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Il mistero degli animali in bottiglia, svelato il segreto: ecco il ‘trucco’ di Fourcault

RedazioneBy Redazione10 Gennaio 2026Nessun commento3 Mins Read
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(Adnkronos) – È stato finalmente svelato il segreto degli animali in bottiglia della misteriosa collezione tassidermica di padre Jean Baptiste Fourcault, patrimonio del Must – Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma. Un articolo appena pubblicato su “Museologia scientifica” scioglie un interrogativo che resisteva dal Settecento. Autori del lavoro sono il direttore scientifico del Must, Davide Persico, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, Maria Amarante della Unità operativa Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, la docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Antonella Volta e la laureanda Alice Giovagnoni. 

La piccola serie di esemplari tassidermici in ampolle di vetro, perfettamente conservati dopo quasi tre secoli, è ciò che rimane del Gabinetto ornitologico settecentesco di padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi che contribuì alla fondazione del Museo di Parma. Le ampolle di vetro, uniche e fatte realizzare appositamente, presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso, e gli elementi utili per contestualizzarli scenograficamente. 

Ma animali ed elementi scenografici come erano stati introdotti nelle ampolle, se l’unico foro era troppo stretto per permetterne il passaggio? Finora era stato impossibile comprendere la tecnica utilizzata, che padre Fourcault non rivelò mai e che, dalla seconda metà del Settecento, ha incuriosito studiose e studiosi, rimanendo un mistero. 

Ora, con metodologie moderne di indagine come la radiografia e la tomografia assiale, oltre che con lo studio di alcuni esemplari conservati nelle teche non originali, il mistero è stato svelato. Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault, svelando che quello che sembrava essere il foro d’ingresso era in realtà un’apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all’apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo.  

L’apertura reale era generalmente larga il triplo, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili come ad esempio il cranio degli animali e gli oggetti in legno che si è scoperto essere composti da elementi assemblati poi all’interno in corpi solidi più grandi. Il corpo degli animali, invece, venne preparato per essere compresso e introdotto. Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine dell’apertura dell’ampolla erano state camuffate dal Fourcault mediante eleganti cordicelle avvolte tutto intorno e le linee di giunzione degli oggetti in legno nascoste da carteggi incollati: perfetta dunque “l’illusione” per chi guarda.
 

“Le campane di Fourcault – si legge nella conclusione dello studio – hanno una valenza tassidermica peculiare. Esse non rappresentano solo un laborioso metodo di conservazione di animali impagliati nel tempo, ma vi è anche, da parte dell’autore, la chiara volontà di creare oggetti museali artistici unici, con l’innegabile arguzia di trarre in inganno l’osservatore”. (di Paolo Martini) 

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