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News ed Eventi

L’oro nero di Bacoli

Cosimo OrlacchioBy Cosimo Orlacchio18 Luglio 2025Nessun commento3 Mins Read
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C’è un momento, a Bacoli, in cui il mare si fa specchio e racconto. Un attimo sospeso tra il vento e l’odore salmastro che arriva deciso, sfrontato, come solo il Tirreno sa essere. È proprio lì che comincia il nostro viaggio, tra le acque del Golfo di Pozzuoli, dove l’oro nero non si estrae dalla terra, ma si raccoglie con pazienza dalle profondità marine: sono le cozze, regine silenziose e indiscusse della tavola flegrea.


Siamo alla Mitilflegrea, una delle tappe del Mytilus Fest 2025, l’evento che celebra il mitilo mediterraneo con una serie di esperienze immersive tra gastronomia, cultura e sostenibilità. Qui, tra i vivai fluttuanti e i sorrisi segnati dal sale di chi lavora in mare da generazioni, abbiamo seguito la produzione delle famose cozze di Bacoli, le Mytilus galloprovincialis, unica specie autoctona italiana che può, per legge, essere chiamata “cozza“.


Il viaggio delle cozze: dall’acqua alla tavola

Le cozze allevate in zona A, ovvero in acque così pure da non richiedere depurazione, il confezionamento del prodotto può avvenire direttamente sopra l’imbarcazione ovvero direttamente sul CSMG (centro di spedizione galleggiante). Non tutte le zone, però, sono classificate come A. Le cozze provenienti da acque di tipo B, devono invece transitare attraverso i Centri di Depurazione Molluschi (CDM) prima della commercializzazione. È un passaggio fondamentale per assicurare la salubrità del prodotto, senza comprometterne qualità e gusto.
In entrambi i casi, si tratta di cozze italiane, lavorate in loco, frutto di un sapere antico che oggi si fonde con le tecniche di controllo e certificazione più avanzate. Nessun intervento chimico, nessuna scorciatoia industriale: solo mare, tempo e mani esperte.

Le origini: novellame locale e tradizione artigianale

Uno degli aspetti più affascinanti che abbiamo scoperto è l’origine del novellame, ovvero i piccoli mitili che daranno vita alla successiva generazione di cozze. A Bacoli non si importa: il novellame è raccolto in zona, dove si insedia naturalmente sugli scogli e sulle strutture predisposte.
Da lì parte un percorso artigianale che rispetta la biodiversità marina, in totale assenza di fertilizzanti o acceleratori di crescita. È un allevamento naturale, il cui esito è affidato anche agli imprevisti del mare – dalle correnti alle mareggiate, dalle temperature alle condizioni meteorologiche – ma il risultato, ci assicurano, è sempre garantito.


Il gusto della salute

Non è solo questione di sapore. Le cozze di Bacoli sono un concentrato di valori nutrizionali preziosi. Povere di calorie e grassi, ma ricche di proteine nobili, contengono una notevole quantità di Omega 3, vitamine del gruppo B, e sali minerali come ferro, zinco, selenio e iodio.





Una rete di valore: il Consorzio

La Mitilflegrea non è sola in questo percorso virtuoso. Fa parte del Consorzio “Produzione Molluschi Regione Campania – Organizzazione di Produttori”, una rete di cinque imprese mitilicole che, da quattro generazioni, operano con lo stesso obiettivo: unire le forze, condividere competenze e innovare nel rispetto dell’ambiente e della qualità.Questa sinergia ha permesso al comparto di crescere in modo sostenibile, creando occupazione locale e favorendo l’export di un prodotto che rappresenta non solo una ricchezza gastronomica, ma anche culturale.
l Mytilus Fest 2025, di cui la visita alla Mitilflegrea è una delle tappe, non è solo una fiera o una rassegna gastronomica. È un viaggio esperienziale, un racconto collettivo che parte dalla mitilicoltura e si estende alla cultura locale, all’enogastronomia, alla musica, all’arte.


Una storia di fatica, certo. Ma anche di amore, di cura, di rispetto. Una storia che oggi, grazie a realtà come Mitilflegrea e al Mytilus Fest, può essere raccontata a un pubblico sempre più ampio, consapevole e affamato di sapere, oltre che di sapori.




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Cosimo Orlacchio

Beneventano di nascita ma Flegreo di adozione, laureato in Ingegneria Elettronica, lavora presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione della Università degli studi di Napoli, Federico II. Dopo i quarant’anni si avvicina al mondo del vino e della gastronomia. Blogger e scrittore enogastronomico per diletto, scrive per riviste tra le quali il blog della delegazione Ais di Napoli. Sommelier e Degustatore AIS, partecipa ai panel di degustazione per la stesura di alcune guide vini come per il concorso e guida di Decanto Untold: membro dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi, per il quale ha intrapreso il precorso per diventare Maestro Assaggiatore, oltre che membro dell’Associazione Nazionale Ostricari, dopo aver partecipato al corso di primo livello. Ha conseguito l’attestato del primo livello di Assaggiatore della Scuola Italiana Sake, mentre, con l’Accademia Popolare del Gusto di Slow Food, ha frequentato il corso di avvicinamento al caffè e quello sull’olio extra vergine di oliva. È attivo presso la Comunità Slow Food Agriculturale Flegrea per l’Inclusione, si prodiga per progetti divulgativi a sostegno del territorio organizzando laboratori e masterclass. Inoltre è responsabile della regione Campania per il Comitato Italiano per la Tutela del Piede Franco. Tra i suoi interessi principali l'enogastronomia, la scrittura gastronomica e la promozione dei Campi Flegrei. Ama scrivere di buon cibo, vino e tematiche tecnologiche in chiave leggera e accessibile a tutti.

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