Come ogni anno Città Noir rende omaggio allo scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore e drammaturgo francese Jean-Claude Izzo, figlio di Gennaro, immigrato a Marsiglia di origini sangiorgesi; Jean-Claude, nato a Marsiglia il 20 giugno del ’45 e scomparso nella stessa città natia il 26 gennaio del 2000, terrà sempre vivo il ricordo delle sue italiche radici italiane nella sua produzione letteraria, creando un fil rouge inscindibile e duraturo con il piccolo borgo dell’Agro Sarnese Nocerino.

Il Festival delle Città Noir, la cui prima edizione risale al 2008, è nato proprio in onore di Jean-Claude Izzo, ritenuto universalmente padre del Noir Mediterraneo, con romanzi come “Casino totale”, “Chourmo” e ““Il sole dei morenti”, è stato ambientato come ogni anno presso la vanvitelliana Villa Calvanese, in frazione Lanzara e la giornata di apertura ha avuto luogo proprio ieri, 25 settembre, sfiorando corde molto sensibili della coscienza e della memoria collettiva di un’area cerniera che vede, territorialmente e culturalmente, Castel San Giorgio quale crocevia, entro l’area più popolosa della provincia di Salerno, tra la Valle dell’Irno e l’hinterland napoletano.

Dopo i saluti istituzionali dell’avv. Paola Lanzara e della dott.ssa Antonia Alfano, rispettivamente sindaco e assessore alla cultura del Comune di Castel San Giorgio, e con la moderazione del giornalista Domenico Barbati, il Festival delle Città Noir, durante la prima giornata, ha costituito la migliore occasione per presentare il saggio dei giornalisti Simone De Meo e Gianluigi Esposito, dal titolo “I Diari Segreti di Raffaele Cutolo”.
Decisamente un libro inchiesta che ci costringe a fare i conti con il passato più oscuro del nostro Paese, gli anni della camorra di Raffale Cutolo, ma anche gli anni del terrorismo delle brigate rosse, degli intrecci tra Stato e anti Stato; una riflessione ripresa con grande vigore proprio da uno dei protagonisti di quegli anni: Antonio Bassolino, uomo delle istituzioni, ma anche esponente politico impegnato in quella grande mobilitazione civile che negli anni 80 si oppose alla camorra per costruire una cultura della legalità nelle nostre terre; una tensione ripresa anche da Peppe Lanzetta, attore poliedrico e socialmente impegnato per favorire il riscatto di quelle periferie martoriate. Pertanto il libro ha saputo descrivere quello spazio fisico e vitale in cui lo Stato ha delegato purtroppo la sua funzione di controllo, lasciando spazio ad un fenomeno criminale che ancora oggi condiziona le vite degli abitanti di un territorio in bilico tra Napoli e Salerno.

Proprio del ruolo dello Stato e delle sue regole ha parlato il professore Antonino Sessa, docente di Diritto Penale all’Università di Salerno, spiegando che quelle leggi e quelle regole sono l’unico perimetro delle nostre libertà a garanzia di uno sviluppo sano ed equo della società. Una discussione impegnativa e serrata, retta con maestria da Domenico Barbati, storico cronista de Il Mattino di Napoli, testimone diretto di quegli anni bui per la Campania, che ha lasciato col fiato sospeso il nutrito e attento pubblico nella sala Jean-Claude Izzo.

Tutto ciò si è tradotto in un successo di pubblico ed interesse che ha alzato decisamente la cifra culturale del Festival, grazie all’impegno dell’assessore Antonia Alfano che ne ha curato la realizzazione e del sindaco Paola Lanzara, le quali hanno accompagnato l’evento per garantirne il miglio esisto.
Gli appuntamenti continuano anche oggi in serata, venerdì 26, con la presentazione del libro scritto di Enzo Amendola “l’Iman deve morire” e con l’eccezionale concerto di Peppe Lanzetta e i Soling String Quartet in onore del maestro Renato Carosone.
Ecco perché, come dice lo slogan del Festival, non esserci è un delitto!
