La sala di Caveau14, a Giugliano in Campania, aveva il respiro lungo delle attese importanti. Le luci illuminavano i calici ancora vuoti, come a preparare lo sguardo a un incontro non solo con un vino, ma con un’idea. Quando la giornalista Antonella Amodio ha preso la parola, accanto a Raffaele Di Maro di Podere 1925 e all’enologo Gianluca Tommaselli, il pubblico di addetti ai lavori, appassionati e curiosi del gusto ha capito che non si trattava di una semplice presentazione: 021 aveva qualcosa da raccontare, qualcosa che parlava di territori, di famiglia e di tempo.

021 – Metodo Classico millesimato da uve Falanghina beneventana –
La conduzione di Amodio ha intrecciato narrazione e tecnica: dal racconto del progetto alla degustazione guidata, con Raffaele Di Maro a portare la voce della famiglia e dell’azienda, e Gianluca Tommaselli a rivelare i tratti identitari del vino.
Perché “021”: numeri che raccontano una famiglia
È stato svelato anche il “segreto” del numero: 021 non è solo una sigla, ma un codice affettivo e territoriale, le colline beneventane incontrano la freschezza della Falanghina e la tensione minerale del Metodo Classico, ma soprattutto è una dedica, 021 celebra la nascita di Serena, figlia di Raffaele Di Maro e Flavia, arrivata nel 2021: un numero che diventa parola, una data che diventa progetto. È la prova che una famiglia può farsi azienda e che ogni bottiglia può contenere una storia.

La storia inizia nel 1956, quando Vincenzo Di Maro – nato nel 1925 – getta le fondamenta di un’azienda che oggi porta nel nome la memoria del suo anno. Oggi, in prima linea, la terza generazione: Amalia, Stefania e Raffaele, sostenuti da papà Nicola e mamma Angelina. Dalle prime vinificazioni artigianali ai vini sfusi di qualità, fino alla svolta del 2016 con le prime etichette imbottigliate: un percorso fatto di scelte, investimenti, tecnologia, ma senza mai tradire la propria identità. Nel 2018 la gamma cresce con aglianico (rosso e rosato), falanghina, greco, fiano, primitivo, e una Falanghina spumante metodo Charmat, mentre le DOP Campi Flegrei (Piedirosso e Falanghina) siglano un legame profondo con la terra ardente. 021 è, in questo viaggio, il passo successivo: alzare l’asticella con un Metodo Classico millesimato.

La sfida del Metodo Classico: tecnica e carattere
021 nasce da uve Falanghina del beneventano, selezionate e raccolte nell’ultima settimana di agosto. La vinificazione è attenta ai dettagli e ai tempi della varietà; completata la presa di spuma, il vino viene imbottigliato dopo quattro mesi. Ne risultano 1.500 bottiglie: una produzione piccola per scelta, che custodisce la precisione e l’ambizione del progetto.
Il Metodo Classico, qui, non è esercizio di stile, ma linguaggio. La Falanghina beneventana porta in dote acidità, fragranza e tensione; il lavoro di cantina ne modella il profilo in direzione dell’eleganza, cercando finezza del perlage, profondità aromatica e un equilibrio gustativo che non rinuncia alla verticalità. Nel calice 021 si presenta giallo paglierino con riflessi dorati, illuminati da un perlage fine e persistente. Al naso emergono nette note di nocciola tostata e scorza di pane, segni di un rapporto virtuoso con il tempo e i lieviti; progressivamente si affacciano fiori bianchi, una lieve nota agrumata e un’eco minerale. In bocca il sorso è teso e sapido, sostenuto da una buona acidità. Senza residuo zuccherino, 021 sorprende per la sua morbidezza cremosa, una carezza che non toglie slancio, ma anzi accompagna il finale pulito e lungo che invita al secondo assaggio.



021 è uno spumante di ampio spettro gastronomico. Perfetto come aperitivo identitario, trova la sua vocazione a tavola:
da Caveau 14 Wine Boutique a Giugliano sono state degustate le due annate ‘21 e ’24 in pairing con frittura marinara, pinza con gamberi crudi e una selezione di quattro formaggi francesi.
Un racconto che resta
C’è una frase che, a fine serata, è rimasta nell’aria del Caveau14: “Una famiglia che si è fatta azienda”. 021 è esattamente questo: il passaggio di testimone di tre generazioni che hanno custodito un’idea di qualità e appartenenza. È il simbolo di una Campania che non ha paura di innovare senza rinnegare la propria anima, di un Sud che trova nella precisione tecnica e nella narrazione del territorio la sua forza.
021 è una chicca – per produzione, per dettaglio, per carattere – ma soprattutto è un invito: aprite la bottiglia, ascoltate la bolla, lasciate che il calice racconti il Sannio più vero.
