L’alimentazione costituisce una necessità per il singolo, la collettività e l’intero pianeta e deve poter essere concepito non soltanto come fabbisogno nutrizionale ed accessibilità al cibo, bensì come materia trasversale e multidisciplinare da cui dipendono intere popolazioni ed ecosistemi.
L’importanza di valutare e ritenere costantemente l’alimentazione come asset strategico per la nutrizione, la salute umana e la salvaguardia del pianeta è fondamentale, soprattutto se si considera che alla base di ciò la sostenibilità ambientale, economica, sociale, culturale e produttiva, gioca un ruolo determinante e inscindibile per la gestione delle risorse alimentari e delle umane attività implicate. Non a caso Claude Lévi-Strauss, antropologo, sociologo e etnologo, teorico dello strutturalismo, sosteneva che il cibo debba essere anche buono da pensare.
La Giornata Mondiale dell’Alimentazione è stata istituita nel novembre del ’79 grazie ai Paesi Membri riunitisi alla 20ª Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura per celebrare la stessa Fondazione della FAO, avvenuta in Canada, precisamente nella città di Québec il 16 ottobre 1945.

Dal 1945 ad oggi le Nazioni Unite hanno avuto un ruolo determinante nella storia della sicurezza alimentare: Il Codex Alimentarius, istituito negli anni ’60 nel quadro del programma ONU sulle norme alimentari, grazie alla cooperazione tra la FAO e l’Organizzazione Mondiale della Salute, ne è un tangibile esempio; il Codex rappresenta una delle fonti più note a livello mondiale, creato con l’obiettivo di guidare e promuovere l’elaborazione e l’applicazione di definizioni e requisiti per gli alimenti, favorendo il commercio internazionale delle derrate alimentari, stabilendo pertanto le linee guida e i codici per le buone pratiche per la sicurezza alimentare standardizzate a livello internazionale, proteggendo quindi la salute dei consumatori. Gli standard del Codex Alimentarius sono ampiamente riconosciuti in quanto basati su una solida documentazione scientifica, tutt’oggi inoppugnabile: tali standard anche se rappresentano solo delle raccomandazioni per le applicazioni volontarie degli Stati membri, ad oggi almeno 170, sono utilizzati anche come base per la legislazione sanitaria dei Paesi.
Tuttavia la legislazione alimentare, così come la conosciamo oggi, è stata costruita anche grazie a due documenti: il Libro Verde e il Libro Bianco.
Il Libro Verde sulla Sicurezza Alimentare del 1997 è stato uno strumento di consultazione preliminare per stimolare il dibattito pubblico, politico ed istituzionale sulla questione relativa alla sicurezza alimentare, introducendo concetti fondamentali come la tracciabilità, seppur allo stadio embrionale.

Il Libro Bianco sulla Sicurezza Alimentare del 2000 invece è un provvedimento comunitario redatto allo scopo di determinare le azioni necessarie a completare e attualizzare la legislazione dell’Unione Europea in materia di alimentazione, di modo da garantirne la sicurezza; oltre ad evidenziare le passate carenze del sistema alimentare europeo, ha presentato proposte concrete per legislazione in materia della sicurezza alimentare, basandosi sulle discussioni scaturite dal Libro Verde. Infine, ha definito un piano d’azione per armonizzare e rafforzare le norme europee come il programma “dalla fattoria alla tavola“.
Attualmente la legislazione alimentare è sorretta da una rete di norme europee e nazionali, la cui colonna portante è il Regolamento 178/2002, noto come General Food Law, che stabilisce i principi generali, i requisiti di sicurezza e la responsabilità primaria degli operatori, basandosi su ambiti quali il prodotto in sé, il processo e la filiera per tutelare la salute pubblica e la tutela dei consumatori.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute, la cui ricorrenza viene osservata in oltre 150 Paesi, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche legate a povertà, fame, malnutrizione e sicurezza alimentare, promuovendo al contempo diete sane e sostenibili per tutti, giovedì 16 ottobre alle ore 9:30, presso la Sala Settecentesca della Biblioteca Universitaria di Cagliari, si terrà il convegno dal titolo “Regole e limiti alimentari”.
Ad introdurre le tematiche di una così complessa materia vi saranno specialisti, ricercatori e studiosi come Federico Omnis Cugia, che discuterà sul tema “Prodotti Alimentari, Gestione del Rischi e Tutela dei Consumatori: Spunti di Riflessione sulla Food Safety dai Recenti Casi di Contaminazione da Botulino”; a seguire Sergio Caschili che tratterà il “Kasherut: Origine Biblica dei Precetti e Pratica nella Vita Quotidiana”.

A disquisire sull’argomento “Ricette e Critica Gastronomica: Cibo, Memoria e Futuro”, sarà Nicoletta Plaisant, mentre Alessandra Guigoni, genovese, sarda di adozione, laureata all’università di Genova con dottorato all’Università di Siena, in qualità di antropologa culturale, specializzata in storia e cultura dell’alimentazione, si occuperà di disquisire sul tema “Le Tradizioni Agroalimentari della Sardegna: Esempi di Patrimonializzazione, Certificazioni e Progetti di Valorizzazione”.
Interverranno inoltre Roberta Congia sull’Educazione Alimentare, Cecilia Tasca su “I Monti Granatici” e Marcello Onorato su “Le Carestie in Sardegna tra Passato e Presente – La Piaga delle Locuste, Un Flagello Biblico nella Storia e nella Contemporaneità della Sardegna”.
La Sardegna si attesta quale terra esemplare per l’antropologia dell’alimentazione e la ricerca costante sull’alimentazione stessa dimostra quanto gli abitanti e gli studiosi dell’Isola siano fortemente orientati verso questa cultura, riconoscendo oltretutto che il turismo enogastronomico costituisce una grande opportunità per una terra dall’immenso patrimonio in biodiversità.
