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Farmaceutica, Streffer (Lundbeck): “Anche centri italiani in ricerca su neuroscienze”

RedazioneBy Redazione23 Giugno 2025Nessun commento4 Mins Read
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(Adnkronos) – "Siamo fortemente orientati alla Ricerca & Sviluppo e l'Italia è un Paese con importanti centri di ricerca con cui lavoriamo. Circa il 20–30% del fatturato viene reinvestito in R&S. Ciò dimostra il nostro forte impegno nello sviluppo di nuovi farmaci, che vogliamo portare avanti internamente con mille dei 6mila nostri collaboratori. Abbiamo una forte tradizione in psichiatria e siamo ancora impegnati in questo ambito. Tuttavia, ci rendiamo conto che è molto difficile trovare nuovi trattamenti per queste grandi popolazioni ed è per questo che ci stiamo spostando sempre di più verso le neuroscienze specialistiche. La prevenzione dell'emicrania e i neurologi specializzati che trattano questi pazienti rappresentano un esempio. Lo stesso vale per alcune delle forme più gravi della sindrome di Parkinson. E' in quest'ambito che le neuroscienze specialistiche rappresentano per noi un'area su cui puntare con decisione. Ci stiamo inoltre orientando verso le malattie neurologiche rare come risultato di un processo iniziato alcuni anni fa". Lo sottolinea Johannes Streffer, Senior Vp Global Clinical Development Lundbeck, all'Adnkronos Salute alla presentazione dei risultati degli studi Resolution e Sunrise presentati oggi a Helsinki, nel corso l'11esimo Congresso Ean – European Academy of Neurology, che hanno dimostrato l'efficacia di un intervento educativo e dell'impiego di eptinezumab (un anti-Cgrp) in pazienti con emicrania cronica e cefalea da uso eccessivo di farmaci (medication-overuse headache, Moh), in particolare, nel Sunrise, in popolazioni asiatiche. "Comprendiamo le malattie neurologiche e psichiatriche sempre più da una prospettiva biologica – spiega Streffer – Il Cgrp, peptide correlato al gene della calcitonina, abbiamo visto essere rilevante per l'emicrania e qualcosa di simile avviene in altre patologie. In particolare, nelle malattie neurologiche rare conosciamo spesso molto bene il meccanismo alla base. Ciò significa che possiamo sviluppare terapie molto mirate per un gruppo specifico di pazienti. Non si tratta di cercare piccoli numeri, ma gruppi ben definiti di pazienti, e questo è il motivo per cui stiamo entrando sempre più nel campo delle malattie neurologiche rare. Questo non significa che non collaboriamo anche con altre aziende. Per esempio, alla fine dello scorso anno abbiamo acquisito la biotech Longboard Pharmaceuticals per portare un nuovo farmaco nella pipeline. Eptinezumab, ad esempio, è stato sviluppato esternamente e poi acquisito da noi. Al contrario, un altro farmaco contro il dolore (anti-Pacap) lo stiamo sviluppando internamente a Lundbeck. Abbiamo 25 trattamenti già commercializzati e 12 studi clinici in corso, con un numero crescente di trial clinici, concentrandoci sempre più sullo sviluppo clinico. Attualmente, il 90% della nostra pipeline è focalizzato su neuro-specialità e malattie neurologiche rare". A tale proposito, "abbiamo diversi programmi in fase avanzata – illustra Streffer – Abbiamo un forte impegno nella prevenzione dell'emicrania, con eptinezumab e anche con il nuovo farmaco anti-Pacap" (polipeptide attivante l'adenilato ciclasi pituitaria) che è stato presentato all'Ean. "Non sappiamo ancora con certezza se funzionerà, ma crediamo che rappresenti un nuovo meccanismo promettente e vogliamo verificarne l'impatto. Abbiamo poi trattamenti neuro-ormonali, ad esempio per l'iperplasia surrenale congenita e la malattia di Cushing – prosegue – Lavoriamo anche a un progetto per il disturbo da stress post-traumatico (Ptsd), su cui avremo un incontro con la Fda a luglio. Abbiamo recentemente acquisito un farmaco per le encefalopatie epilettiche dello sviluppo, ora in fase 3, e stiamo proseguendo con altri partner in ambito neurologico. Stiamo inoltre lavorando a un anticorpo anti-alfa-sinucleina per l'atrofia multisistemica (Msa), che agisce contro l'aggregazione patologica nel cervello di questa proteina. Si tratta di una malattia neurodegenerativa molto progressiva: abbiamo avviato la fase 3. Inoltre, ci stiamo concentrando su neuroimmunologia e neuroinfiammazione, riconoscendo che molte patologie neurologiche includono caratteristiche infiammatorie. Pensiamo che questo approccio possa avere un grande impatto terapeutico".  "Siamo molto ottimisti rispetto alla forza della nostra pipeline – conclude Streffer – Potrebbe portare a 4 programmi in fase 3 già nel prossimo anno, e ci consentirebbe di rinnovare il nostro portafoglio puntando su neuro-specialità e malattie neurologiche rare". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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