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“La Guardiense presenta le nuove annate 2025: il valore del tempo nei vini bianchi del Sannio”

Cosimo OrlacchioBy Cosimo Orlacchio10 Luglio 2025Nessun commento6 Mins Read
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Guardia Sanframondi, tra tradizione, evoluzione e longevità nei calici

Ci sono serate che restano incastonate nella memoria come una bottiglia speciale dimenticata in cantina, poi riscoperta con meraviglia. Una di queste si è svolta il 23 giugno 2025 a Guardia Sanframondi, nel cuore pulsante del Sannio beneventano, dove la storica cantina La Guardiense ha presentato le nuove annate dei suoi vini. Non un evento come tanti, ma una narrazione corale in sette calici, guidata da tre voci autorevoli: Domizio Pigna, presidente della cantina, Riccardo Cotarella, enologo di fama internazionale, e Luciano Pignataro, giornalista e memoria storica del vino campano.

Il tempo come ingrediente segreto

La Campania è terra di bianchi. Il clima, con estati calde ma mitigate dalle alture, predilige la coltivazione di vitigni a bacca bianca, capaci di esprimere freschezza, mineralità e, soprattutto, longevità. Ma la vera sorpresa sta nel fatto che molti vini bianchi campani migliorano col tempo, sviluppando aromi terziari e complessità inaspettate. Tra questi calici sorsi di annate distanti ma uniti da un filo conduttore: l’identità evolutiva dei vitigni.

Tre Falanghine, tre età del gusto

SENETE Falanghina del Sannio DOC 2024

Il Senete 2024 apre la degustazione. È il più giovane, ma nasce già con un progetto ben chiaro: una selezione di uve, lavorate per esprimere il carattere più tipico e strutturato della Falanghina del Sannio. Al naso offre profumi classici di fiori bianchi, note leggere di frutta e un tocco alcolico che preannuncia una struttura più ampia. In bocca è meno fresco rispetto ad altre versioni, ma ben equilibrato. Il finale leggermente amaro contribuisce a definirne la personalità e lo distingue da molte altre Falanghine più “addomesticate”.

BIANCOLUME Falanghina del Sannio DOC 2022

Il Biancolume 2022 rappresenta invece l’anima più tecnica e progettuale della Falanghina. Circa il 15% del vino affina in legno, scelta che contribuisce a renderlo un bianco pensato per l’invecchiamento. Al naso si apre con un bouquet interessante: fiori gialli, frutta esotica, ananas maturo, il tutto fuso in un equilibrio che invita alla beva. In bocca è pieno, strutturato, di media persistenza, con un finale sapido e pulito che conferma la volontà di costruire una Falanghina longeva, capace di evolvere con grazia.

SENETE Falanghina del Sannio DOC 2016

Ed eccoci alla prova del tempo: Senete 2016. A nove anni dalla vendemmia, la Falanghina si presenta con un colore dorato e brillante, una veste luminosa che parla già di evoluzione. Il naso è un affresco delicato di note ossidative, idrocarburi, frutta secca e gesso. Anche in bocca mantiene una coerenza esemplare, con un sorso piacevole, pulito e sapido. È qui che si coglie l’essenza del messaggio di Cotarella: “Chi ha puntato sul tempo ha avuto ragione.” La Falanghina, spesso relegata a ruolo di bianco da pronta beva, dimostra invece una capacità di invecchiamento sorprendente, soprattutto in territori come il Sannio, dove la natura vulcanica del suolo lascia un’impronta indelebile nel calice.

Fiano: eleganza e verticalità

Il Fiano del Sannio, pur meno celebrato di quello irpino, si è rivelato protagonista silenzioso ma incisivo.

COLLE DI TILIO Fiano 2024

Il Colle di Tilio 2024 si presenta leggero al naso, con note di mela, fiori di campo e sfumature balsamiche. In bocca esplode con sapidità e freschezza, portando una tensione piacevole che regala verticalità al sorso. È un vino che cresce nel calice, rivelando l’anima nobile e un po’ schiva del Fiano giovane.

COLLE DI TILIO Fiano 2016

Il fratello maggiore, annata 2016, mostra una veste dorata e un naso stratificato: note ossidative, idrocarburi, gesso e balsamicità si fondono in un profilo aromatico elegante. Il palato è morbido, fresco e coerente, con una chiusura pulita che dimostra come anche il Fiano sannita sappia viaggiare nel tempo con stile. Non ha nulla da invidiare ai più blasonati bianchi del Nord Italia. E, anzi, in un panorama nazionale dove la competizione sui bianchi è più ristretta, vini come questo possono distinguersi proprio per il loro potenziale evolutivo e territoriale.

Il Greco: roccia, zolfo e profondità

Vitigno affascinante, il Greco conserva nel DNA tracce delle sue origini elleniche. Nel Sannio, prende corpo e sostanza, raccontando se stesso in due interpretazioni firmate Pietralata.

PIETRALATA Greco 2024

Il Pietralata 2024 esordisce con un naso leggero, timido quasi, che però parla più con il palato che con l’olfatto. Il sorso è sapido, acido, fa salivare, mostrando una tensione gustativa accattivante. Il finale è corto, ma pulito, e lascia intuire uno sviluppo interessante negli anni a venire. Qui si coglie una delle caratteristiche del Greco: note sulfuree, minerali, che emergono con il tempo e aggiungono complessità.

PIETRALATA Greco 2019

Con il Pietralata 2019 si entra nel cuore maturo del vitigno. Il colore è oro antico, mentre il naso racconta ossidazione controllata, idrocarburi, sentori di fumo e agrumi canditi. In bocca è morbido, sapido e pronto, con una profondità che richiama grandi vini da meditazione. Anche qui, l’identità del Greco sannita si impone con discrezione, ma in maniera indelebile.

Un territorio da ascoltare

La degustazione non è stata solo una celebrazione enologica, ma un invito all’ascolto. Ascoltare il territorio, le sue voci sotterranee. La Guardiense, con oltre 60 anni di storia alle spalle, è un simbolo di coesione e visione: una cooperativa con più di 1000 soci viticoltori, che ha saputo coniugare tradizione e modernità, economia circolare e identità contadina.

Cotarella, con la sua esperienza internazionale, ha portato in azienda un metodo scientifico, una visione stilistica e la consapevolezza che il Sannio può aspirare all’eccellenza senza rinunciare alla propria autenticità.

La Campania bianca: il futuro è già iniziato

Nel corso della serata, tra calici e riflessioni, è emerso un messaggio forte: i bianchi campani sono ancora da scoprire, in tutta la loro complessità e in tutto il loro potenziale evolutivo. Oggi, a differenza dei rossi, la competizione nazionale sui bianchi è meno affollata, e chi saprà investire in ricerca, terroir e tempo potrà ritagliarsi un ruolo da protagonista.

Come ha detto qualcuno durante la degustazione: “Il vino bianco è come un libro scritto a matita: solo il tempo rende visibili tutte le parole.”

E se il tempo è davvero un ingrediente, allora il Sannio ha già trovato la sua ricetta.


Degustazione vini Sannio Falanghina del Sannio Fiano Campania Greco di Tufo La Guardiense Luciano Pignataro Riccardo Cotarella Vini bianchi da invecchiamento Vini bianchi Sannio
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Cosimo Orlacchio

Beneventano di nascita ma Flegreo di adozione, laureato in Ingegneria Elettronica, lavora presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione della Università degli studi di Napoli, Federico II. Dopo i quarant’anni si avvicina al mondo del vino e della gastronomia. Blogger e scrittore enogastronomico per diletto, scrive per riviste tra le quali il blog della delegazione Ais di Napoli. Sommelier e Degustatore AIS, partecipa ai panel di degustazione per la stesura di alcune guide vini come per il concorso e guida di Decanto Untold: membro dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi, per il quale ha intrapreso il precorso per diventare Maestro Assaggiatore, oltre che membro dell’Associazione Nazionale Ostricari, dopo aver partecipato al corso di primo livello. Ha conseguito l’attestato del primo livello di Assaggiatore della Scuola Italiana Sake, mentre, con l’Accademia Popolare del Gusto di Slow Food, ha frequentato il corso di avvicinamento al caffè e quello sull’olio extra vergine di oliva. È attivo presso la Comunità Slow Food Agriculturale Flegrea per l’Inclusione, si prodiga per progetti divulgativi a sostegno del territorio organizzando laboratori e masterclass. Inoltre è responsabile della regione Campania per il Comitato Italiano per la Tutela del Piede Franco. Tra i suoi interessi principali l'enogastronomia, la scrittura gastronomica e la promozione dei Campi Flegrei. Ama scrivere di buon cibo, vino e tematiche tecnologiche in chiave leggera e accessibile a tutti.

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