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Cultura

Niros Terre Siciliane Igt 2020 di Asta Vini

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo30 Maggio 2025Updated:10 Ottobre 2025Nessun commento5 Mins Read
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Nino Asta è un fiero vignaiolo siciliano, classe del ’74 ed originario di Alcamo, in provincia di Trapani, e ha cominciato a imbottigliare i suoi vini espressivi e franchi da sei anni., presso la tenuta ubicata a Bosco Falconeria a Partinico, in un territorio cerniera tra il trapanese e il palermitano. Il posto è suggestivo, situato sopra un colle da cui si può ammirare l’antico Castello di Calatubo e il Golfo di Castellammare, godendo di un paesaggio superbo che imbriglia l’azzurro del Mar Mediterraneo da San Vito Lo Capo fino a Punta Raisi.

La tenuta da dove prende vita attualmente Vini Asta venne fondata verso la fine dell’Ottocento dai suoi nonni materni, poi portata avanti da suo padre fino al 2015, anno del passaggio di testimone che oggi vede le redini dell’azienda agricola nelle mani di Nino, attraversando cambiamenti epocali, modifiche nell’estensione terriera e conversioni colturali, che oggi vede un’estensione su 14 ettari, di cui ben 11 vitati e i restanti 3 dedicati all’olivicoltura.

La produzione enologica è improntata alla filosofia artigianale, traducendo il territorio in vino da uve come il Catarratto, il Nero d’Avola e il Sirah, allevati secondi i criteri della viticoltura biologica, su terreni in buona parte sabbiosi, con una buona esposizione solare e accarezzati dall’azione mitigante del mare che, grazie alla sua brezza, calmiera le alte temperature estive, contribuire a dare quel tipico imprinting marittimo.

Proprio con il Nero d’Avola e il Sirah si produce in Niros: i terreni sono sabbiosi, come già detto, sono posti a oltre 300 metri di altitudine e l’allevamento delle due cultivar è condotto a spalliera, paesaggisticamente in bilico le colline e il blu del mare tra Palermo e Monreale. Il blend vede primeggiare in Nero d’Avola all’80%, ma entrambe le uve fermentano spontaneamente in acciaio, macerando sulle loro bucce per almeno 10 giorni, per poi affinare ancora in acciaio, e sui lieviti, per altri 8 mesi. Nessuna filtrazione, se non per gravità, per il Niros di Nino Asta e nessuna chiarifica.

Abbiamo rivolto a Nino alcune domande sul suo vino che, tra le varie altre cose, non vede solfiti aggiunti…

Un vino, due uve: da quale idea nasce Niros?

Premetto che, quando si parla di vini artigianali, non si può mai fare una previsione precisa di come vuoi un vino, puoi avere un’idea iniziale, ma poi entra in gioco la natura con cui bisogna fare i conti.  L’idea iniziale era di fare un rosso che parlasse di Sicilia, del nostro territorio, quindi il Nero D’avola rappresentava il vitigno ideale, ma anche il Syrah era un vitigno che incarnava in pieno l’essenza siciliana. Quindi la natura ha voluto che questi due vitigni coesistessero in questo vino, facendo poi tutto il resto.

Dalla vendemmia al processo produttivo. Quali sono le fasi più caratterizzanti?

Prima di vendemmiare, monitoriamo lo stato di maturazione dell’uva, fase molto importante per una buona riuscita del vino. L’idea originaria era quella di fare un Nero D’avola in purezza ma, dopo essere stato in vigna per rilevare il grado zuccherino, organizzai la vendemmia fatta rigorosamente a mano: era il 2020 e non avevamo fatto però i conti con la natura, quell’ anno; infatti, a causa del vento caldo di Scirocco, con temperature esterne fino a 45°, il grado Babo del mosto schizzò alle stelle in fase di vendemmia, quindi optammo per il taglio con il Syrah per abbassare il grado zuccherino.  Eravamo molto incerti sul risultato però, man mano che assaggiavamo il vino durante l’affinamento in vasca d’acciaio e dopo l’imbottigliamento, ci innamoravamo sempre di più del risultato, così stabilimmo che tali risultati dovessero essere perseguiti nel tempo.  

Se il Niros fosse un film, piuttosto che un libro o una canzone, a cosa assomiglierebbe?

Parto subito con la canzone: “Cosa sarà” cantata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Pensando a un libro invece, non potrebbe che essere “Uno, Nessuno, centomila” di Luigi Pirandello. Il film che forse meglio descrive il mio Niros è “Sleepers”, scritto e diretto da Barry Levinson. Uscito nel ’96, è di quelli che ti tengono incollati allo schermo, così come il mio rosso tiene incollato al calice, magari perché nella trama il film è aspro, quasi tannico, e dal finale “giusto”, morbido, e che alla fine ti convince che tutto è andato al posto suo.

Il Niros Terre Siciliane igt 2020 di Asta Vini sfoggia un rosso rubino con accenni granato, lasciando archi e lacrime dopo la rotazione che tracciano segni tangibili di consistenza.

Il velo di pot-pourri di viola e petali di rose svanisce quasi subito per dare spazio a note di marasca selvatica, lampone e carruba, confettura di amarena, cacao e foglie di tè nero essiccate, con lieve sentore piperito sul finale. In bocca è equilibrato e suadente nel tannino, sapido e con buona freschezza. Torna la frutta rossa, la nota di cacao volge in cioccolato fondente, si percepisce oltretutto un sentore da bacca di mirto, mentre il finale è sugellato finemente dal confetto di mandorla. Ha la giusta persistenza per poter essere abbinato alle busiate al ragù di salsiccia di suino nero dei Nebrodi e “amareddi” con scaglie di caciocavallo ragusano stagionato.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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