Avevo creduto di essere amata. Nei tuoi occhi leggevo tutto l’amore del mondo: la poesia, la magia del cielo stellato. Poi, un giorno, il sole si spense, e fu per sempre. Il buio.
Siamo tante, tante voci, per lo più ancora inascoltate. Voci di donne ancora in vita, sì, ma con fatica, tanta fatica. Si potrebbe obiettare che ormai abbiamo ottenuto tutti i diritti, che siamo libere. Sulla carta sì, nei fatti la realtà è diversa.
Lo dicono i dati Istat, lo dicono i racconti di ciascuna di noi, anche piccoli fatti che, pietra su pietra, diventano macigni. Una donna su tre in Italia ha subito violenza. Una battuta a sfondo sessuale sul lavoro, un partner che controlla ogni tuo passo, una foto condivisa in chat senza consenso. Violenza economica, psicologica, verbale, fisica. È nei luoghi di lavoro, nelle relazioni, nelle battute, nei silenzi. I femminicidi continuano ad aumentare, a riprova che la violenza contro le donne è un fenomeno sistemico, radicato nella cultura e nel linguaggio quotidiano.
E allora, come uscire da questo tunnel? Che cosa si cela dietro questi comportamenti? Un vuoto di valori. In due parole: bisogna educare al rispetto e all’affettività. Il molestatore, il violento, è un bambino a cui è stato insegnato che essere maschi è un privilegio, che il “macho” è un supereroe e che possono ottenere tutto, che le donne sono “cose” da possedere, e il “no” non è contemplato. Il “no” diventa un oltraggio alla virilità. E la virilità è un imperativo categorico che mal si sposa con la manifestazione di sentimenti o sentimentalismi.
Ma perché le donne, in primis le madri, sostengono il patriarcato? Così pare. In realtà, alla base di questa ancora insufficiente solidarietà fra donne manca, lo afferma Giulia Blasi, scrittrice e giornalista esperta del settore, “Una coscienza di genere”. Il patriarcato è un sistema, un modus vivendi che ci accompagna dalla nascita. Allontanarsi è scomodo e rischioso, perché, come ogni status quo, assicura protezione. Ti dice come devi essere per raggiungere anche qualche pseudo forma di potere. Ma se non aderisci è finita. Se ti violentano è colpa tua perché sei uscita da sola. Se tuo marito ti picchia, lo hai provocato, oppure dovevi lasciarlo prima. Se rubano le foto intime che si scambiava con il tuo fidanzato, avresti potuto non farle. E mamma ti ha insegnato fin da piccola che dovevi stare attenta e proteggerti, si è ben guardata dall’insegnarlo al figlio, insieme ai valori del rispetto per la donna, l’educazione e l’affettività.
“La maggior parte delle famiglie”, osservava Michela Murgia, “insegna alle figlie come non mettersi in pericolo, e non ai figli maschi come non mettere in pericolo”.
Il patriarcato prima ti dice come devi essere per ottenere qualche forma di potere parassitario, poi vigila affinché tu aderisca al copione. E lo fa istruendo altre donne come te a giudicarti. Il controllo sociale è ancora alto. Manca la consapevolezza, la capacità di riconoscere e individuare molestie e comportamenti violenti. Non c’è, ripeto, una coscienza di genere.
Sui media il femminicidio delle donne anziane e disabili è ancora minimizzato, sebbene la narrazione dei femminicidi sia lievemente migliorata: non si parla più di “raptus” o di “troppo amore” per giustificare gli aggressori. C’è ancora molta strada da fare, soprattutto quando le vittime sono donne anziane o disabili. Lo dice l’ultimo rapporto sui primi sei mesi del 2025 sul contrasto a stereotipi e pregiudizi nella rappresentazione della violenza contro le donne dell’Osservatorio Step Ricerca e Informazione dell’università Sapienza di Roma. Le narrazioni sui giornali danno ancora voce principale ai legali, alla famiglia e ai conoscenti dell’aggressore, suscitando empatia più verso quest’ultimo che verso la vittima; nei confronti delle donne anziane e disabili poi, la pietà verso l’aggressore sale ai massimi livelli. Infine, poco spazio si dà nei giornali alle notizie di abusi, molestie sessuali e reati di violenza domestica.
Per chiedere aiuto: App e contatti utili
Uscire dalla violenza è difficile, ma non si è sole. Esistono strumenti concreti e anonimi per chiedere aiuto e trovare supporto immediato.
Ecco alcune risorse digitali e numeri di emergenza a cui rivolgersi in Italia:
Numeri di Emergenza Nazionali
- 1522 Anti-violenza e Anti-Stalking: Il numero verde nazionale, gratuito e attivo 24 ore su 24, gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità. Offre ascolto, supporto e indirizzamento ai centri antiviolenza locali. È accessibile sia tramite chiamata che tramite chat sul sito ufficiale.
- 112 Numero Unico di Emergenza (Forze dell’Ordine): In caso di pericolo imminente, chiamare immediatamente il numero unico di emergenza.
Applicazioni Utili
Diverse app permettono di inviare richieste di aiuto in modo rapido e discreto, spesso con la geolocalizzazione:
- SafeBeach (ex Shawish): Questa applicazione, sviluppata dalla Polizia di Stato, non è solo per la spiaggia. Permette di inviare una richiesta di aiuto geolocalizzata alle forze dell’ordine con un semplice tocco, utile in qualsiasi situazione di pericolo.
- Violenza Sulle Donne App (VSDA): Un’app che fornisce informazioni utili, contatti dei centri antiviolenza divisi per regione e la possibilità di memorizzare numeri di emergenza personali.
- Woman Safe: Un’app che integra una funzione di “panic button” (pulsante antipanico) che invia un SMS di emergenza con la posizione GPS a contatti fidati predefiniti.
Questi strumenti sono ponti verso la libertà e la sicurezza. Non esitare a usarli.
