Negli ultimi anni i tratti più distintivi dell’Irpinia evidenziano quattro elementi preponderanti: il fattore climatico, reputato paradossale poiché, malgrado il climate change, ha consentito delle vendemmie anticipate che hanno conferito equilibri inaspettati, relegando maggiore morbidezza ai tannini, ad esempio; il fattore eroico della viticoltura, con uve che si raccolgono sempre in pendenza e che richiedono grande manualità e costi in crescendo; il fattore identitario, caratterizzante e unico ma rischioso allo stesso tempo, sia sui mercati nazionali che esteri; il fattore enoturistico, oggi sempre più decisivo, e fortunatamente in crescita in provincia di Avellino, assieme alla necessità di divulgare il valore del territorio e dei vini attraverso la cultura e una comunicazione possibilmente più efficace.
Il potenziale del Taurasi
Specialmente il Taurasi, vino emblematico della terra irpina e del Sud Italia, capacissimo di giocarsela a testa alta con il Barolo, sia per l’alta profilazione enologica qualitativa che per la capacità di affinamento, testimonia quanto l’Irpinia sia una terra difficile, anche perché prevalentemente di montagna, e che trova il suo equilibrio tra contraddizioni e stridii, il cui risultato è una somma di caparbietà e pazienza, tradizione e strategia, armonizzati dal tempo, proprio come questo vino esige.

Soprattutto a Montemarano, l’area in cui le uve Aglianico, deputate alla produzione della storica Docg Taurasi, si raccolgono praticamente per ultime, considerazioni come la durezza delle pratiche viticole, il lavoro manuale e i modesti volumi produttivi, assumono una dimensione ancora più incidente per le cantine locali.
Il Taurasi Montemaranese
Questo piccolo borgo, rientrante nell’area sismica della provincia e con circa di 3000 abitanti, rappresenta uno dei territori con la più antica vocazione vitivinicola, rappresentando il vigneto ad Aglianico più grande d’Irpinia, con più di 160 ettari all’attivo, appena dopo il comune di Taurasi e subito prima del comune di Paternopoli, con terreni a prevalenza argillosa, con presenza di ciottoli e materiale piroclastico. Fondato dal generale sannita Mario Egnazio, come leggenda vuole, Montemarano vede le sue vigne esposte prevalentemente a Nord e con altimetria variabile dai 336 agli 976 metri sul livello del mare, e sorge alle propaggini del Massiccio del Tuoro, verso la riva sinistra del fiume Calore, vicinissimo al torrente Chionzano.

La Dedizione di Giovanni Molettieri
È dal 1999 che la Cantina Giovanni Molettieri vive questa realtà con caparbia passione ed opera in vigna grazie all’esperienza tramandata di generazione in generazione nella cura per la vite. Oltretutto, Giovanni Molettieri esercita da oltre trent’anni ormai non soltanto il suo amore per il vino ma anche per il territorio, di cui è fedele ambasciatore, portando avanti il racconto e la divulgazione di attività come la Sagra del Vino, il Carnevale Montemaranese e la Festa del Bosco, in una Montemarano dal fascino antico che si celebra attraverso il borgo medievale, il museo dei Parati Sacri, il museo etnomusicale, il museo del Vino e l’arte normanna.

Il Senex di Giovanni Molettieri: un Fuoriclasse tra i Taurasi
Il Senex di Giovanni Molettieri, incarna tutto questo e, nomen omen, il gusto autentico delle cose antiche che si tramandano come i valori familiari più autentici, oggi riversati, come per un vero e proprio passaggio di testimone, attraverso Fonte del Gelso Taurasi Riserva Docg, cru aziendale che gli è succeduta.
Nel 2012 la vendemmia ha dato circa 1,5 kg per pianta nella parcella di terreni situati nelle contrade Iampenne e Chianzano di Montemarano, qualcosa come 45 quintali approssimativi per ettaro: costi fuori scala, viticoltura eroica e identità forte, in un clima decisamente freddo, hanno caratterizzato l’impegno e la promessa di questa cantina nella qualità dell’uva che ha forgiato il Senex, raccolte al momento della completa maturazione fenolica. Dopo diraspatura e pigiatura, le uve sono state sottoposte a fermentazione alcolica con macerazione intensa, seguita dalla fermentazione malolattica e invecchiamento in barriques di rovere francese per un periodo di oltre 20 mesi. Successivamente il Senex ha maturato per 3 anni in acciaio, per poi affinare in bottiglia per altri 18 mesi.
Il Senex, nella storia produttiva di Giovanni Molettieri, è un vino che ha lasciato il segno e proprio per questo ha trovato la sua linea di successione nel Fonte del Gelso: particolarmente l’annata 2012, nella Guida Vini Buoni d’Italia del 2022, è stata designata tra i “Vini da non perdere“, mentre la Guida Vitae del 2024 gli ha assegnato 4 tralci.

Il Senex Taurasi Riserva 2012 di Giovanni Molettieri si presenta al termine di questo 2025 con tutte gli elementi che lo elevano a condensato del genius loci del territorio montemaranese, a partire già dall’aspetto: una veste dal rosso granato intenso e profondo, con nuances appena percettibili verso l’aranciato e di gran consistenza.
Il Senex Taurasi Riserva 2012: Degustazione e Abbinamento
Personalità ed eleganza sono i tratti distintivi di un bouquet che si apre con il floreale di pot-pourri di viola e rosa, quindi seguono gli accenni vegetali di rabarbaro, poi il fruttato della rosa canina e delle more di rovo, ancora vivide dopo oltre un decennio! I riconoscimenti odorosi si infittiscono: la confettura di mirtilli, la prugna essiccata e l’amarena sotto spirito, coesistono entro una cortina di affumicato da caldarrosta, seguite da note di fava tonka lievemente vanigliata, da accenni balsamici da radice di liquirizia e pepe di Sichuan. Il sorso, per quanto materico ed esplosivo, esprime piacevolezza e complessità: tannini ancora evidenti ma piacevoli, sapidità e freschezza finale inondano il palato di succulenza in maniera sinuosa. In bocca tornano i profumi percepiti precedentemente, più marcatamente la ciliegia, il cioccolato amaro e l’arancia conft, unitamente al filo sottile dei grani di ginepro e del tabacco scuro. La chiusura è finemente amaricante ed evidenzia, nel quadro complessivo, coerenza enologica, e quindi armonia e persistenza aromatica intensa.

Vino di cui si sentirà nostalgia di una bottiglia da stapparsi fra almeno 10 anni e che adesso merita di essere celebrata con una tagliatella all’uovo e tartufo nero incorporato, condite con ragù di cinghiale.
