“Luogo dove germoglia la vite sotto l’alta montagna, nella quale il verde lussureggiante protegge le zone più brulle”, così San Venazio Fortunato, vescovo di Poitiers, amava descrivere Valdobbiadene nel VI secolo. In realtà le origini della viticoltura in queste terre sono ben più remote e il vino prodotto era conosciuto anche all’Antica Roma: infatti, la più significativa traccia della coltivazione delle uve consiste in una stele funeraria che menziona i vendemmiales, termine latino che indicava le celebrazioni legate alla vendemmia.

Le tappe storiche che ci conducono al moderno Prosecco, la cui origine affonda le radici tra le colline di Treviso e di Belluno, terre vocate per l’uva Glera, grazie al clima fresco e ventilato, oltre che al terreno ricco di minerali, modellato dai ghiacciai dolomitici, raccontano specifici accadimenti: dalla fontana di Nettuno da cui la popolazione locale fece sgorgare, nel 1574, il bianco vino delle colline in occasione del passaggio di Enrico III, regnante di Polonia, alla prima testimonianza scritta del termine “Prosecco”, comparso nel poemetto “Il Roccolo Ditirambo” nel 1754 di Valeriano Canati, sotto lo pseudonimo di Aureliano Acanti, preceduta soltanto di qualche secolo, e siamo al 1593, dalla citazione di “Prosecho” negli appunti di viaggio dell’inglese Fynes Moryson in visita nel triestino, sono soltanto alcuni esempi; non di meno, sarà Francesco Maria Malvolti a farne ulteriore menzione nel VIII volume del Giornale d’Italia del 1772.
Dopo la selezione di un clone di Prosecco di altissimo pregio nel 1868, da parte del conte Marco Giulio Balbi Valier, nello stesso anno in cui Antonio Carpenè fondava la Carpenè Malvolti, perfezionando il processo di spumantizzazione, importante per tutta l’area sarà l’impulso scaturito dalla fondazione della Scuola Enologica di Conegliano, avvenuta nel 1876, mentre bisognerà attendere il 1924 per vedere trascritto in etichetta il nome di questo celebre vino spumantizzato.

Insomma il percorso compiuto nel Prosecco, tra l’altro prima Strada del Vino riconosciuta in Italia nel 1966, è stato decisamente lungo e articolato per tutta una serie di episodi che sono oggi parte del patrimonio storico-culturale del nostro Paese.
In un contesto così complesso per la cultura enologica del Prosecco, testimonial del made in Italy nel mondo, spicca la famiglia Bottignolo, la cui storia ha avuto inizio verso il 1600, proprio in quel di Valdobbiadene: per l’azienda vitivinicola era l’epoca del Prosecco dei Bethignoli; dopo un’esperienza secolare, a tener viva la tradizione di famiglia, ci sono Cristian e Alessandro, forti della passione tramandata dai genitori Gino e Romangela Bottignolo, e che oggi sono riusciti non soltanto a innovare tutta la produzione, ma a esportare il loro territorio nel mondo.

Il N.1 Prosecco Superiore Brut Valdobbiadene Docg di Bottignolo viene prodotto con uve Glera con piccole quote di Verdiso e Perera, raccolte e selezionate interamente a mano nella seconda metà di settembre. Il N.1, le cui uve vengono allevate ai piedi delle prime elevazioni prealpine, viene vinificato in bianco a temperatura controllata, subendo una lenta rifermentazione in grandi contenitori, arrivando a un residuo zuccherino di circa 9 grammi/litro.
Il N.1 Prosecco Superiore Brut Valdobbiadene Docg si presenta all’esame visivo con un colore giallo paglierino tenue, decisamente brillante e caratterizzato da un perlage piuttosto fine, con bollicine abbastanza numerose e persistenti. Il bouquet olfattivo si apre con i riconoscimenti floreali di biancospino e acacia, seguiti dalle note di salvia essiccata, marshmallow alla banana, mela limoncina e guayaba. In bocca la verve di freschezza e sapidità si fa intrigante proprio grazie al perlage, definendo il sorso per verticalità e ritorni agrumati. Risotto al N.1 mantecato al Montasio stagionato, crudo di gamberi e lime.
