A “Sa Horte de su Poeta” la Barbagia si racconta in cucina. Palimodde: “È tutto già scritto nei romanzi del Nobel”
Una cena come un viaggio nel tempo, un’esperienza gastronomica che è incontro tra mondi. È quanto accaduto a Sa Horte de su Poeta, home restaurant nel cuore di Oliena, dove un folto gruppo di turisti americani è stato accolto da Vincenzo Palimodde, detto Cenceddu, e dalla moglie Tonina, per partecipare a una serata speciale: la “Cena Deleddiana”, ispirata ai romanzi di Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926.
Oltre il cortile della casa un’antica taverna trasformata in sala conviviale, tra pergolati, poesie in lingua sarda scritte sui muri e maschere tradizionali, gli ospiti si sono ritrovati seduti attorno a un lungo tavolo di legno, pronti ad assaporare non solo i piatti, ma soprattutto la storia e la cultura della Barbagia. “Questo menù non si inventa – spiega Palimodde –. È già stato scritto da Grazia Deledda nei suoi romanzi. Noi non facciamo altro che cucinare la memoria”. I piatti serviti durante la cena non sono semplicemente tipici: ogni portata nasce da un lavoro filologico, con ricette tratte dai testi della scrittrice nuorese, in cui si raccontano scene di vita domestica, pranzi, feste religiose, incontri familiari.
Il viaggio gastronomico comincia con un ricco antipasto barbaricino: salumi, prosciutto, lardo, olive verdi, pomodori con sa frue (formaggio acidulo e salato), ricotta montata a spuma e casizolu, formaggio a pasta filata prodotto con latte crudo. Le sas cattas, frittelle leggere e fragranti a base di pasta lievitata con acquavite, segnano il passaggio verso i primi. Protagonisti della serata, i macarrones de bocciu, gnocchi artigianali simili ai malloreddus del Campidano ma più grandi e rugosi, fatti rigorosamente a mano da Tonina e dall’anziana nonna Raimonda.
A seguire, il classico porchetto arrosto, privato di ogni nervo e tagliato in piccoli pezzi, con una crosta croccante che scricchiola al morso, e un agnello in umido cucinato “come si faceva una volta”, con pochi ingredienti ma intensi di sapore. Per concludere, i dolci: oltre alla regina seada con formaggio fuso e miele, protagonista anche la pompia, frutto raro, servito candito o trasformato in liquore e semifreddo. Ad accompagnare il tutto, il Nepente di Oliena, vino rosso corposo già celebrato da D’Annunzio, e una selezione di liquori alla pompia, fico d’India, mandarino e mirto.

A interrompere il pasto, un momento di musica che ha lasciato tutti senza parole: l’arrivo del gruppo tenore Antoni Mereu, che ha eseguito alcuni brani della tradizione polifonica barbaricina, incantando gli ospiti con la forza gutturale e ancestrale dei suoni. “Sounds like the Earth itself is singing (sembra che sia la Terra stessa a cantare)” – ha sussurrato una delle ospiti americane, ascoltando con gli occhi chiusi, visibilmente commossa.
Sa Horte de su Poeta mette ancora una volta al centro la trasmissione orale delle tradizioni: un modo autentico di accogliere, che non cerca l’esotismo folkloristico ma restituisce, con rispetto, la profondità della cultura sarda. “Con Fatu in domo – dichiara Veronica Matta, presidente dell’associazione Sa Mata – restituiamo valore all’intimità delle case, ai saperi familiari e alla trasmissione orale delle tradizioni. Sa Horte de su Poeta ne è un esempio straordinario”.
