedirosso Taburno Sannio Doc.

Il Piedirosso attraverso la storia di Ponte

Il nome di questo piccolo borgo estremante vocato alla viticoltura è un richiamo al “Pons Lapideus“, quel ponte di pietra che gli Antichi Romani edificarono sul fiume Calore per far correre la Via Latina. Ma Ponte non è custode soltanto della cultura di Roma: è il Medioevo dei Normanni, che qui piantarono le fondamenta di un castello per sorvegliare la valle; è la terra di monaci benedettini, che nell’Abbazia di Sant’Anastasia, costruita, si dice, sui resti di una villa d’ozio romana, hanno pregato e, soprattutto, hanno insegnato a coltivare la terra con sacro rispetto. Ma le origini sono ancora più vetuste: la storia sannita di Ponte è un racconto fatto di silenzi e preziosi frammenti archeologici che precedono la fondazione dell’attuale borgo medievale. Sebbene il centro abitato moderno risalga all’anno mille, il territorio è stato per secoli un punto di snodo cruciale per le tribù dei Sanniti, probabilmente i Caudini o i Pentri, ben prima dell’arrivo dei Romani.

Dal paesaggio collinare, trapuntato di vigneti e uliveti secolari, della cultivar Ortice, è possibile ammirare il massiccio del Taburno-Camposauro, elemento iconico che definisce l’identità visiva di tutto il territorio sannita. Oltre al fiume Calore, il territorio è attraversato anche dal torrente Alenta, protagonista silenzioso del paesaggio pontese, il quale scorre proprio ai piedi del borgo e, in prossimità della foce, conserva ancora i resti dei basamenti dell’antico ponte romano; nelle sue acque è possibile avvistare la salamandrina dagli occhiali, un prezioso indicatore di purezza ambientale ed endemismo locale. Caratteristiche sono le marmitte dei giganti, ossia cavità scavate nella roccia lungo il corso dei torrenti locali, consistenti in stratificazioni fossilifere di grande interesse geologico. In questa oasi di biodiversità non è raro imbattersi in esemplari di fauna locale come volpi, martore e vari rapaci notturni che popolano i boschi di querce e aceri circostanti. Certo non mancano i prodotti d’eccellenza gastronomica, come ad esempio i cicatielli, la pezzata di agnello e i prodotti della norcineria artigianale.

È in questo contesto storico culturale che furono gettate le fondamenta che hanno dato vita alla cantina Ocone.

La storia ultracentenaria di Ocone

Nel 1910 Giuseppe Ocone avviò l’attività a Ponte in un’epoca in cui il vino del Sud veniva spesso venduto sfuso per tagliare i vini del Nord; Giuseppe però ebbe l’intuizione di valorizzare i vitigni autoctoni come l’Aglianico e la Falanghina, iniziando a imbottigliare con il proprio nome e la prima sede aziendale fu fondata strategicamente proprio vicino alla stazione ferroviaria per facilitare il commercio. Tra gli anni ’40 e ’50, Luigi Ocone, figlio di Giuseppe, prese le redini e, a cavallo del secondo dopoguerra, diede inizio alla radicale modernizzazione della cantina, introducendo oltretutto il primo sistema di refrigerazione nel Sannio per stabilizzare i vini e la prima linea di imbottigliamento automatizzata. L’era della terza generazione: guidata da Domenico Ocone, questo periodo è caratterizzato dal consolidamento del prestigio del marchio, portando le etichette del Sannio sui mercati mondiali, dagli Stati Uniti all’Asia. Sotto la sua guida, la cantina diventa un punto di riferimento culturale per l’enologia di qualità.

La visione innovativa di Giorgio Vergona

Nel 2018 inizia la fase decisiva e attuale di Ocone: la proprietà, infatti, passa alla società Euvitis 21, guidata da Giorgio Vergona e sua moglie, la dottoressa Roberta Caporaso. Inizia così una fase di rilancio che unisce la memoria storica a tecnologie d’avanguardia, la visione, attraverso il concept “Taburno Wine County” e una forte spinta verso la sostenibilità ambientale.

Napoletano di nascita e classe 1965, Giorgio ha studiato economia e ha iniziato la sua carriera nel settore vinicolo lavorando al fianco del padre. Prima di approdare nel Sannio, ha maturato un’esperienza pluriennale gestendo portafogli di grandi gruppi come il Gruppo Italiano Vini, Cantine Riunite e Coltiva.

Oggi la cantina gestisce circa 25 ettari, tra proprietà e conferitori storici, a dimostrazione di un legame indissolubile con il genius loci e i custodi della terra, puntando esclusivamente su vitigni in purezza, per coglierne e interpretarne la massima espressività. I vitigni, quali l’Aglianico del Taburno, Falanghina, Piedirosso, Coda di Volpe, Greco e Fiano, danno origine a vini di spessore, le cui bottiglie cingono etichette che richiamano le divinità romane, rivendicando il legame millenario tra il Sannio, il Mito e la civiltà classica. Sovviene, a proposito, oltre ai ritrovamenti di armi in bronzo, tra cui la punta di una lancia, la Fibula di Ponte: è una splendida spilla in bronzo con ardiglione mobile, decorata con incisioni geometriche, la cui fattura rivela l’attitudine del territorio sannita a essere un luogo d’incontro culturale, con influenze che richiamano prototipi greci e micenei, oggi custodita al Museo del Sannio.

Nell’ottica di una visione moderna e che mette il territorio al centro non manca l’enoturismo: infatti, l’apertura del wine resort Il Giardino delle Oche  è dedicato proprio all’accoglienza consapevole e ad esperienze immersive con uno stile sobrio e professionale di accoglienza.

Coerenti al pensiero che la grandezza di una cantina sia un’espressione riscontrabile già nelle piccole referenze, l’attenzione ricade sul Piedirosso nella sua versione base, per cogliere il potenziale dell’Azienda.

La degustazione…

Frutto delle uve allevate su terreni calcarea con sedimenti e ciottoli di origine alluvionale, con una produzione complessiva che non supera i 90 quitali per ettaro, la vendemmia per questo Piediroosso avviene a inizio ottobre, con raccolta manuale in cassette. Di seguito alla diraspatura delle uve e alla pigiatura, le quali avvengo simultaneamente fugando ogni contatto con l’ossigeno, parte la fermentazione, a temperatura controllata, e la macerazione per un periodo di dieci giorni. Dopo l’estrazione, mediante rimontaggio, la svinatura, la pressatura soffice e quindi il trasferimento in vasca per l’illimpidimento statico, con travaso in serbatoi inox in attesa dell’imbottigliamento.

Il Piedirosso Taburno Sannio Doc 2021 di Ocone si presenta così alla vista: in una veste rubino danzano sfumature di un rosso violaceo, reminiscenza di gioventù, e tracce di buona consistenza.

Al naso, Il frutto della rosa canina si unisce al floreale della viola mammola e del garofano rosso in un abbraccio odoroso che li lega insieme all’odore primario del mosto, poi marasca selvatica e mora di rovo affiorano nella loro essenza naturale, ben lungi dall’essere confettura, quindi foglia di mirto e timo, con la speziatura di una intrigante nota piperita.

Trama tannica ancora evidente ma piacevolmente stemperata da una baldanzosa acidità e un tocco sapido, che rendono tuttavia il sorso agile, il quale chiude con una nota calibratissima e fine di amaricante eleganza. In bocca ritorna la marasca selvatica e la mora di rovo soprattutto, a cui si aggiungono il ribes e un lieve sentore di chiodi di garofano. La persistenza aromatica intensa è abbastanza lunga per questo Piedirosso che, rispetto alla vicinanza del mare dei confratelli di ischia e Vesuvio, presenta un profilo più materico, terragno e strutturato, a dimostrazione che da Ocone Winery tante piccole differenze, fanno la differenza. Da assaggiarsi nuovamente, tra almeno, altri 5 anni, si presta ottimamente adesso con tagliatelle al ragù di coniglio al vino rosso e polpa di pomodoro, con morchelle e timo.

abbinamento cibo vino Cantina Ocone cantina Ocone Gaetano Cataldo degustazioni Enoturismo Benevento Euvitis 21 Gaetano Cataldo giornalista Gaetano Cataldo Giornalista Enogastronomico Gaetano Cataldo recensioni Gruppo Italiano Vini Identità Medierranea Il Giardino delle Oche morchella Ocone Taburno Wine County Piedirosso Piedirosso Gaetano Cataldo Piedirosso Ocone Piedirosso Taburno Sannio Doco Ponte Benevento Roberrta Caporaso Sommelier vini del Sannio
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
Previous ArticlePiede Franco: quando il vino viene come l’uva vuole
Next Article Breve Storia del Fumo Lento attraverso la Pipa
Gaetano Cataldo
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

Articoli correlati

Vigna del Vulcano Lacryma Christi del Vesuvio Doc 2002 di Villa Dora

12 Maggio 2026

100 Best Italian Rosé 2026: a Napoli sfila l’eccellenza del Bere Rosa

12 Maggio 2026

La “Gustazione” tra i Vicoli di Napoli è DiAletti

11 Maggio 2026

Il Risveglio di un Re: La saga del Pallagrello nel capolavoro di Manuela Piancastelli

10 Maggio 2026

Comments are closed.

Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
© 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.