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Cultura

Leon d’Oro, quel ristorantino che sa di Napoli…

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo10 Marzo 2026Updated:19 Marzo 2026Nessun commento5 Mins Read
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Si può tranquillamente affermare che piazza Dante a Napoli è senza dubbio uno spartiacque importante per la città di Napoli: ubicato nel cuore del centro storico, funge da giuntura tra i quartieri San Giuseppe e San Lorenzo, delimitata da via Toledo e Port’Alba, essa stessa cuore della cultura partenopea, tant’è che vi resiste da cent’anni la Libreria Amodio tra passione, aneddoti, tendenze letterarie e storie cittadine.

La bellissima piazza Dante, originariamente chiamata “Largo del Mercatello” nel XVI secolo, è stata poi riprogettata nel XVIII secolo da Luigi Vanvitelli e battezzata come “Foro Carolino“. Grazie all’emiciclo con le 26 statue raffiguranti le virtù di Carlo III di Borbone e alla statua centrale di Dante Alighieri, risalente al 1871, è una piazza molto articolata e complessa, con un’ampia area pedonale, e vi è imperniato il celebre Convitto nazionale Vittorio Emanuele II, complessi storico-religioso che oggi ospita una scuola primaria, una scuola secondaria di primo grado e tre scuole di secondo grado, tra cui un liceo classico europeo, sia ESABAC che spagnolo, un liceo scientifico tradizionale e un liceo scientifico sportivo.

Insomma, piazza Dante è un epicentro culturale della napoletanità ed è la porta di accesso ad altre aree storiche e luoghi d’interesse abbastanza vicini, come ad esempio Napoli Sotterranea, la Galleria Borbonica, le Catacombe di San Gennaro, l’Accademia delle Belle Arti con la sua storica gipsoteca includente anche calchi rinascimentali, il Museo Cappella Sansevero con il suo Cristo Velato, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Via San Gregorio Armeno, il Lungomare Caracciolo e Spaccanapoli.

Proprio al civico 48 di piazza Dante si trova il ristorante Leon d’Oro, che vista la premessa è evidente ormai nulla abbia a che vedere con la Serenissima. L’ubicazione è strategica e il respiro culturale dell’antica città è vivo e tangibile ma, malgrado il passaggio privilegiato del turista, qui la parlata è ancora quella di Eduardo De Filippo, tant’è che da oltre cinquant’anni è il punto di riferimento irrinunciabile per chi, locale o foresto, voglia godersi una Cucina Napoletana semplice, diretta e senza fronzoli.

Il locale è piccirillo ma pieno di devozione e dalle sue cucine i profumi si riversano su piazza Dante, fornendo quel condimento gastronomico alla cultura, completandola.

Acquisito inizialmente da Nunzio Cuomo al tempo in cui il ristorante tipico napoletano si chiamava “Il Maranese”, si può ben dire che il Leon D’Oro sia operativo da oltre cinquant’anni e attualmente vede, come unico patròn, Tonino Esposito.

Dall’adesione iniziale alla convenzione per gli allievi del Conservatorio di San Pietro a Majella, molti dei quali oggi rinomati maestri e professori di musica, ancora affezionatissimi clienti del Leon d’Oro, il ristorante di Tonino Esposito ha attraversato risvolti epocali, difficoltà e crisi economiche, restando sempre fedele a sé stesso e alle sempre apprezzate proposte gastronomiche. La galleria fotografica è una testimonianza delle personalità politiche, del mondo della cultura e dello spettacolo che da Napoli, dall’Italia e dal resto del mondo che, affettuosamente ritratte assieme Tonino Esposito, hanno frequentato e continuano a frequentare il Leon D’Oro per l’atmosfera e i piaceri della tavola.  Persino altri importanti ristoratori e ambasciatori della cucina italiana nel mondo, come ad esempio Salvatore Scala del Naples 15 a Madison, non resistono al richiamo, una volta in patria, di passare a trovare Tonino al ristorante Leon D’Oro per degustare una cucina napoletana di altri tempi e che profuma di casa, di familiarità, sapori autentici, e ricordi indelebili.

Sullo sfondo del ristorante il forno rigorosamente a legna, strizza l’occhio alla tentazione di ordinare una pizza classica napoletana assieme agli antipasti. Qui la cucina segue una certa stagionalità ma non mancano mai i must della gastronomia campana e partenopea: zucchine alla scapece, melanzane a scarpone, scarole capperi e olive, parmigiana di melanzane, prima fritta e poi ripassata al forno, sono alcuni degli starter al buffet, pasta e patate, lagane e ceci, pasta e piselli, gnocchi alla sorrentina, il favoloso ragù napoletano con le candele spezzate, magari riposato, e la mitica genovese, sono solo un esempio dei primi che il Leon d’Oro offre assieme allo spaghetto a vongole o alle cozze, piuttosto che alla puttanesca. Seguono le carni nei sughi classici, come la braciola e le cotiche del ragù, il pezzo di muscolo della genovese, quindi le polpette al sugo, le salsicce con i friarielli e un tripudio di ortaggi e verdure in accompagnamento.

Se è vero che la cucina napoletana è la pummarola e il vegetale che nascondono la voglia di carne, eccellentemente celebrata nei sontuosi piatti, è altrettanto vera che il mussillo di baccalà, le grigliate di mare, tra cui i calamari alla brace e i polpi alla Luciana dimostra la sua natura marinara. Specialmente di questi tempi, tra i dessert proposti, non mancano le zeppole di San Giuseppe, sia fritte che al forno, la pastiera napoletana vista la Pasqua imminente e i grandi classici della pasticceria napoletana come i babà e le sfogliatelle. Insomma, grazie a Tonino Esposito, maestro garbato e gioviale, sempre pronto a dare consigli, con una discrezione e una cortesia di altri tempi, e alla sua brigata di scugnizzi attenti alle esigenze del cliente e dal passo svelto, il ristorante Leon d’Oro resta una tappa obbligata e immersiva per tutti gli amanti della cucina napoletana, un manifesto vivente di cultura e filosofia commestibile, gustosa e sfiziosa assai.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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