È ufficiale! Qualche ora fa, precisamente alle 10:44, è arrivato finalmente il verdetto da Nuova Delhi in India: la Cucina Italiana è stata proclamata dal Comitato Intergovernativo dell’Unesco, con decisione unanime, patrimonio immateriale dell’umanità.
Le motivazioni del riconoscimento
Nel testo della delibera si leggono le seguenti motivazioni a sostegno dell’attesissima decisione:
“Miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie“
“Un modo per prendersi cura di sé stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda“.

Inoltre l’Unesco ha voluto sottolineare quanto segue…
“Favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza“.
In effetti, sempre citando le ragioni più caratterizzanti enunciate durante il verdetto, l’Unesco ha stabilito che l’atto del cucinare è per noi italiani “un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Essendo una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili, la cucina svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali“.

Un percorso che nasce idealmente nel 2019
È oggettivamente una data da ricordare per l’Italia quella del 10 dicembre 2025 in quanto è stato riconosciuto agli occhi del mondo intero le straordinarie peculiarità della cultura italiana attraverso il cibo e l’antica consuetudine mediterranea del dono e della condivisione, che nel nostro Paese si celebra da millenni, un biglietto da visita del nostro Popolo che significa benvenuto.
Per quanto sia evidente il valore della Cucina Italiana a livello globale, bisogna considerare che la decisione da parte del Comitato dell’Unesco non è stata affatto immediata come si potrebbe pensare: la candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità è stata proposta per la prima volta nel 2019, grazie a un’idea di Maddalena Fossati, direttrice della rivista “La Cucina Italiana”, e da Silvia Sassone, al timone di un’importante agenzia di comunicazione.

Nel 2020 le due proponenti, grazie al conduttore televisivo Federico Quaranta, furono messe in contatto con Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, oggi direttore della cattedra Unesco sul patrimonio culturale presso lo stesso ateneo, grazie al quale è avvenuta la redazione del dossier. Soltanto dopo alcuni tentativi, finalmente nel 2023 le possibilità sono state accresciute grazie alla forte fiducia nel progetto da parte di Gianmarco Mazzi, sottosegretario al Ministero della Cultura, e all’attività congiunta tra questo dicastero e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Dall’Arte della Pizza all’incoronazione della Cucina Italiana
Grazie ad un’azione efficace e congiunta la via per New Delhi è diventata in pratica meno tortuosa, per lo meno non quanto lo è stata nel 2017 e cioè quando l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano divenne patrimonio culturale immateriale dell’umanità con maggiori difficoltà.
Dunque oggi la Cucina Italiana rientra di diritto nel ristretto gotha dei patrimoni culinari sanciti dall’Unesco, tra cui la Cucina Tradizionale Messicana, cioè quella legata allo Stato di Michoacán e alle popolazioni indigene, il Pasto Francese e ilWashoku, il Pasto Tradizionale Giapponese, oltre a un cospicuo elenco di preparazioni come la Baguette Francese, l’atto e la preparazione del Kimjang Coreano, il Caffè Turco e Arabo, lo Hawker di Singapore, la Ftira Maltese, il Pane Azimo Turco, il Koshary Egiziano e il Ceviche Peruviano, giusto per citare qualche esempio, per non parlare della nobilitazione della figura del pizzaiolo napoletano, come già detto.

Anche se il riconoscimento della Cucina Italiana arriva soltanto adesso, dopo un lungo percorso, va ribadito il suo primato in quanto a unicità e in valore assoluto: infatti, diversamente dalle cucine delle altre nazioni, l’Italia può vantare di avere l’unica forma di cultura gastronomica ad essere patrimonio Unesco nella sua interezza, sotto ogni forma e nella totalità di ogni singolare regione e in qualsiasi casa ove essa venga celebrata.
L’unicità della Cucina Italiana nel contesto internazionale

Il contributo della Cucina Italiana alla Dieta Mediterranea
Mosaico di cucine regionali e stratificazione di saperi e sapori millenari, approdati da ogni dove sulla nostra Penisola e diventati intimamente nostri, la Cucina Italiana può fregiarsi di aver contribuito sostanzialmente e ideologicamente al riconoscimento Unesco della Dieta Mediterranea, di cui è perfetta sintesi entro la favolosa costellazione dei Paesi del Mare Nostrum che vi rientrano comunque di diritto e per concetto.

Il contributo del Mezzogiorno alla Cucina Italiana
In egual misura è doveroso ribadire, senza alcun sentimento divisivo, che la Cucina del Mezzogiorno, grazie al Cibo Pitagorico, all’arte culinaria professata dai Monsù, a Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti, ha costituito e tuttora costituisce quel patrimonio di conoscenza, di inventiva e di biodiversità agroalimentare senza cui la Cucina Italiana non sarebbe ciò che è oggi, portandola ben oltre certi pregiudizi contro la pasta e il pomodoro, ora inscindibili nel nostro modello alimentare quotidiano, diversamente dalle superate congetture di Pellegrino Artusi.

A ragion veduta uno dei piatti più iconici e allegri, al tempo stesso, sono gli spaghetti al pomodoro.
Il patrimonio Unesco che unisce tutta l’Italia a tavola
Insomma, gli italiani tutti, dalla Val d’Aosta a Pantelleria, sono il cibo e non esiste popolo al mondo che a pranzo, mentre mangia, parla di cibo e si chiede cosa ci sarà di buono per cena.

Rivalutare il Piede Franco e i Borghi grazie al riconoscimento Unesco alla Cucina Italiana
Cosa sarebbe però un ottimo pasto se non gioia a metà se non vi fosse il vino? Negli ultimi anni si è lavorato tantissimo alla rivalutazione di cultivar dimenticate, specialmente ortaggi, verdure, legumi e frutta, portando l’Italia ad essere il Paese meno omologato al mondo dal punto di vista agroalimentare, pertanto sarebbe auspicabile che anche la nostra viticoltura a piede franco, uno straordinario patrimonio vitivinicolo irreplicabile altrove, possa essere tutelato, valorizzato e degnamente riconosciuto dall’Unesco un giorno.

Quel che è certo è che oggi, come tutti ci auspichiamo, la Cucina Italiana, proprio grazie a questo inestimabile riconoscimento, possa essere un eccellente traino per la rivalutazione e il riscatto delle aree interne, dei piccoli borghi e delle comunità rurali, ove si giocherà la vera partita nei prossimi dieci anni e il futuro davvero sostenibile del Belpaese, se sapremo giocarci bene le nostre carte, e prevenire sempre più efficacemente il fenomeno dell’italian sounding.
