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News ed Eventi

“Mein Kampf” di e con Stefano Massini – da mercoledì 8 aprile a domenica 12 aprile al Teatro Massimo di Cagliari 

redazioneBy redazione7 Aprile 2026Nessun commento10 Mins Read
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Mein Kampf

di e con Stefano Massini

da Adolf Hitler

scene Paolo Di Benedetto | luci Manuel Frenda

costumi Micol Joanka Medda | ambienti sonori Andrea Baggio

produzione Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa 
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

La seduzione delle parole e il mito dell’uomo (o della donna) forte alla guida di una nazione in “Mein Kampf”, uno spettacolo di e con Stefano Massini, ispirato al celebre saggio di Adolf Hitler, con scene di Paolo Di Benedetto e disegno luci di Manuel Frenda, costumi di Micol Joanka Medda e ambienti sonori di Andrea Baggio (produzione Teatro Stabile di Bolzano e Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa – in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana).

In cartellone da mercoledì 8 aprile fino a domenica 12 aprile al Teatro Massimo di Cagliari (tutti i giorni da mercoledì a venerdì alle 20.30 – turni A, B e C, sabato alle 19.30 – turno D e domenica alle 19 – turno E; venerdì 10 aprile doppio spettacolo con la replica pomeridiana alle 16.30 – turno P) e lunedì 13 aprile alle 20.30 al Teatro Comunale di Sassari sotto le insegne della Stagione 2025-2026 de La Grande Prosa organizzata dal organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari e del Comune di Sassari, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Una pièce intrigante (e inquietante) per una riflessione sulle conseguenze della capacità di incantare e infiammare le folle e sulla forza dirompente di un messaggio che risveglia le emozioni primarie, come la paura e la rabbia, facendo leva sulla confusione e sull’istinto invece che fare appello alla ragione, in cui il drammaturgo toscano (Tony Award 2022 e Premio Ubu 2015 per “Lehman Trilogy”, Premio Ubu Speciale 2013, Premio Flaiano 2004 per “Quel che resta del mio giorno” e Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2005 per “L’odore assordante del bianco”), già assistente di Luca Ronconi, all’attivo importanti collaborazioni tra cui il sodalizio con Ottavia Piccolo, noto al grande pubblico anche per i monologhi di PiazzaPulita su La7, si confronta con il libro manifesto del fondatore del partito nazista.

Una materia incandescente e tragicamente attuale – in un contesto internazionale caratterizzato dall’affermazione delle nuove coalizioni della destra europea (e non solo) e dai conflitti innescati da leaders e capi di stato come Benjamin Netanyahu e Donald Trump – trasportata su un palco, per un’auspicabile catarsi attraverso la conoscenza della genesi e della diffusione dell’ideologia hitleriana, in virtù dell’innegabile carisma e dell’abilità oratoria del suo artefice, favorita dalle circostanze storiche e in particolare dalla crisi economica e dal clima di incertezza, dopo la fine della prima guerra mondiale con le dure imposizioni del Trattato di Versailles, fino alla caduta della Repubblica di Weimar e alla nascita del Terzo Reich.

Sotto i riflettori Stefano Massini dà voce alla passione e al fuoco interiore del giovane Adolf Hitler, acceso fautore di un risveglio dell’orgoglio tedesco, rievocando, sulla falsariga di “Mein Kampf” (“La Mia Battaglia”), il libro-manifesto dettato dall’autore a Rudolf Hess durante la prigionia nel Carcere di Landsberg am Lech, in seguito al fallito colpo di stato di Monaco, e pubblicato dapprima in due volumi separati tra l’estate del 1925 e la fine del 1926 (poi riuniti nell’edizione del 1930), la figura dell’aspirante pittore e “rivoluzionario” austriaco e la sua visione politica, già intrisa di esoterismo e antisemitismo, preludio alla cultura dell’odio e agli orrori della Shoah.

Nella pièce teatrale si intrecciano citazioni dalla prima versione di “Mein Kampf” come dai discorsi di Adolf Hitler, di Joseph Goebbels e Heinrich Himmler oltre alle preziose testimonianze raccolte nelle “Conversazioni di Hitler a tavola” dalle trascrizioni di Heinrich Heim e Henry Pickert, raccolte e custodite da Martin Bormann, per un ritratto inedito e per certi versi sorprendente del ragazzo sognatore e ribelle, nato il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, sotto l’Impero Austro-Ungarico, figlio di Alois Hitler e Klara Pölzl.

Un’infanzia segnata da drammi familiari – la scomparsa del fratello Edmund – e molteplici trasferimenti e un’adolescenza inquieta, con forti contrasti con l’autorità paterna, poi, dopo la morte dei genitori, il trasferimento a Vienna, l’arruolamento come volontario nell’esercito, fino alla sconfitta e infine la partecipazione, in realtà come spia del governo, alle riunioni del Partito Tedesco dei Lavoratori.

In quell’assemblea il ragazzo solitario e taciturno si rivela un focoso oratore, e iscritto al partito, a sua insaputa, dal fondatore e segretario Anton Drexler, incontra l’antisemita Dietrich Eckart, ma soprattutto inizia una nuova fase della sua esistenza: diventa in breve tempo un leader della formazione politica, ne cambia il nome in National Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP), adottando come emblema la svastica e imitando il saluto romano dei fascisti italiani e ottiene un seguito sempre maggiore, con folle sempre più numerose che si riuniscono per ascoltare i suoi discorsi. Tra i primi seguaci, Rudolf Hess, Hermann Göring ed Ernst Röhm, futuro capo delle milizie della SA.

Dopo il fallito Putsch di Monaco e la prigionia, con la riorganizzazione del partito nazista, l’ascesa di Adolf Hitler continua finché, dopo la caduta della Repubblica di Weimar e le elezioni del 1932, viene nominato Cancelliere della Germania: la conquista del potere prosegue inarrestabile, con la cancellazione dei diritti civili e l’arresto degli oppositori, in un clima di crescente violenza e abusi, culminante nel fatale Ermächtigungsgesetz ( il “decreto dei pieni poteri”) e nell’instaurazione della dittatura.

Il regime mostra il suo vero volto nazionalista e reazionario, oltre che feroce e sanguinario, rinunciando a ogni legame con il socialismo, con l’eliminazione fisica della componente progressista nella Notte dei Lunghi Coltelli e abbracciando in pieno le istanze del capitalismo, mentre dal 1934 Adolf Hitler diventa Führer und Reichskanzler, ovvero Guida e Cancelliere del Terzo Reich. Un moderno paladino, difensore dello stato e del popolo tedesco contro le “minacce” rappresentate dal Comunismo e dagli ebrei, in un immaginario collettivo nutrito dalla propaganda abilmente orchestrata dal ministro Joseph Goebbels ma anche dalle vittoriose imprese militari e dal riconoscimento internazionale.

La prima ispirazione per lo spettacolo – racconta Stefano Massini nell’intervista a cura di Eleonora Vasta, nel programma di sala del Piccolo Teatro – risale «agli inizi degli anni 2000: durante una lezione alla Scuola di Teatro del Piccolo, Luca Ronconi sottopose alle allieve e agli allievi il notissimo monologo con cui si apre il “Riccardo III” di William Shakespeare “Ora, l’inverno del nostro scontento…”. Per evitare che lo affrontassero con eccessivo lirismo, spiegò loro che, quando il testo fu rappresentato per la prima volta, nel pubblico contemporaneo inglese era ancora vivo il ricordo del Riccardo personaggio storico, causa di rovina, guerra, distruzione e morte: “Non dovete pensare a un re con l’ermellino – disse – magari soltanto un po’ disgraziato fisicamente, dovete visualizzare Adolf Hitler, Mein Kampf”».

Quando, nel 2016, in Germania il libro-manifesto del Führer ritorna in libreria, nasce l’ipotesi di «un esperimento spiazzante e feroce: davanti a un video in bianco e nero, un po’ sgranato, in cui Adolf Hitler pronunci le parole di Mein Kampf, la gran parte di noi reagirebbe con un rifiuto netto» – spiega il drammaturgo e moderno affabulatore fiorentino –. «Ma se – come faccio dire nel prologo a Emil Erich Kästner, uno dei tanti scrittori di allora, costretti a smettere di scrivere e ad assistere ai roghi dei libri voluti da Goebbels – le stesse parole venissero dette, oggi, non da Hitler, non da Goebbels, non da Himmler, ma da chiunque altro, prive di alcun riferimento ad Auschwitz, a Treblinka, ai forni crematori e alle camere a gas, ci troverebbero veramente così ostili?».

E prosegue: «Cento anni fa, in una cella del carcere di Landsberg, quelle parole venivano dettate da Hitler; a distanza di un secolo ci raggiungono ancora con la stessa forza, in un contesto in cui la politica si è trasformata in un grande reality show, il voto in televoto e il “rodeo” elettorale in un telequiz che ha come monte premi la guida del paese».

In “Mein Kampf”, Stefano Massini interroga le coscienze sul ruolo e le responsabilità della politica, sull’ambizione e i giochi di potere, sulla capacità di manipolare e orientare le masse, sulla sorprendente efficacia che le parole e il pensiero di Adolf Hitler conservano ancora oggi: «l’albero che ha dato quei frutti, lungi dall’essere secco, continua a fiorire in altro modo» – sostiene Massini – «il rischio di questi tempi non è tornare a marciare nelle piazze con gli stendardi e la svastica, non è la costituzione di una nuova forma di nazionalsocialismo, bensì l’avvento di individui diversi da Hitler nei modi, nei toni, nell’iconografia, perfino nel repertorio socio-culturale-politico, ben lontani da tutta la paccottiglia pseudo mitologica hitleriana, ma che siano tuttavia in consonanza con il senso più profondo delle sue parole.

La società contemporanea ha eretto un monumento al concetto di empatia, dimenticando che essere empatici non è parlare alla testa ma – come Hitler stesso dice – al petto, allo stomaco, alle viscere, dove l’istinto regna incontrastato, dove albergano rabbia, orgoglio, frustrazione e paura: lì Hitler getta il proprio seme. È la cosa per me più impressionante di questo materiale ed è la sua estrema pericolosità».

L’autore

Stefano Massini

È artista associato al Piccolo Teatro di Milano, di cui è stato Consulente Artistico dal 2015 al 2020, dopo il grande successo del suo Lehman Trilogy, diretto da Luca Ronconi nell’edizione italiana, precedente a quella angloamericana firmata dal premio Oscar Sam Mendes. Proprio al Piccolo iniziò la sua carriera teatrale come assistente ospite di Luca Ronconi nel 2001, quattro anni prima di aggiudicarsi il Premio Tondelli a Riccione Teatro. Ha vinto due Premi Ubu (2013 e 2015) e il Premio della Critica nel 2007, anche per gli spettacoli realizzati nel sodalizio artistico tuttora in corso con Ottavia Piccolo.

Teatrante a 360°, scrittore, drammaturgo, narratore, è l’unico italiano ad aver vinto, nel 2022, un Tony Award, premio Oscar del teatro americano, oltre a rientrare nelle terne finaliste del Premio Laurence Olivier e del Premio Molière.

I suoi testi sono attualmente tradotti, pubblicati e rappresentati in 40 lingue sui palcoscenici di tutto il mondo, da Broadway alla Comédie-Française, da Berlino a Madrid, dalla Cina alla Corea, dal Sud Africa a Cile, Iran, Canada, Australia.

Il grande pubblico italiano lo ha scoperto grazie ai suoi interventi in televisione per Piazzapulita, e per altri programmi televisivi, come Ricomincio da Rai 3 (che portò il teatro sul piccolo schermo nei mesi drammatici del Covid) e per il recente e seguitissimo Riserva Indiana su Rai 3. Ha ricevuto alcuni dei massimi premi in Europa (Prix Médicis Essai, Prix Meilleur Livre Étranger, premio Selezione Campiello, premio SuperMondello, premio De Sica, Prix Meilleur Auteur Vivant Les Cyranos 2023). Dal 2016 collabora con il quotidiano la Repubblica come editorialista e critico letterario, oltre che con la rubrica settimanale Manuale di Sopravvivenza. 

Il Financial Times gli ha recentemente dedicato un’ampia intervista-ritratto diffusa nei 5 continenti. La sua partecipazione al Festival di Sanremo 2024, assieme a Jannacci, con la canzone L’uomo nel lampo, sulle morti sul lavoro ha segnato uno dei picchi di ascolto della kermesse. Fra le ultime opere teatrali: L’interpretazione dei sogni, Manhattan Project, Ladies Football Club, Cosa nostra spiegata ai bambini, Matteotti (Anatomia di un fascismo).

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redazione

Ho iniziato a scrivere da ragazzino per passione, poi è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Laurea in Filosofia, scuola di editoria e specializzazione in interaction design. L'idea del mensile mediterraneaonline, nasce nell'estate del 2006, di fronte al mare sardo di Portopino, dopo una lunga riflessione sulla nostra cultura di appartenenza: il Mediterraneo. Abbiamo iniziato in tre, da Cagliari, Barcellona e Milano. Oggi siamo circa trenta redattori che scrivono da otto paesi diversi. Mi piacciono le sfide difficili, e sono convinto che il pubblico di lettori sia molto più preparato di quello che creda il mercato. Buona lettura!

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