Esiste l’enologia accademica e l’enologia praticata, quella di fatto insomma, che andando contro le convinzioni assolute e la postazione sicura che una cattedra può offrire, fra le varie altre cose, cambia il corso del vino, favorendo il cambiamento e la rivoluzione culturale di cui questo settore ha tanto bisogno.
E tanto vale anche per la viticoltura: quella accademica, decisamente devota alla fede delle farmacie agrarie, che s’è occupata fino a vent’anni fa più della parte epigea, avvelenando i terreni, e quella praticata che ha sempre osservato la vite come ad un unicum senziente, dialogando anche con la radice, cuore e cervello di questa pianta.
Spesso si crede siano i sogni a diventare realtà: mentre i sogni si fanno di notte, i meriti si costruiscono di giorno, con ardimentosa passione e pazienza, con esperienza e una visione fuori dal comune. La cosa fantastica di raggiungere dei meriti, senza mai dormire sugli allori, è che questi hanno la capacità di alimentare nuovi sogni.

Succede che Roberto Cipresso la viticoltura e l’enologia l’ha praticata di fatto e continua a farlo, deragliando volutamente dalle comuni convenzioni e dalle pratiche ripetitive, senza abbandonare il rigore scientifico e senza mai cedere all’eccesso creativo dell’improvvisazione. Quarant’anni nel Mondovino, quarant’anni di sogni che si tramutano in meriti e quarant’anni di meriti che alimentano i sogni destinati al sonno di chi si è ostinato a non sentirsi mai arrivato, bensì eterno studente e globetrotter, sempre pronto al confronto.
È il winemaker costantemente con lo zaino in spalla, quello che la viticoltura e l’enologia la pratica di fatto per l’appunto: dalle colline di Bassano del Grappa ai prestigiosi vigneti di Montalcino, dalla Borgogna alle Baleari, dalla Armenia alla California fino alle vette argentine, passando attraverso la mistica concettuale del Parallelo 43.
la storia professionale di Roberto Cipresso, studioso, narratore, assaggiatore, scrittore e winemaker, è quella del praticante il mestiere del vino nella sua totalità e, senza perdersi nella sua totalità, quella di chi riesce a mantenere tuttora un’indole curiosa e appassionata per una materia, viva e vivace, verso una costante ricerca di senso, ove non può esistere un centro di gravità permanente, giacché il volto della terra e il so magnetismo cambiano nel tempo e nel luogo, poiché ogni terroir e ogni vendemmia non potrebbero mai essere uguali a loro stesse. In realtà Roberto Cipresso ne ha tenute di lectiones magistrales, come si può vedere da qui, e il conferimento del dottorato è la chiusura di un cerchio che unisce pratica, ricerca e cognizione scientifica.

Ciò che non si vede scorrendo la sua story line è quanto è accaduto oggi 19 marzo 2026 nell’altro emisfero: la comunità enologica internazionale ha celebrato Roberto Cipresso in un momento di altissimo valore simbolico e accademico per la sua straordinaria carriera, conferendogli il titolo di Dottore Honoris Causa in Scienze Agrarie. Con il qui presente decreto rettorale, è stato attribuito presso la Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Nazionale di Cuyo, nel distretto di Mendoza, il riconoscimento a un uomo che ha scelto di non applicare formule, ma di trasformare l’enologia in una forma di conoscenza del mondo, così come ha contribuito a inaugurare l’Umanesimo del Vino con Mosaico per Procida.

Occorre dire che la Laurea Honoris Causa in Scienze Agrarie non è in tal caso un semplice tributo alla carriera, ma la validazione scientifica di una visione che ha cambiato radicalmente la viticoltura sudamericana, elevando il vino da prodotto agricolo a narrazione storico-geologica. In occasione della cerimonia Roberto Cipresso ha tenuto una Lectio Magistralis dal titolo “Terroir: único camino para el vino de mañana” ove ha tenuto a precisare che, in un’era segnata dal cambiamento climatico e dall’omologazione dei gusti, la sfida decisiva non può che essere la seguente: il Terroir non è un’opzione, ma l’unica strategia di resilienza; infatti, come ha tenuto a ribadire Cipresso, solo attraverso l’ascolto profondo del suolo e il rispetto della sua biodiversità geologica sarà possibile produrre vini che abbiano longevità, verità e autenticità.
La consacrazione di Roberto Cipresso ad ambasciatore virtuoso dell’Enologia e della Viticoltura di fatto, oltre che del vino made in Italy nel mondo, è avvenuta decenni orsono, senza troppo rumore. In Argentina si sono più che accorti del suo valore, in termini professionali e di umanità, le mie felicitazioni personali più caloroso e il mio più grande auspicio sono un’unica cosa: tra le vecchie e stanche mura universitarie speriamo se ne accorgano anche in Italia, perché è evidente che nella nostra terra siamo non poco restii a riconoscere onore al merito.
