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William Turner non dipinse Civita, nuovo studio su dipinto

RedazioneBy Redazione1 Ottobre 2025Nessun commento3 Mins Read
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(Adnkronos) – Un Turner inedito emerge dalla Tuscia viterbese. Il paesaggio ritratto nel celebre dipinto incompiuto “Italian Landscape, probably Civita di Bagnoregio” (1828), conservato alla Tate Britain di Londra, non raffigurerebbe affatto Civita o Pitigliano, come finora ipotizzato. Secondo un recente studio pubblicato sul “Journal of Cultural Heritage”, la scena immortalata dal pittore inglese William Turner (1775-1851), considerato uno dei maggiori paesaggisti del Romanticismo, trova sorprendenti riscontri morfologici nei pressi del Ponte del Diavolo a Blera (Viterbo), lungo l’antica via Clodia. 

Sono questi i risultati dell’indagine condotta da Mauro Bernabei, ricercatore dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr, in collaborazione con Stefano Celletti, direttore del Parco Naturale Marturanum di Barbarano Romano (Viterbo). Attraverso un’analisi comparativa tra il dipinto e il paesaggio reale, gli autori hanno identificato sorprendenti corrispondenze morfologiche con un tratto del torrente Biedano, nei pressi del celebre Ponte del Diavolo a Blera. “Il luogo dipinto da William Turner era stato identificato come Civita di Bagnoregio (o forse Pitigliano), anche se dubitativamente”, spiega Mauro Bernabei del Cnr-Ibe. 

Turner visitò più volte l’Italia alla ricerca di fonti d’ispirazione per la luce e il colore. Dei suoi viaggi sono prova i numerosi quaderni di schizzi che ritraggono varie città italiane. Proprio nel 1828, anno in cui venne realizzato il dipinto, Turner visitò la Tuscia. I suoi quaderni di schizzi raffigurano vedute di Viterbo, Nepi, Ronciglione, Montefiascone, Caprarola, località non distanti da Blera. Una raccolta di questi schizzi è visibile sul sito della Tate Britain di Londra. E’ noto, tra l’altro, che il Ponte del Diavolo a Blera era una tappa importante per i viaggiatori del Grand Tour diretti a Roma attraverso la Tuscia. 

“Le analogie tra la composizione pittorica e il paesaggio reale sono numerose e dettagliate: dalla conformazione a ‘W’ delle valli, alla posizione del ponte e del sentiero, fino alla prospettiva adottata da Turner – spiega Mauro Bernabei del Cnr-Ibe – Grazie a fonti storiche, abbiamo potuto ricostruire l’ambiente così com’era all’inizio dell’Ottocento, confermando la plausibilità della nostra ipotesi. Inizialmente, è stato ripercorso virtualmente il viaggio in Italia di Turner nel 1828; quindi, è stato utilizzato un approccio multistrato che combina l’osservazione geomorfologica, l’analisi delle immagini storiche e la corrispondenza dei riferimenti topografici”, continua il ricercatore.  

“La forma e la disposizione delle colline rappresentate nel dipinto sono state esaminate attraverso una valutazione geomorfologica comparativa, che si è concentrata sui profili morfologici e sull’orientamento spaziale relativo – continua Mauro Bernabei – Sono state utilizzate fotografie storiche e fonti cartografiche antiche per tracciare i cambiamenti nella copertura vegetale e nei modelli di insediamento nel corso del tempo; tale analisi ha consentito la ricostruzione dell’ambiente visivo così come poteva apparire all’inizio del XIX secolo. Gli elementi strutturali chiave all’interno della composizione, come il sentiero, il ponte e le loro rispettive posizioni rispetto alle caratteristiche naturali, sono stati identificati e utilizzati come punti fissi per l’abbinamento con le località del mondo reale. Sono state quindi applicate sovrapposizioni digitali per una correlazione spaziale più precisa”. 

Il Ponte del Diavolo, probabilmente di epoca romana, si trova lungo l’antica via Clodia ed è immerso in un contesto paesaggistico di grande suggestione, già descritto con entusiasmo dall’esploratore inglese George Dennis nel 1842. “Questa scoperta valorizza ulteriormente il patrimonio storico e naturale della Tuscia – conclude Stefano Celletti del Parco Marturanum – È un’occasione straordinaria per promuovere il territorio attraverso l’arte e la storia e per rafforzare il legame tra paesaggio e identità culturale”. Lo studio, che unisce arte, geografia e tecnologia, apre nuove prospettive sulla conoscenza dell’opera di Turner e sul suo rapporto con l’Italia, in particolare con le aree della provincia viterbese. (di Paolo Martini) 

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