Il comune di Giffoni Valle Piana sorge alle falde del monte Licinici, ospita la sorgente del Picentino, la vetta del Monte Accellica e conta quasi 11.500 abitanti, distribuiti in un nucleo abitativo sparso, il cui epicentro è la frazione di Vignadonica, in cui è situato il municipio.

Il borgo è parte della Comunità Montana dei Monti Picentini e il suo nome pare derivi da Junonis Phanum, per la presenza di un tempio dedicato a Giunone, su cui è stata edificata l’attuale basilica di Santa Maria a Vico. Dopo aver attraversato un paesaggio naturale, caratterizzato dalla tipica Macchia Mediterranea, ulivi secolari, vigneti e piante di nocciolo, diventa piacevole passeggiare per il paese: non mancano i palazzi storici e le strutture religiose, inoltre, perdendosi tra vicoli e vicoletti, è possibile imbattersi in portoni di legno cesellato e arcate in pietra scolpita, per non parlare del fatto che Giffoni è la cittadina che ospita la rassegna più importante al mondo per la cinematografia per ragazzi, fondata nel 1971 dall’allora diciottenne Claudio Gubitosi.

In piena estate programmare una gita verso Giffoni Valle Piana significherebbe godere appieno del verde che dipinge il paesaggio e della frescura che cala verso sera, con temperature decisamente frizzantine. Non mancano d’altronde i luoghi da visitare, come ad esempio la chiesa madre della Santissima Annunziata, luogo cardine della spiritualità giffonese, piuttosto che il trecentesco convento di San Francesco, edificato ai piedi della collina di Terravecchia, in cui sono conservati dipinti che rilevano i caratteri dello stile giottesco, oppure il tempio di Ercole, situato presso rione Campo e risalente al I secolo d.C., che sorge su una necropoli romana ed è stato scoperto nel 1962. D’altronde, anche il Borgo medievale di Terravecchia, assieme al castello, costituisce un unicum di rilevante importanza storico-culturale-architettonica, rientrando di diritto, specialmente dopo i lavori di restauro, tra i borghi medievali più belli d’Italia. Infine, piazza Mercato è considerata tra le più belle di tutto il salernitano, offrendo una vista privilegiata da cui è possibile ammirare il palazzo baronale e la fontana realizzata su disegno del Vanvitelli tra il 1871 e il 1873.

È qui che Vincenzo Pettinati, giffonese doc, ha eletto la sede naturale della sua attività, incentrando totalmente la produzione sulle eccellenze tipiche e sulla valorizzazione del territorio, fondando il Podere Sant’Ambrogio; in esso si riassumono i tenimenti familiari di Vincenzo e di Antonella Sica, sua moglie, che si estendono per ben 52 ettari, adibiti alla produzione di olio extravergine di oliva, di castagne, della famosissima nocciola tonda di Giffoni Igp e, naturalmente, di vino di qualità.

Le vigne del Podere Sant’Ambrogio si trovano in località Marotti, sono poste a un’altitudine di quasi 190 metri sul livello del mare, con un orientamento dei filari sull’asse Nord-Sud; la parte storica della proprietà viticola conta 1,5 ettari ed è stata impiantata tra il 1975 e il 1977, con una densità di impianto di 3000 piante per ettaro e una produzione media che non supera i 70 quintali nelle annate più produttive. Per quel che attiene alla pertinenza più moderna invece ci troviamo su una superficie di 3,5 ettari con la vigna impiantata tra il 2020 e il 2021, ove si allevano a guyot viti di Aglianico, Greco, Fiano e Merlot.



La pacatezza nei modi, accompagnata ad un’educazione di altri tempi, al tono della voce basso ed alla giovialità nel dare genuina accoglienza, sono i tratti distintivi di Vincenzo Pettinati, tratti che appartengono tanto alla persona che alla linea enologica: l’eutrapelia, secondo il pensiero di Aristotele, è una virtù che consiste nel saper trovare il giusto mezzo, la giusta misura, nel comportamento e nell’umorismo, evitando sia la goffaggine che la volgarità; essa in pratica, è la capacità di comportarsi in modo piacevole, di divertirsi con moderazione e di creare un’atmosfera conviviale e serena. Per queste ragioni, e con l’augurio il vino possa essere gustato sobriamente ed essere sempre motivo di gioia, Vincenzo ha voluto dedicare a tutte le bottiglie chiamandole con questo dotto termine e distinguendole a seconda del vitigno.

Per l’Eutrapelia Merlot, la vendemmia avviene agli inizi di settembre, potendo protrarsi per tutto il mese a seconda dei fattori meteorologici e dell’annualità. Dopo la raccolta manuale e la selezione dei grappoli, l’uva fermenta ed affina quasi esclusivamente in acciaio, sostando tra i 6 e gli 8 mesi nei silos, svolgere un brevissimo passaggio in botte, per poi affinare per un altro anno in vitro prima di essere commercializzato.
Nel versarlo una piacevole spuma violacea mentre, ruotando al calice, l’Eutrapelia Merlot Colli di Salerno Igt 2024 mostra una suadente veste rosso porpora ed evidenti tracce di consistenza. Al naso il bouquet ha il profumo di violetta e rosa canina, del succo di ciliegia fresco, della mora di rovo e della marasca sotto spirito, cui vanno ad aggiungersi una nota lievemente piperita, cacao amaro e il profumo del mirto. Il sorso si fa morso nella carnosità della struttura e il ritorno fruttato in cui prevale la ciliegia, adesso anche in confettura. Il tannino verticalizza il sorso dall’inizio alla fine, sostenuto da una succosa acidità e da una nota saporita. Le irruenze giovanili sono smussate proprio dall’acidità e da un estratto polifenolico che rende questo vino polposo e materico. L’Eutrapelia Merlot, con i suoi digeribilissimi 15,5°, si presenta come vino schietto, di forma e sostanza, distaccandosi dal varietale, non tanto per i riconoscimenti gusto-olfattivi, per la struttura di un corpo per nulla morbido e noioso, grazie al suo carattere austero e generoso allo stesso tempo. Di lunga persistenza aromatica intensa e con tali caratteristiche sarà interessante assaggiarlo fra dieci anni, oggi però è un accompagnamento formidabile con le candele spezzate al ragù di castrato.
