Sguardi, gesti e movimenti ruotano, s’intersecano, penetrano lo spazio dell’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, dialogano con il pubblico e camminano insieme.
C’era tutto, quella sera: tutto ciò che si desidera trovare nel cuore di un artista — intensità, emozioni che arrivano dritte al cuore, partecipazione. La magia era tale, il dialogo così profondo, che è stato possibile camminare insieme negli spazi dell’edificio, quasi presi per mano. Come un corpo unico, compatto e connesso. Uniti per sempre nello sguardo e nel gesto.

La magia di Lindsay Kemp si ripete ancora e ancora, grazie all’eredità trasmessa dalla sua Prima Ballerina Daniela Maccari e dal corpo di ballo sardo da lei selezionato per l’occasione. In quella dimensione sospesa, dove onirico e fiabesco s’intrecciano con il reale, il quotidiano si spegne per lasciare spazio all’eternità del bello, del sacro e dell’eccellente. La vita si innalza e si trasforma, aprendo varchi e dimensioni inimmaginabili.
Il Festival Internazionale Nuova Danza – FIND 43, ospitato a Sa Manifattura di Cagliari, ha dedicato una serie di appuntamenti a Lindsay Kemp, alla sua storia e alla poetica teatrale ereditata da Daniela Maccari, prima ballerina e coreografa. È sbocciato come un fiore.
“Abitare il nostro corpo insieme — spiega Cristiana Camba, direttrice artistica — significa percepire quei fili invisibili, lasciarsi attraversare e riconoscere che nessuno è davvero solo, e che ogni movimento condiviso è un dono intimo e necessario.”
L’idea di organizzare un evento dedicato al mito di Lindsay Kemp nasce per celebrare il trentacinquesimo anniversario di Onnagata, il canto di Orfeo, spettacolo presentato negli anni ’90 come la sua creazione “giapponese”.
Da qui la nascita di una mostra accompagnata da laboratori per appassionati, fino alla messa in scena di uno spettacolo negli spazi di Sa Manifattura:

“Un luogo dove la gente entra e si trova immersa nell’atmosfera e nella mente dell’artista”, afferma Camba.
Il termine Onnagata, in giapponese, indica un attore maschio che interpreta ruoli femminili — concetto che Kemp fece proprio, esplorando trasformazioni, identità e gesti femminili attraverso il suo stile visionario.
Uno spettacolo che fonde le influenze del teatro Kabuki e dell’estetica orientale con l’immaginario onirico e trasgressivo di Kemp. Onnagata fu salutato come una delle opere più sublimi del suo repertorio.



Lindsay Kemp viene raccontato attraverso un flusso di foto, video, disegni originali e danza dal vivo nella mostra-evento “Lindsay Kemp – For You! Un sogno verso l’Oriente”, curata dai suoi storici collaboratori David Haughton (braccio destro per quasi cinquant’anni) e Daniela Maccari.
Una mostra “totale”, ospitata nella Sala Officine e visitabile fino al 28 novembre, che raccoglie fotografie storiche, quadri, disegni, bozzetti di costumi e oggetti di scena, oltre ai meravigliosi kimono indossati da Kemp in Onnagata, maschere e ventagli.
“Lindsay rappresenta l’anima e il cuore della danza e dello spettacolo, la parte più umana, quella che accoglie. L’artista cammina a fianco a noi, mai davanti”, dice Camba e poi conclude “Ciò che lo contraddistingue è la generosità: quando si pensa a lui, si pensa al suo dare. Nella mostra, nella conferenza e nello spettacolo è racchiuso tutto. Continueremo a imparare da Maccari, che ha ereditato i suoi insegnamenti e la sua umanità.”
La critica di danza Donatella Bertozzi, giornalista e studiosa di storia della danza, ha tenuto la conferenza “Lindsay Kemp e il Giappone: un mondo di trasformazioni”.
Ha raccontato che, per la prima volta, Daniela Maccari ha messo insieme un gruppo di venti ragazzi — tra professionisti e giovani danzatori locali — per rimontare piccole scene e frammenti di Flowers.
Due spettacoli, dunque: il secondo diretto dalla stessa Maccari, che ha ricostruito alcuni assoli di Kemp con un apparato video di sfondo, creando un dialogo intenso e pieno di pathos tra lei e il maestro.
“Un lavoro di grandissima qualità”, commenta Bertozzi.
Una curiosità: che cosa ha significato per lei l’incontro con Lindsay Kemp?
“Una sorpresa straordinaria. Da ragazza avevo avuto la fortuna di assistere a un suo spettacolo. Era il 1979 e, insieme a un’amica, gli chiedemmo un’intervista: con nostra grande meraviglia, accettò. Non eravamo ancora nessuno, ma lui fu generoso, accogliente. Quell’incontro segnò l’inizio del mio percorso di giornalista, cristica e studiosa di danza.”
Lo spettacolo dedicato a Kemp nel capoluogo sardo è una vera perla.
“Ricostruendo le tappe del suo lavoro, ho visto che aveva portato a Cagliari due gemme: Sogno e Flowers. Sono trascorsi quarant’anni: questo è un recupero straordinario del suo spirito artistico.”
