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Arte

Open! Gli Architetti aprono i loro studi al pubblico anche a Nocera Inferiore

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo3 Giugno 2025Updated:10 Ottobre 2025Nessun commento6 Mins Read
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Image of engineering objects on workplace top view.Construction concept. Engineering tools.Vintage tone retro filter effect,soft focus(selective focus)
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Open! Studi Aperti in Tutta Italia 2025 è una manifestazione che accomuna idealmente tutti gli studi italiani in un unico grande evento diffuso su tutto il territorio nazionale nell’ambito del quale gli studi di architettura apriranno contemporaneamente le loro porte al pubblico. Nata nel 2019, e pertanto ai nastri di partenza con la sua V edizione, Open è organizzata con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori in collaborazione con tutti gli studi professionali aderenti di tutto lo Stivale.

Sicuramente Open Studi Aperti in Tutta Italia 2025 rimette al centro del dibattito e dell’attenzione del grande pubblico la grande e antica tradizione dell’Architettura Italiana, da sempre fulcro e protagonista di una disciplina fondamentale che ha saputo far scuola tra l’Europa e il Mediterraneo, plasmando paesaggi e città, fino ad edificare strutture che sfidano il tempo e che costituiscono tutt’oggi esempi di superbo ingegno e tecnologia impensabile all’epoca in cui vennero commissionati.

L’obiettivo della manifestazione nazionale è quello di trasformare i luoghi di lavoro in spazi di incontro informale in cui sia possibile conoscersi, dialogare, confrontarsi e scambiare le proprie opinioni, assistendo ad attività pratiche in loco, oltre che a scoprire di persona i luoghi in cui le professioniste e i professionisti tendono ad operare con competenza e inventiva.

È pertanto un evento che porta l’architettura nelle piazze e le piazze negli studi, di architettura, coinvolgendo quanto più persone possibile, col fine educativo di far comprendere l’importanza del lavoro delle professioniste e dei professionisti architetti che intervengono sullo spazio di vita dell’uomo, sia privato che pubblico e che lavorano per la cura dei territori.

Già dal 20 maggio è stato reso disponibile il format di iscrizione sul sito https://studiaperti.com/ , esattamente lo strumento attraverso cui anche l’architetto Rosario Fezza ha voluto aderire, accendendo attraverso il suo studio una fiaccola che illuminasse la categoria professionale anche nell’Agro Sarnese Nocerino.

Infatti il 13 e 14 giugno ci sarà, in occasione dell’Open Day degli studi di architettura, una rappresentazione dello spirito che più caratterizza tale iniziativa proprio presso l’centro di arredamento e studio di architettura Fezza, al civico 48 di via Matteotti a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno.

Tra le ragioni che hanno spinto l’architetto Fezza ad aderire al Manifesto e all’iniziativa nazionale la sincera volontà di portare all’attenzione del grande pubblico e degli addetti ai lavori un collettivo di architetti, meticolosamente selezionati, che porteranno testimonianze di vita e professionalità vissute, progetti, oggettistica, materiali funzionali, disegni, render, fotografie e video, per far conoscere il loro operato e promuovere questa figura professionale, spesso data per scontato in certi ambiti o ricondotta in secondo piano.

 Abbiamo raggiunto telefonicamente Rosario Fezza per chiedere qualche altro dettaglio…

Cosa l’ha spinta ad aderire all’iniziativa?

Viviamo in un contesto territoriale molto complesso e articolato, essendo l’Agro Sarnese Nocerino l’area demograficamente più popolosa della provincia di Salerno. Siamo stati crocevia di vicende storiche, le cui tracce fanno sovente rimpiangere un’architettura di altri tempi, e continuiamo ad essere tutt’ora un crocevia tra Napoli e Salerno, con tutto il carico del terremoto dell’80 e una serie di storture dal piano urbanistico a quello stradale, facilmente riscontrabile in diverse municipalità di questa terra, pur certo generosa di esempi virtuosi.

Nell’intenzione di partecipare ad Open c’è una mia volontà precisa di colmare l’assenza sul territorio della categoria cui appartengo e cercare di restituirla alla società civile con un sano coinvolgimento dei tanti colleghi che si prodigano per dare una san a immagine di questa professione, dando loro uno spazio in cui presentarsi e proporre le grandi idee, che certo non mancano, per avviare nuove progettualità e rendere più funzionali gli spazi che la comunità dovrebbe poter vivere con compiacimento e serenità, al fine di ricreare elementi dove l’ordine, la bellezza e la praticità siano tangibili e di utilizzabili con sommo piacere del cittadino.

Pertanto credo si debba colmare questa essenza materiale, mostrando quello che la categoria oggettivamente fa e quali sono gli obiettivi del fare. Sarebbe bello potere immaginare una rivoluzione culturale dell’Architettura dell’Ager Sarnensis per una rivalutazione degli spazi pubblici, ad esempio, ma bisogna essere pratici e poter agire, esattamente come intendo fare, partendo dall’espressione del contemporaneo, del quotidiano e del comune vissuto. Certo sarebbe bello poter immaginare da subito la realizzazione di grandi opere entro il tessuto urbano, viste sempre da una prospettiva culturale e analitica, ma la mia idea è molto più semplice: una sincera aggregazione tra colleghi e l’accensione di un osservatorio quotidiano, rigoroso nell’attuazione e pratico nella creatività.

Ecco direi che oggi, grazie a Open possiamo pensare in queste due giornate a Nocera Inferiore di gettare le basi di un think tank che discuta e metta in funzione la cultura dell’architettura per la società contemporanea ma, dato che parliamo pur sempre di cultura, nella sua accezione di più ampio respiro, sarebbe interessante, come giusto che sia, aggregare più culture all’architettura del fare quotidiano: l’architettura del vino e del cibo ad esempio, ci offrono una prospettiva di dialogo tra idea, design e utilizzo, quel crocevia dove si costruisce un packaging contenitivo in cui la società locale, il genius loci e la tipicità possano essere contenuti in esso e rispecchiarvici. D’Altro canto, anche l’Architettura ha un suo ruolo e coinvolgimento nel processo di materialismo storico che descrive il contesto storico culturale in cui si realizza e i valori che essa vuole rappresentare come modello.

Al di là del prezioso lascito dell’Antica Roma, del Battistero Paleocristiano di Santa Maria a Maggiore, delle tantissime Chiese costruite in diversissimi periodi storici, disseminate su tutto il territorio, e dei tanti palazzi cittadini costruiti durante la dominazione spagnola, cosa rappresenta meglio, dal punto di vista architettonico, l’Agro Sarnese Nocerino?

Volendo esprimere e rappresentare appieno la cultura architettonica del nostro territorio potremmo e dovremmo parlare di “Urbatettura”: è un termine coniato dall’architetto Jan Lubicz-Nycz per indicare un’integrazione tra architettura e urbanistica, dove i progetti architettonici disegnano intere parti di città. In sostanza, si tratta di progettare parti di città attraverso un approccio architettonico, creando strutture polifunzionali che formano il tessuto urbano. Utilizzo questa definizione in quanto, a mio avviso, il manufatto che più ha rappresentato e rappresenta l’Agro Sarnese Nocerino è, in modo niente affatto riduttivo, la corte o cortina, una delle espressioni principali della cultura di ogni tempo e in quanto tale, coinvolgente e contenente contemporaneamente aspetti estetici, sociali, storici, economici e produttivi dell’ambiente di vita delle comunità di questa terra.

Essa rappresenta per me una città in miniatura dove, come diceva il prof. Renato De Fusco, nel libro “Semeiotica dell’Architettura”, l’interno è un esterno e viceversa.

L’Architetto ha quindi il compito di filtrare le esigenze, le aspettative, il senso del suo tempo e di tradurlo in case, città, spazi, oggetti del quotidiano, puntando alla massima qualità per migliorare la vita delle persone e la crescita delle future generazioni.

Contatti: fezzarosario@libero.it

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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