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Microplastiche nei fluidi riproduttivi umani, ‘timori per la fertilità’

RedazioneBy Redazione2 Luglio 2025Nessun commento4 Mins Read
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(Adnkronos) – Microplastiche ubiquitarie nell'ambiente e negli organismi che lo abitano, scoperte anche nei fluidi riproduttivi umani, sollevando tra gli esperti "importanti interrogativi sui potenziali rischi per la fertilità e la salute riproduttiva". Lancia l'Sos uno studio presentato al 41esimo Congresso annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre 2025 – Parigi, 29 giugno-2 luglio), con abstract pubblicato su 'Human Reproduction'. Gli autori hanno esaminato il fluido follicolare di 29 donne e il liquido seminale di 22 uomini, "entrambi cruciali per il concepimento naturale e la riproduzione assistita", trovando microplastiche in più di 2 campioni femminili su 3 e in oltre la metà di quelli maschili. Sia negli uomini che nelle donne, nei fluidi riproduttivi è stata identificata una gamma di polimeri microplastici di uso comune: politetrafluoroetilene (Ptfe), polistirene (Ps), polietilene (Pe), polietilene tereftalato (Pet), poliammide (Pa), polipropilene (Pp) e poliuretano (Pu), elencano i ricercatori. Nel dettaglio, riferiscono, "le microplastiche erano presenti nel 69% dei campioni di fluido follicolare analizzati. Il polimero rilevato più frequentemente è stato il Ptfe, presente nel 31% dei campioni; seguono Pp (28%), Pet (17%), Pa (14%), Pe (10%), Pu (10%) e Ps (7%). Nei campioni di liquido seminale, le microplastiche sono state riscontrate nel 55%" dei casi. "Il Ptfe si è nuovamente rivelato il polimero più diffuso, identificato nel 41% dei campioni; tra gli altri figurano Ps (14%), Pet (9%), Pa (5%) e Pu (5%)". Per prevenire eventuali contaminazioni esterne, tutti i campioni sono stati raccolti e conservati in contenitori di vetro e sottoposti a trattamento chimico prima dell'analisi mediante microscopia laser a infrarossi diretti, precisano gli scienziati. "Studi precedenti avevano già dimostrato che le microplastiche possono essere presenti in vari organi umani", afferma Emilio Gomez-Sanchez, lead researcher del lavoro, direttore del Laboratorio di riproduzione assistita della clinica Next Fertility Murcia (Spagna), embriologo capo e coordinatore scientifico della Gametia Gamete Bank. "Non siamo dunque rimasti del tutto sorpresi nel trovarle nei fluidi dell'apparato riproduttivo umano, ma siamo rimasti colpiti dalla loro frequenza", ammette lo specialista. Sono definite microplastiche "particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri – ricordano gli autori della ricerca – e ci sono prove" secondo cui "rappresentano una minaccia per la salute ambientale e pubblica. Sebbene questo studio non abbia valutato direttamente l'impatto delle microplastiche sulla fertilità, la loro rilevazione evidenzia la necessità di esplorare le possibili implicazioni per la salute riproduttiva umana". Chiarisce Gomez-Sanchez: "Quello che sappiamo dagli studi sugli animali è che nei tessuti in cui si accumulano le microplastiche queste possono indurre infiammazione, formazione di radicali liberi, danni al Dna, senescenza cellulare e alterazioni endocrine. E' possibile che possano compromettere la qualità degli ovuli o degli spermatozoi negli esseri umani, ma non disponiamo ancora di prove sufficienti per confermarlo". Il team prevede di estendere l'analisi a una coorte più ampia, utilizzando anche questionari dettagliati sullo stile di vita e sull'esposizione ambientale. Ulteriori fasi del progetto esploreranno la potenziale relazione tra la presenza di microplastiche e la qualità di ovociti e spermatozoi. Gomez-Sanchez puntualizza che la fertilità è influenzata da molti fattori, tra cui età, salute e genetica, e che i risultati non dovrebbero destare allarme tra gli aspiranti genitori. "Non c'è motivo di allarmarsi a questo punto" delle conoscenze scientifiche, rassicura l'esperto. "Le microplastiche sono solo uno dei tanti elementi che possono svolgere un ruolo nella fertilità. Tuttavia, è sensato considerare modi per ridurre la nostra esposizione" a questi composti. "Semplici accorgimenti, come l'utilizzo di contenitori di vetro per conservare e riscaldare gli alimenti o la limitazione della quantità di acqua che consumiamo da bottiglie di plastica – suggerisce – possono aiutare a minimizzarne l'assunzione". "I fattori ambientali che influenzano la riproduzione sono certamente una realtà, sebbene non facili da misurare oggettivamente – commenta Carlos Calhaz-Jorge, ex presidente dell'Eshre – Gli autori di questo studio hanno rilevato microplastiche in oltre 2 terzi dei fluidi follicolari e in oltre il 50% dei fluidi seminali dei pazienti studiati. Sebbene il significato di questi risultati non sia ancora chiaro, dovrebbero essere considerati un ulteriore argomento a favore" di atteggiamenti prudenti, evitando "l'uso generalizzato della plastica nella nostra vita quotidiana". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

adnkronos salute
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