di Rawia Baraket
Faculté des Lettres, des Arts
et des Humanités-Manouba-Tunisie
Sintesi
Al-ʿIqd al-farīd di Ibn ʿAbd Rabbih si presenta come una raccolta enciclopedica che ordina il meglio della letteratura araba classica, spaziando tra poesia, proverbi ed etica. Quest’opera sarebbe in seguito divenuta un pilastro del canone letterario arabo.
Questo studio si propone di tracciare inizialmente il contesto storico e culturale della Cordova del X° secolo, per poi approfondire la figura e l’opera del suo autore, concentrandosi proprio sull’al-ʿIqd al-Farīd. L’analisi si estende quindi a un altro testo fondamentale del Medioevo: il Tesoro di Brunetto Latini. Il confronto tra queste due opere, sebbene nate in mondi culturali distanti, mira a far emergere significative affinità e dissonanze.
L’obiettivo di quest’articolo è di dimostrare l’importanza di Ibn ʿAbd Rabbih nella storia letteraria dell’Andalusia risiede nel suo ruolo di ponte tra la tradizione poetica orientale e l’elaborazione di uno stile originale andaluso.
Parole chiave: Cordova, Ibn ʿAbd Rabbih, Al ʿIqd al-farīd, Brunetto Latini, il Tesoro (le Trésor).
Introduzione
Cordova non fu semplicemente uno scenario passivo della storia, ma rappresentò un vero laboratorio di idee.La città andalusa divenne un polo di studi: le sue scuole e biblioteche attirarono studiosi da ogni parte e crearono un ambiente intellettuale vivace, caratterizzato sia da fecondi scambi che da accesi dibattiti tra diverse correnti di pensiero.
Tuttavia, gli studi italiani dedicarono scarsa attenzione all’opera di Ibn ʿAbd Rabbih. La sua opera principale, “Al-ʿIqd al-farīd”, rimase poco studiata e non fu tradotta direttamente in italiano. Questo limitò una piena comprensione del suo contributo originale alla cultura andalusa e alla letteratura araba classica.
Ibn ʿAbd Rabbih e Brunetto Latini, sebbene operassero in contesti differenti, condivisero un progetto comune: la composizione di un’opera enciclopedica, convinti che la conoscenza servisse a elevare moralmente e civilmente la società. Il confronto tra le loro opere permette quindi di comprendere meglio non solo i testi stessi, ma anche il contesto culturale che li ha prodotti.
I. Ibn ʿAbd Rabbih: profilo biografico e contesto culturale
1.1. Il contesto culturale di Cordova nel X° secolo
Cordova visse un periodo di grande splendore culturale nel Medioevo, affermandosi come centro di attrazione per poeti, studiosi e intellettuali desiderosi di ottenere fama e riconoscimento. Qurṭuba si impose così come una delle corti letterarie più rilevanti dell’intero mondo islamico. La produzione culturale della città durante il dominio musulmano non conobbe fasi di eclisse: nel corso dei suoi cinque secoli di dominazionemusulmana, e in particolare durante i quasi tre secoli in cui fu capitale di al-Andalus, mantenne un ruolo di primo piano1.
Alla fine del X° secolo, Qurṭuba si annoverò tra le città più popolose dell’Europa occidentale e ospitò un gran numero di botteghe artigiane e mercantili. Il suo prestigio fu legato non solo a una florida economia, ma anche al possesso di biblioteche tra le più rilevanti dell’intero Occidente islamico. Da ʿAbd al-Raḥmān I a al-Ḥakam II, gli Omayyadi di al-Andalus furono accomunati da una costante attenzione alla cultura, da un mecenatismo illuminato e da uno spirito di curiosità intellettuale, tratti che caratterizzarono il regno di ciascuno di questi sovrani.
La tradizione letteraria di Cordova accolsefigure di grande rilievo, come Ibn Zaydūn, autore di un celebre Dīwān poetico, e Ibn Ḥazm, noto per “Il Collare della colomba”. Le loro opere si inserirono nel patrimonio culturale condiviso e si imposero come punti di riferimento della letteratura universale. Accanto a questi autori di prima grandezza, emersero anche poeti di minore fama, come Ibn Farag al-Gayyānī, autore del componimento “I giardini in carcere”. Durante il periodo degli Amiridi si affermò inoltre Ibn Suhayd, nato a Cordova nel 992, e, in seguito, Ibn Rāshid, originario di Qayrawān (m. 1070). Tra le personalità di spicco dell’attività letteraria cordovese va infine annoverato Ibn ʿAbd Rabbih2.
1.2. Cenni biografici su Ibn ʿAbd Rabbih
Ibn ʿAbd Rabbih nacque a Cordova nel 860 e morì nel 939/940. Ricevette un’educazione completa e approfondita nella sua città natale, dove studiò letteratura, storia, lingua araba, giurisprudenza islamica ed esegesi coranica. Iniziò la sua carriera letteraria come poeta panegirico alle corti degli emiri Muḥammad (852-886), al-Mundhir (886-888) e ʿAbd Allāh (888-888). In seguito, sotto la protezione del califfo omayyade ʿAbd al-Raḥmān al-Nāṣir (912-961), divenne poeta di corte ufficiale e dedicò numerose composizioni alle campagne militari del sovrano3.
Tra le opere più famose si ricordano Amthāl al-ʿArab (Proverbi degli Arabi), Siḥr al-Bayān (La magia dell’espressione), Abnāʾ al-Nūr (I figli della luce) e Ṭabāʾiʿ al-Nisāʾ wa-mā jāʾa fīhā min ʿajāʾib wa-gharāʾib wa-akhbār wa-asrār (Le nature delle donne e ciò che vi si trova di meraviglie, stranezze, notizie e segreti).
1.3. Le pratiche poetiche: la poesia panegirica di Ibn ʿAbd Rabbih
Il mecenatismo consistette nel sostegno economico, culturale e artistico offerto da un protettore o da un’istituzione a intellettuali, artisti e scienziati, che mira a promuovere la creazione di opere culturali. L’emiro di Cordova attirò alla sua corte letterati, studiosi e artisti, garantendo loro uno status ufficiale e un reddito regolare.
In questo contesto, l’elogio divenne lo strumento principale del poeta di corte. Ibn ʿAbd Rabbih fece ampio uso di questa forma poetica, dedicando le sue lodi agli emiri e ai condottieri di Cordova. Tra i destinatari delle sue composizioni vi furono l’emiro Muḥammad ibn ʿAbd al-Raḥmān (852-886), al-Mundhir ibn Muḥammad (886-888) e ʿAbd al-Raḥmān ibn Muḥammad ibn ʿAbd Allāh (912-961), che fu il primo a ricevere il titolo di Amīr al-Muʾminīn in al-Andalus, ne riconobbe il valore come poeta di corte.
Il poeta dedicò all’emiro ʿAbd Allāh numerosi elogi in versi per celebrare le sue vittorie. Allo stesso modo, espresse la sua ammirazione per ʿAbd al-Raḥmān ibn Muḥammad con queste parole:
وَالْمَلِكُ غُضٌّ جَدِيدُ4جَدِيدًا بَدَا الْهِلَالُ
È spuntata la luna nuovae il Re è un virgulto fresco
Ibn ʿAbd Rabbih celebrò il comandante della corte Abū al-ʿAbbās, ritraendoli nei suoi versi con tratti ben precisi. Ne esaltò le gloriose vittorie, l’eroismo e il valore, l’acutezza strategica, le spade lucenti e lo spirito di sacrificio. Il talento di Ibn ʿAbd Rabbih seppe infatti esprimersi con uguale maestria nel ghazal.
Il ghazal è un genere che esige un’anima sensibile e raffinata. Più che semplici frammenti di emozione, questi componimenti rappresentano la traduzione in parole di tali sentimenti.
Ibn ʿAbd Rabbih seppe cogliere appieno l’essenza lirica del ghazal, dando vita a versi di rara delicatezza. Nelle sue poesie d’amore, il poeta esplorò ogni sfumatura dell’esperienza amorosa: dalla dolcezza dell’affetto al dolore della separazione, dalla gioia dell’incontro all’angoscia dell’abbandono, dalla passione più ardente al rimpianto più sobrio. Nessun aspetto del sentire umano fu trascurato dalla sua sensibilità.
Tuttavia, la produzione dell’autore conobbe una profonda evoluzione. In seguito a una crisi personale, abbandonò la vita dissoluta per abbracciare un percorso di pentimento. Questo cambiamento interiore si riflesse direttamente nella sua poesia: riprese infatti i versi d’amore giovanili per epurarli datutto ciò che contrastava con la morale e la spiritualità. Superate le sue precedenti contraddizioni, si dedicò a componimenti di rinuncia e di devozione, pur mantenendo intatte la maestria metrica e le rime che avevano sempre caratterizzato il suo stile5.
Ibn ʿAbd Rabbih diede alle sue poesie di pentimento il titolo significativo di “Al-Mumahhasat” (Le Purificazioni), concependo i testi come un dialogo tra la giovinezza e la vecchiaia. A queste composizioni riservò una cura particolare, mantenendo la stessa maestria metrica e le stesse strutture rimiche dei suoi versi giovanili. Con questo approccio, seppe innovare il genere della predicazione e della richiesta di perdono, elevando la poesia a strumento di espiazione degli errori passati.
La sua produzione matura ci ha così tramandato un vasto corpus poetico incentrato su temi come il pentimento, le opere pie, il timore di Dio e la riflessione sulla caducità della vita. Le sue liriche più intensi furono proprio quelle dedicate a questi severi insegnamenti, con le quali Ibn ʿAbd Rabbih prese definitivamente le distanze dalla frivolezza che avevano segnato la sua produzione poetica giovanile.
بَادِرْ إِلَى التَّوْبَةِ الْخُلَصاءمُجْتَهِدًا وَالْمَوْتُ وَيْحَكَ لَمْ يُـمَـدَّ إِلَيْكَ يَدًا 6
Affrettati verso un pentimento sincero, impegnandoti con dedizione
Guai a te, la morte non ti ha teso nessuna mano
1.4. La struttura della poesia
Ibn ʿAbd Rabbih sviluppò uno stile poetico caratterizzato da un linguaggio limpido e scarno. Le sue composizioni si distinsero per l’armonia formale e l’eleganza, unite a una spontaneità che le rendeva piacevoli alla lettura e di immediata comprensione. Non sorprende, dunque, che i suoi versi circolassero ampiamente nei salotti aristocratici e negli ambienti intellettuali, arrivando a influenzare diversi poeti andalusi contemporanei che ne fecero un vero e proprio modello da emulare.
Le opere di Ibn ʿAbd Rabbih non furono immuni da critiche, che spesso ne misero in discussione l’originalità. Il suo rifiuto di una certa rigidità formale e la propensione ad attingere a modelli del passato gli valsero l’accusa di aderire eccessivamente a tendenze consolidate, senza apportare un contributo veramente innovativo7.
Il tema dell’intertestualità nella poesia di Ibn ʿAbd Rabbih fu interpretato come una strategia stilistica capace di arricchire il testo e di offrirgli notevoli possibilità espressive. Il poeta attinse a piene mani dal vasto patrimonio letterario arabo, citando versi di autori antichi, proverbi, massime e formule tradizionali. L’intertestualità storica emerge nei richiami a eventi e figure di spicco del mondo islamico, mentre quella religiosa si manifesta attraverso un fitto reticolo di rimandi al Corano e agli ḥadīth del Profeta.
L’immagine poetica nacque da un processo mentale che seppe cogliere un’impressione e rielaborarla in una forma nuova, coerente con l’opera. Quelle immagini furono profondamente legate ai cinque sensi, da cui trassero la loro natura visiva, uditiva, olfattiva, gustativa o tattile. Si trattò di rappresentazioni mentali che orientarono la percezione, frutto dell’intelletto umano che cercò di comprendere e interagire con l’arte. Nella poesia di Ibn ʿAbd Rabbih le immagini spiccarono per la loro straordinaria varietà. Sebbene una parte significativa della sua produzione andò perduta, i versi sopravvissuti offrirono una ricca galleria di figure intrise di storia, religione e tradizione letteraria.
Lo studio analizzò inoltre il concetto di immagine artistica ed esplorò le diverse tipologie nell’opera del poeta. Ibn ʿAbd Rabbih dimostrò una notevole abilità nel comunicare i propri sentimenti, come rivelò la cura nella scelta di termini evocativi8.
II. Al-ʿIqd al-farīd diIbn ʿAbd Rabbih
2.1. Le caratteristiche stilistiche di alʿIqd al-farīd di Ibn ʿAbd Rabbih
L’opera di Ibn ʿAbd Rabbih, al-ʿIqd al-farīd, si distinse per l’eleganza dello stile, l’armonia dei contenuti e la coerenza della struttura complessiva. Questo lavoro enciclopedico raccolse modelli di prosa e poesia relativi a molteplici campi del sapere, spaziando dalle questioni politiche e militari ai valori morali e alle virtù della scienza e dell’istruzione, offrendo così un panorama completo della cultura del suo tempo. L’opera era composta da venticinque libri, ciascuno intitolato con il nome di una gemma preziosa, a simboleggiare una collana in cui le singole pietre, pur conservando la propria autonomia, si univano a formare un insieme armonioso e di grande valore9.
Il primo libro, intitolato “La Perla”, trattava di politica e degli eventi contemporanei, proponendo riflessioni sulla gestione del potere e sul comportamento dei governanti. Il secondo, “La Gemma Unica”, affrontava le strategie militari e l’arte della guerra, illustrando esempi storici e teorie di comando. Il terzo libro, “Zabarjada”, si concentrava sulle virtù personali, esortando il lettore a compiere buone azioni. Nel quarto libro, “Giada”, vennero analizzate le ambascerie arabe, attraverso una descrizione delle pratiche diplomatiche e dei meccanismi di negoziazione. “La Corniola”, quinto volume, era dedicato alla comunicazione con i sovrani e offrivaconsigli su come relazionarsi con i re e mantenere rapporti basati sul rispetto e la fiducia. Infine, il sesto libro, “Lo Zaffiro”, esaminavale virtù della scienza e della letteratura, l’educazione dei giovani e la coltivazione dei valori morali, sottolineando come la conoscenza e la condotta etica costituissero le fondamenta della perfezione umana10.
Al-ʿIqd al-farīd fu un’opera enciclopedica che raccolse massime morali, insegnamenti etici, consigli sul comportamento, nonché riflessioni sulle virtù e i vizi umani. Oltre a questo, l’opera dedicò ampio spazio alla poesia e alla letteratura in generale: Ibn ʿAbd Rabbih osservò che alcuni poeti e compositori non avevano scelto uno stile delicato e raffinato. L’autore non esitò a proporre regole critiche, considerate all’avanguardia per la sua epoca. Al-ʿIqd incluse anche racconti su governanti, poeti e personalità illustri dell’Andalusia e del mondo islamico orientale, riflettendo sul comportamento dei sovrani, sui criteri per una buona gestione della corte, sull’esercizio di un governo giusto e imparziale. In un’altra sezione del libro, l’autore si concentrò sulla storia delle tribù arabe e sugli elogi dedicati alle loro figure più rilevanti11.
Al-ʿIqd al-farīd presentò racconti dedicati a governanti, poeti e personalità illustri dell’Andalusia e del mondo islamico orientale. Rifletté il comportamento dei sovrani e i criteri per un efficace governo della corte e i principi di un’amministrazione giusta e imparziale. In un’altra sezione del libro, l’autore si concentrò sulla storia delle tribù arabe e sugli elogi rivolti alle loro figure più rappresentative. La religione costituì un riferimento concettuale costante e si espresse attraverso frequenti citazioni coraniche. L’autore studiò il Corano nelle scuole elementari e subì l’influenza di eminenti giuristi come “Baqī ibn Mukhlad, al-Khushnī e Ibn Waḍḥāḥ”. Non a caso, nell’opera inserì notizie sui suoi maestri di giurisprudenza e dedicò una sezione specifica al commento di versetti coranici, alle questioni del destino, nonché alle dottrine degli sciiti, degli eterodossi e degli atei12.
2.2. I nuclei tematici dell’opera di Ibn Abd Rabbih
L’influenza della religione nella sua opera si rivelò di grande intensità: egli criticò i discorsi di poeti e intellettuali e discusse questioni sociali e politiche. Ibn ʿAbd Rabbih cercò di valutare e giudicare l’orientamento religioso e morale di poeti come ʿAntara ibn Shaddād e Abū Nuwās. Raramente affrontò una questione o espresse un giudizio senza fare ricorso a un passo del Corano, a un sermone del Profeta o al parere autorevole di celebri dotti e i giuristi13.
Il tema della verità e della menzogna nella poesia rappresentò uno dei nuclei centrali della sua critica letteraria. Si trattò di un argomento complesso, che focalizzò il valore morale dell’immagine poetica: il poeta, nel narrare la propria esperienza, poteva infatti allontanarsi dalla realtà per rielaborarla secondo il proprio universo immaginativo. Ibn ʿAbd Rabbih affrontò la questione dell’esagerazione poetica prendendo ad esempio i versi di Abū Nuwās e condannò le iperboli presenti nella poesia di “al-Nābiġaal-Dhubyāni”, il quale fu uno dei più famosi poeti arabi del periodo preislamico. In questo senso, la sua critica si mosse tra due poli opposti, oscillando tra accettazione e rifiuto14.
L’autore affrontò il tema del rapporto tra parola e significato, un argomento ampiamente studiato dagli eruditi arabi come “al-Jurjānī” e dai critici andalusi. Questi analizzarono il legame tra espressione linguistica e struttura testuale, sottolineandone l’influenza sulla costruzione del testo, in particolare in poesia.
Il binomio parola-significato fu considerato una delle questioni più complesse nella scienza della lingua araba, sia in ambito letterario che linguistico. Sebbene Ibn ʿAbd Rabbih non trattasse sistematicamente questo tema in tutti i suoi scritti, la sua produzione poetica e prosastica offrì numerose riflessioni sulla dualità tra significante e significato, in linea con la centralità che la parola rivestiva nella critica araba15.
Nell’ʿIqd al-farīd l’autore esaminò anche il fenomeno del plagio letterario. Egli respinse le accuse di plagio rivolte a quei poeti che traevano ispirazione da opere precedenti, sostenendo invece che il recupero di idee altrui, se arricchito con elementi originali, valorizzasse e rafforzasse il testo. Ibn ʿAbd Rabbih non condannò quei poeti che, pur traendo spunti da lavori già esistenti, vi aggiungevano contributi creativi, ma analizzò attentamente esempi di opere simili, chiarendo le corrispondenze tra gli autori sia nella metrica che nelle scelte lessicali16.
Lo studio elabora in modo sistematico il confronto critico tra Ibn ʿAbd Rabbih e Brunetto Latini, gettando così una nuova luce sulle sorprendenti connessioni tra la tradizione letteraria arabo-andalusa e quella europea medievale.
III. Brunetto Latini: vita e opere
3.1. Le sue opere
Brunetto Latini fu di origine fiorentina, nacque nel 1220 e morì nel 1294. Ricoprì incarichi prestigiosi come notaio, filosofo e cancelliere della Repubblica, affermandosi come personalità di primo piano nella Firenze del Duecento. La sua versatilità intellettuale lo distinse anche in qualità di prosatore, poiché dedicò la sua penna alla storiografia e alla cronaca del suo tempo. Apprese i fondamenti della grammatica e dell’arte retorica probabilmente dal padre, Bonaccorso di Latino. La nuova prosa in volgare si propose di contrapporsi alla consolidata egemonia del latino, opponendo a tale tradizione i propri pregi distintivi: immediatezza, utilità pratica ed efficacia comunicativa. Nacque così un’esigenza primaria di divulgazione e di educazione, che mirò non solo a formare la classe dirigente, ma anche a definire un nuovo gusto letterario per un pubblico più ampio.
La cultura del Duecento diede voce ai resoconti di viaggio e a narrazioni che fecero perno sulla realtà dei fatti. Su questo fondamento, la prosa di cronaca e storica operò una svolta decisiva: i cronisti comunali dirissero la loro indagine verso il senso più autentico e le implicazioni concrete della lotta politica. Al desiderio di conoscenza di stampo enciclopedico si unì ben presto una rinnovata consapevolezza critica, che generò l’urgenza di applicare all’indagine nuovi criteri analitici e di formulare giudizi fondati su una più approfondita comprensione della realtà storica e sociale17.
L’unico dato certo fu che la sua produzione maggiore nacque durante l’esilio in Francia. Quel periodo, che andò circa dal 1260 al 1266, fu un momento di forzata inattività politica che egli dedicò invece intensamente allo studio e alla scrittura. Latini rimasein Francia finché la situazione politica in Italia cambiò, ciò che gli permise di fare ritorno in patria. Accanto a questa, portò a compimento due opere in volgare italiano in versi. La prima fu il “Favolello”, un trattato in forma epistolare sull’amicizia. La seconda fu il “Tesoretto”, opera che rimase incompiuta e che ripropose, attraverso il filtro di una poesia allegorica e didascalica, gran parte delle medesime idee già sviluppate nel “Trésor”18.
3.2. Il Tesoro
Brunetto Latini divenne celebre soprattutto per la sua opera più importante: il “Tesoro”. Questo trattato enciclopedico, redatto in lingua d’oïl, costituì una delle prime grandi sintesi del sapere medievale in lingua volgare. Latini lo compose durante l’esilio in Francia, tra il 1260 e il 1267, optò per la lingua d’oïl per raggiungere un pubblico più vasto.
L’opera, articolata in tre libri: ottantacinque manoscritti, di cui sessantuno completi, undici incompleti e tredici frammentari. Brunetto figura poliedrica che fu insieme scrittore, poeta, notaio e maestro di Dante Alighieri, volle così rendere accessibile a un ampio pubblico un compendio del sapere filosofico, scientifico e politico del suo tempo19.
Nel primo libro, l’autore trattò sinteticamente l’origine del mondo. Le sezioni dedicate alla teologia, alla storia e all’astronomia risultarono complete e coerenti con il progetto dell’opera, mentre la parte dedicata alla fisica apparve più selettiva, verosimilmente per l’ampiezza della materia. Nel secondo libro, Brunetto Latini sviluppò come tema centrale le quattro virtù cardinali: prudenza, temperanza, fortezza e giustizia. Prima di analizzarle nel dettaglio, costruì le basi del suo discorso sull’opera di Aristotele, che tradusse personalmente dal latino al volgare20.
Il terzo libro analizzò due temi fondamentali: la retorica e la politica. In questa sezione, l’autore presentò una parte come traduzione fedele e un’altra come rielaborazione originale del “De inventione” di Cicerone. Un aspetto particolarmente significativo fu la distinzione tra prosa e poesia, pur nella consapevolezza che entrambe rientrano nell’ambito retorico. Per quanto concerne le questioni politiche, Brunetto Latini si concentrò principalmente sulle realtà istituzionali italiane, approfondendo in modo specifico i criteri di selezione e le responsabilità della figura del podestà comunale21.L’autore definiscela politica come la più nobile delle attività:
“Questo è il più nobile mestiere che sia al mondo, ed intorno a ciò è la scienza pratica, eh’ è chiamata politica, sì come il maestro divisa qua a dietro, al secondo della filosofia. E di questa scienza non dirà ora il conto più, se non quello che a moralità se ne appartiene”22.
Si propone alcuni spunti di analisi per mettere in luce le affinità e le dissonanze tra i due autori.
IV. Ibn Abd Rabbihi e Brunetto Latini: affinità e dissonanze
4.1. Le affinità
Le opere nacquero con lo scopo di raccogliere e sistematizzare un sapere enciclopedico a beneficio del lettore. In ciascuno di questi progetti, l’apprendimento si propose di guidare l’essere umano verso la virtù e di formare una classe dirigente capace di una corretta gestione della vita pubblica.
Nel caso dell’opera di Ibn ʿAbd Rabbih, la sezione centrale – denominata al-wāsiṭa – raccolse i discorsi più celebri della retorica politica del suo tempo. Questa pratica non fu solo uno strumento di affermazione del potere, ma mirò anche a prevenire la formazione di gruppi di opposizione che potessero minacciare l’ordine stabilito. L’autore, tuttavia, non si limitò a una mera trascrizione: attraverso le sue pagine traspari a volte un senso di indignazione e disappunto verso certi comportamenti dei califfi, evidenziando così la dimensione etica e critica della sua opera. In quel contesto storico, la retoricarappresentò il canale privilegiato per legittimare l’autorità, specialmente nei periodi di crisi. La decisione di documentare questi discorsi rivelòla funzione profonda del libro: non si trattò solo di trasmettere un sapere, ma di fornire ai lettori modelli di comportamento e criteri di giudizio politico23.
Analogamente, anche il Tesoro di Brunetto Latini ebbe una chiara dimensione politica. Redatto durante l’esilio, l’opera si propose come un trattato destinato a coloro che dovettero affrontare un panorama politico profondamente mutato, caratterizzatoda nuovi schieramenti e strutture di potere. La scelta di scrivere in francese rispose all’esigenza di raggiungere un pubblico ben preciso: gli esuli fiorentini di parte guelfa e popolare, nonché il nascente schieramento angioino, che si apprestò a assumere un ruolo di primo piano nella riorganizzazione della penisola. Una parte significativa del Tesoro si dedicò infatti all’uso del linguaggio nella sfera pubblica, ai principi morali e alla condotta appropriata, alla risoluzione delle dispute e alle basi ideologiche del potere esecutivo, rifacendosiagli schemi politici diffusi in Italia nel periodo24.
Lo scopo comune fu quindi la creazione di coesione sociale: per Ibn ʿAbd Rabbih, il discorso del sovrano doveva unire comunità diverse; per Latini, la sua opera ambiva a costruire una cultura politica condivisa. Sebbene il primo scrivesse per un califfo e il secondo per i cittadini di un comune, entrambi credettero fermamente che un buon governo dipendesse da un uso corretto e saggio del linguaggio nella sfera pubblica.
4.2. Le dissonanze
La produzione di Ibn ‘Abd Rabbih fiorì nel X° secolo nell’ambiente colto della Cordova omayyade, dove il possesso del sapere rappresentò un simbolo di prestigio e servì a glorificare un califfato che rivaleggiò in splendore con Baghdad. In netto contrasto, il Tesoro di Brunetto Latini affondò le sue radici nel terreno conflittuale dei comuni italiani del Duecento, che fu caratterizzato da aspre lotte tra fazioni, autonomie cittadine e una generale frammentazione politica. In questo scenario, la conoscenza assunse una funzione pratica e necessaria, finalizzata alla sopravvivenza e all’organizzazione concreta della comunità. Si notò quindi al-ʿIqd al-farīd nacque all’interno della cultura islamica andalusa e si ispirò a fonti arabe, persiane e islamiche, mentre il Tesoro rifletté la tradizione latina medievale e incorporò largamente la filosofia aristotelica attraverso la mediazione scolastica.
“Beltrami”25 sottolineò l’elemento centrale del Tesoro risiedette nelle scienze pratiche, quali la politica, l’etica e l’economia. L’opera ebbe infatti uno scopo civico e pedagogico: la sua missione fu quella di formare il buon cittadino e il funzionario competente all’interno dell’amministrazione comunale. In questa prospettiva, la conoscenza teorica e la logica non furono fini a sé stesse, ma servirono come strumenti per guidare l’azione corretta nella vita pubblica.
Al-ʿIqd al-farīd ebbe una finalità pratica, sebbene di natura profondamente diversa. Il suo scopo principale fu la formazione dell’uomo di cultura, una figura colta ed eloquente, capace di destreggiarsi con successo nell’ambiente di corte. Il nucleo pratico dell’opera non si fondò su una filosofia politica astratta, bensì sulla letteratura, che rappresentò il complesso di conoscenze e competenze indispensabili per affermarsi nella società colta. Questo insieme comprendeva la padronanza dell’eloquenza, in prosa tale in poesia, la conoscenza della storia e delle genealogie, l’arte di governare e i canoni di un comportamento regio appropriato.
Conclusioni
In sintesi, al-ʿIqd al-farīd di Ibn ʿAbd Rabbih offrì una riflessione approfondita sui temi cardine della cultura del suo tempo, trattandoli come strumenti fondamentali della critica testuale classica. L’opera godette di vasta fama in al-Andalus perché affrontò questioni religiose, interpretò versetti coranici, trattò di storia, letteratura, linguaggio e poesia. L’autore mirò a perseguire la verità, diffuse sapienza e illuminò la ragione in uno dei periodi più illustri della storia di Cordova. Il suo libro costituì una delle migliori modalità di lettura del testo classico, intesa come ricezione e interpretazione fondata sull’analisi minuziosa dei testi, che furono portavoce della politica, della società e della cultura cordovese del suo tempo. Risultò pressoché impossibile analizzare ogni aspetto dell’immensa opera racchiusa nell’ʿIqd al-farīd, poiché uno studio così vasto non poté essere racchiuso in poche pagine. Nel campo della critica poetica, Ibn ʿAbd Rabbih offrì contributi diffusi in varie sezioni del libro, senza costituire sezioni autonome o basarsi sempre su principi teorici espliciti.
Sebbene Ibn ʿAbd Rabbih e Brunetto Latini condividessero una profonda attenzione per l’etica e per la formazione dell’uomo medievale, le loro opere rifletterono le peculiarità dei rispettivi contesti culturali. Queste differenze di fondo incisero profondamente sui loro orientamenti in campo politico e sulla loro stessa concezione della conoscenza.
Bibliografia
Libri
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Articoli
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-Isabel Toral-Niehoff, Writing for the Caliphate: The Unique Necklaceby Ibn ʿAbd Rabbih, in Al-ʿUṣūr al-Wusṭā, Vol. 26 No. 1 (2018),p.89
-Gianluca Briguglia, “Io, Burnetto Latini”. Considerazioni su cultura e identità politica di Brunetto Latini e il Tesoretto, Philosophical Readings X.3 (2018), pp.176-185
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Sitografia
Julia Bolton Holloway, Buon Governo: Il Tesoretto e il Tesoro di Brunetto Latino, Maestro di Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e Francesco de Barbino
<https://www.academia.edu/29464558/Buon_Governo_Il_Tesoretto_e_il_Tesoro_di_Brunetto_Latino_Maestro_di_Guido_Cavalcanti_Dante_Alighieri_e_Francesco_de_Barbino> Ultima consultazione il 29/09/2025
Bibliografia araba
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-SulaymānJubūr Jubrāʾīl, Ibn ʿAbd Rabbihi wa-ʿIqdahu, Dār al-Fārūq, Miṣr, 2021
-Ibn ʿAbd Rabbih, Muḥammad Saʿīd al-ʿAryān (a cura di), Al-ʿIqd al-Farīd, Al-Maktabah al-Tijāriyyah al-Kubrā, Maṭbaʿat al-Istiqāmah, Al-Qāhirah, 1953
-ʿAlī al-Baṭal, Al-Ṣūra fī al-shiʿr al-ʿarabī ḥattā ākhir al-qarn al-thānī al-hijrī, Dār al-Andalus li-l-ṭibāʿa wa-l-nashr wa-l-tawzīʿ, Lubnān, 1980
-Muḥammad Al-Tūnijī, Dīwān Ibn ʿAbd Rabbihi: Dirāsah li-Adabihi wa-Shiʿrihi, Dār al-Kitāb al-ʿArabī, Bayrūt, 1993
-Ḥanān Bin Ṣadīra, Kitāb al-ʿIqd al-farīd li-Ibn ʿAbd Rabbih: dirāsa fī al-maḍmūn wa-al-manhaǧ wa-al-khaṣāʾiṣ,Jāmiʿat Muḥammad Khayḍar Biskarah, Biskra, 2014-2015
-Hani ʿAbd al-Qādir, Maẓāhir al-tajdīd fī al-shiʿr al-andalusī qabl suqūṭ Qurṭuba, Dār al-Amal, Ṭarābulus, 1998
Articoli
-Muḥammad Bū Saʿīd, Al-Simāt al-naqdīyah wa-al-jamālīyah fī kitāb al-ʿIqd al-farīd li-Ibn ʿAbd Rabbih: muqārabah taḥlīlīyah fī ḍawʾ al-manāhij al-naqdīyah al-ḥadīthah, Dār al-Kutub al-ʿIlmīyah, Beirut, 2021, pp.65-85
1 Antonio Conde De José, Storia della Dominazione degli Arabi e dei Mori in Ispagna, vol.1, Pirotta, Milano, 1837, p.22
2 Salvatore Lauro, Gli Arabi di Spagna : e i limitrofi reami cristiani dal 711 al 1031, D. Flaccovio, Palermo, 1991,p.114
3 Rachel Arié, “Un lettré hispanomusulman du Haut Moyen Age : Ibn Abd Rabbih. État des recherches,” in Homenaje a José M. Fórneas, (Granada 1994), I, pp. 65-72
4Muḥammad Al-Tūnijī, Dīwān Ibn ʿAbd Rabbihi: Dirāsah li-Adabihi wa-Shiʿrihi, Dār al-Kitāb al-ʿArabī, Bayrūt, 1993, p. 31.
5 Ivi, p.26
6 Hani ʿAbd al-Qādir, Maẓāhir al-tajdīd fī al-shiʿr al-andalusī qabl suqūṭ Qurṭuba, Dār al-Amal, Ṭarābulus, 1998, p.209.
7 Muḥammad Al-Tūnijī, Dīwān Ibn ʿAbd Rabbihi, op.cit., p.36
8 ʿAlī al-Baṭal, Al-Ṣūra fī al-shiʿr al-ʿarabī ḥattā ākhir al-qarn al-thānī al-hijrī, Dār al-Andalus li-l-ṭibāʿa wa-l-nashr wa-l-tawzīʿ, Lubnān, 1980, p. 57.
9 Ḥanān Bin Ṣadīra, Kitāb al-ʿIqd al-farīd li-Ibn ʿAbd Rabbih: dirāsa fī al-maḍmūn wa-al-manhaǧ wa-al-khaṣāʾiṣ,Jāmiʿat Muḥammad Khayḍar Biskarah, Biskra, 2014-2015, p.59.
10 Jalāl al-Dīn al-Suyūṭī, Al-Durr al-Manthūr fī al-Tafsīr bi al-Ma’thūr, Vol.1, Dār al-Fikr, Beirut, 1505, p.2.
11 Isabel Toral-Niehoff, Writing for the Caliphate: The Unique Necklaceby Ibn ʿAbd Rabbih, in Al-ʿUṣūr al-Wusṭā, Vol. 26 No. 1, 2018, p.89
12 SulaymānJubūr Jubrāʾīl, Ibn ʿAbd Rabbihi wa-ʿIqdahu, Dār al-Fārūq, Miṣr, 2021, p.13
13 Muḥammad Bū Saʿīd, Al-Simāt al-naqdīyah wa-al-jamālīyah fī kitāb al-ʿIqd al-farīd li-Ibn ʿAbd Rabbih: muqārabah taḥlīlīyah fī ḍawʾ al-manāhij al-naqdīyah al-ḥadīthah, Dār al-Kutub al-ʿIlmīyah, Beirut, 2021, pp.65-85: p.68
14 Ivi, p.70
15Ibn ʿAbd Rabbih, Muḥammad Saʿīd al-ʿAryān (a cura di), Al-ʿIqd al-Farīd, Al-Maktabah al-Tijāriyyah al-Kubrā, Maṭbaʿat al-Istiqāmah, Al-Qāhirah, 1953, p.184
16 Ibid.
17 Lilla Zilahi, L’opera di Brunetto Latini nella letteratura italiana medievale, in Nuova Corvina, Numero 5, 1999, pp.265-280: p.232
18 Ivi, p.239
19 Gianluca Briguglia, “Io, Burnetto Latini Considerazioni su cultura e identità politica di Brunetto Latini e il Tesoretto, in Philosophical Readings,X.3, 2018, pp.176-185.
20 Pietro G. Beltrami (a cura di), Tresor di Brunetto Latini, Einaudi, Torino, 2007, p.17.
21 Julia Bolton Holloway, Buon Governo: Il Tesoretto e il Tesoro di Brunetto Latino, Maestro di Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e Francesco de Barbino
<https://www.academia.edu/29464558/Buon_Governo_Il_Tesoretto_e_il_Tesoro_di_Brunetto_Latino_Maestro_di_Guido_Cavalcanti_Dante_Alighieri_e_Francesco_de_Barbino> Ultima consultazione il 29/09/2025
22 Brunetto Latini, Luigi Carrer (a cura di), Il Tesoro di Brunetto Latini volgarizzato da Bono Giamboni nuovamente pubblicato secondo l’edizione del MDXXXIII, Tipi del Gondoliere, Venezia, 1869, p.216
23 Ḥanān Bin Ṣadīra, op.cit., p.43
24 Gianluca Briguglia, “Io, Burnetto Latini”. Considerazioni su cultura e identità politica di Brunetto Latini e il Tesoretto, Philosophical Readings X.3 (2018), pp. 176-185: p.177
25 Pietro Beltrami, «Tre schede sul Tresor », Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, serie III, 23, 1993, pp.127-33: p.127
