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La Bisbetica Domata di William Shakespeare nell’Isola tra Olbia, Meana Sardo, Dorgali e Carbonia

Una riflessione sulla condizione femminile e sul ruolo della donna
redazioneBy redazione5 Febbraio 2026Updated:19 Marzo 2026Nessun commento7 Mins Read
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la bisbetica domata
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La bisbetica domata

di William Shakespeare

con Domenico Ammendola, Andrea Avanzi, Matteo Baschieri, Carlotta Ghizzoni, Ettore Marrani, Francesca Rossi, Gabriele Tondelli, Victoria Vasquez

musiche originali Luigi Pagliarini | light design Giancarlo Vannetti

realizzazione scenografica Donatello Galloni | costumi Valentina Donatti, Francesca Tagliavini

maschere artigianali Safir di Graziano Viale

tecnico audio e luci Gabriele Orsini | assistente alla regia Martina Chiello

regia Domenico Ammendola

produzione NoveTeatro

venerdì 6 febbraio – ore 21 – Cine/Teatro “Olbia” – Olbia

sabato 7 febbraio – ore 21 – Teatro San Bartolomeo – Meana Sardo

domenica 8 febbraio – ore 20.30 – Auditorium Comunale – Dorgali

lunedì 9 febbraio – ore 20.30 – Teatro Centrale – Carbonia

Una riflessione sulla condizione femminile e sul ruolo della donna nella società con “La Bisbetica Domata” di William Shakespeare, nella mise en scène di NoveTeatro, con la regia di Domenico Ammendola, in cartellone venerdì 6 febbraio alle 21 al Cine/Teatro “Olbia” di Olbia, sabato 7 febbraio alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo, domenica 8 febbraio alle 20.30 all’Auditorium Comunale di Dorgali e lunedì 9 febbraio alle 20.30 al Teatro Centrale di Carbonia sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio ed il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.

La celebre commedia è incentrata sulla figura di Caterina, una giovane donna di forte temperamento e poco incline alle nozze, a differenza della sorella Bianca, bella e gentile: il carattere e il comportamento della figlia maggiore mettono in difficoltà il padre, il gentiluomo padovano Battista Minola, che vorrebbe invece trovarle marito e decide così che neppure la minore, per cui non mancano i corteggiatori, potrà sposarsi prima del matrimonio dell’intrattabile primogenita.

Nella pièce emerge lo spirito ribelle della fanciulla, la sua volontà di non sottomettersi a un uomo e i suoi modi rudi appaiono come una difesa contro le regole e le convenzioni della società: Caterina rifiuta per sé il modello della moglie mite e sottomessa e, per la disperazione del padre, preferisce conservare la propria indipendenza e la propria libertà. Si fa avanti tuttavia un pretendente, il nobile Petruccio, interessato unicamente alla ricca dote della fanciulla e convinto di poterla in qualche modo rieducare, trasformandola in una sposa solerte e ubbidiente: Battista Minola accondiscende alle nozze e concede la mano della riluttante Caterina… inizia così il singolare e surreale esperimento, una vera e propria terapia d’urto… con esiti davvero sorprendenti.

Una commedia divertente che fa sorridere e pensare: la modernità di Caterina, che si mostra rude e sgarbata (anche) per tenere a bada corteggiatori molesti o ipotetici aspiranti mariti, messa in risalto per contrasto dalla naturale mitezza di Bianca – inevitabile il confronto con le figlie di Edipo Antigone e Ismene, famose sorelle del mito – al di là degli aspetti comici della situazione e dall’impasse che impedisce le nozze di Bianca, risolto “brillantemente” dall’arrivo di Petruccio, sta proprio nella sua volontà di emanciparsi dall’autorità e dal potere maschile.

La conclusione paradossale – o ironica – che si presta a molteplici interpretazioni, da una “finzione”, una recita a beneficio di un uomo arrogante e degli stolti convenuti a una “resa” di fronte alle violenze fisiche e psicologiche, con la consapevolezza di non poter (o non voler più) lottare contro le leggi del patriarcato, non diminuisce anzi mette ancor più l’accento sulla questione – e inevitabilmente affiorano alla mente immagini di altre donne “ribelli” e non rieducabili.

Sotto i riflettori (in rigoroso ordine alfabetico) Domenico Ammendola, Andrea Avanzi, Matteo Baschieri, Carlotta Ghizzoni, Ettore Marrani, Francesca Rossi, Gabriele Tondelli e Victoria Vasquez, le musiche originali sono di Luigi Pagliarini, i costumi di Valentina Donatti e Francesca Tagliavini, le maschere artigianali a cura di Safir di Graziano Viale, il disegno luci di Giancarlo Vannetti, con realizzazione scenografie a cura di Donatello Galloni, (tecnico audio e luci Gabriele Orsini e assistente alla regia Martina Chiello) in un suggestivo allestimento per la regia di Domenico Ammendola, produzione NoveTeatro. 

«La questione femminile ne “La Bisbetica Domata” di William Shakespeare è un tema centrale e controverso, poiché l’opera affronta in modo ironico e ambiguo il ruolo della donna nella società patriarcale dell’epoca elisabettiana – sottolinea il regista Domenico Ammendola –. «Il ruolo subordinato della donna, il matrimonio come contratto economico e sociale in cui la donna deve obbedire all’uomo, riflettono una visione patriarcale in cui la donna “ideale” è quella obbediente e silenziosa. Caterina sfida i codici sociali con la sua lingua tagliente e il suo rifiuto ad obbedire. Questo la rende indesiderabile per il mondo che Shakespeare ci racconta, ma anche simbolo di resistenza. La sua scelta di sposare infine Petruccio è vista da alcuni critici come un’amara sconfitta, da altri come una strategia ambigua o ironica».

E infatti, prosegue il regista: «Il monologo finale di Caterina, in cui esorta le donne a sottomettersi ai mariti, è spesso interpretato in modi diversi: può essere letto come una vera accettazione del ruolo imposto oppure come una parodia o una beffa rivolta al pubblico maschile». William Shakespeare disegna un vivido affresco della società, ma non esprime un giudizio personale, lasciando spazio ai differenti punti di vista dei vari personaggi: «Satira o conservatorismo?» – si chiede Domenico Ammendola –. «Alcuni studiosi vedono la commedia come una critica ironica alla misoginia, altri la leggono come una conferma dei valori tradizionali. Shakespeare, credo, volesse esattamente giocare proprio su questa ambiguità. In conclusione ritengo che “La Bisbetica Domata” offra una riflessione tutt’altro che semplice del ruolo della donna: se da un lato rispecchia gli stereotipi del suo tempo, dall’altro lascia spazio a interpretazioni più moderne e critiche, ponendo interrogativi ancora oggi attuali su identità, potere e libertà femminile». 

Nel mettere in scena lo stereotipo temibile della moglie non sottomessa, William Shakespeare inventa il personaggio di Caterina, le cui ragioni per opporsi al matrimonio risultano non meno valide di quelle che (almeno in apparenza) la spingono infine a trasformarsi in una sposa devota: questa giovane donna dal carattere terribile è un’eroina che anticipa i tempi – ma in fondo la stessa Elisabetta d’Inghilterra, la “regina vergine” figlia di Enrico VIII aveva compiuto lo stesso atto di ribellione, rifiutando le nozze per conservare per sé il potere e la corona. Nella pièce il grande drammaturgo inglese inserisce una cornice metateatrale, così che la storia de “La Bisbetica Domata” è soltanto una commedia, rappresentata davanti agli ospiti e ai servitori di una locanda nel bizzarro e malizioso prologo, ma la trama diventa emblematica – pur nella sua dimensione parodistica e esasperata – nel definire i confini e i ruoli nella vita di coppia. 

“La Bisbetica Domata” riflette la ricchezza di sfumature dell’universo shakespeariano e più che un monito per gli innamorati e gli aspiranti mariti, come un invito a considerare meglio il carattere delle future spose – ché invece di una sposa docile potrebbero ritrovarsi accanto una donna autoritaria o peggio ancora d’indole selvaggia o crudele – è uno specchio della società nell’epoca elisabettiana. Il destino delle donne è quasi inevitabilmente il matrimonio, istituzione civile e religiosa su cui si fondano le relazioni tra famiglie e le alleanza tra stati: sulla scena, come nella vita, ciascuno indossa una maschera, per nascondere il volto e sentimenti e pensieri segreti, e mostrarsi così agli occhi degli altri nel gran teatro del mondo.

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