Close Menu
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube LinkedIn
Mediterranea Online
Iscriviti
  • Home
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Mediterranea Online
Cultura

Don Aliandro Campi Taurasini Doc 2017 di Cantina Paterno

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo20 Maggio 2025Updated:10 Ottobre 2025Nessun commento6 Mins Read
Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
Share
Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

Situata tra le colline dell’Irpinia Centrale, entro il distretto sismico, Paternopoli è una cittadina di appena 2000 abitanti e si affaccia sulla media valle del Calore Irpino, fiume da cui è attraversata ricevendo come affluente il Fredane. Un tempo noto semplicemente con il nome di Paterno, rimasto tale fino al 29 gennaio 1864, il toponimo di questo borgo in provincia di Avellino significa “città del padre”, essendo l’etimologia derivare dal al latino “pater” e dal greco “pòlis”.

Paternopoli, un po’ di storia…

Quel che è certo è che le prime notizie accertate sulla storia di Paternopoli risalgono all’epoca preromana: infatti, secondo alcuni studiosi, la presenza di insediamenti nell’attuale territorio del comune è ascrivibile al VIII secolo a.C., mentre la colonizzazione del territorio, da parte dei Sanniti, è fatta risalire alla fine del V e all’inizio del IV secolo a.C.; inoltre, appartenenti al periodo che va dal IV al III secolo a.C., fino all’età romana, sono stati rinvenuti diversi oggetti, come monete e ceramiche e ritrovate svariate iscrizioni tra resti di ville e sepolcreti. Questa stratificazione di insediamenti, le cui tracce sono arrivate sino ai giorni nostri, venne spazzata via dalle legioni romane proprio nel III secolo a.C., durante la terza guerra sannitica, e quindi ne sorse un centro fortificato, costruito dall’esercito vittorioso, e che si ingrandì almeno fino al IV secolo d.C.

La fase di decadenza di questo centro coincise con la caduta dell’Impero Romano e le conseguenti incursioni di Vandali, Ostrogoti e di Goti, il cui solo freno fu posto dall’occupazione longobarda che in effetti restituì al territorio e alle genti una certa stabilità, oltre a una ripresa economica poiché, non essendo i Longobardi ostili alla Chiesa, vi sorsero monasteri col sostegno di cospicue donazioni e benefici fiscali.

Con l’arrivo del Medioevo e la stipula del trattato di Ceprano del 1080, vi fu un ulteriore impulso e benessere economico, favorito dal passaggio di Paternopoli nelle mani del condottiero normanno Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo, e venne edificato il castello tra l’XI e il XII secolo. In tardo Medioevo, Paternopoli, grazie alla sua posizione strategica sulle valli del Fredane e del Calore, dominava le vie di transito per la Lucania e la Puglia e pertanto ebbe a crescere ancora, sia economicamente che demograficamente.

Durante il conflitto tra Ferdinando I d’Aragona e i francesi del duca Giovanni d’Angiò, il ruolo di Paternopoli fu determinante al punto che il vittorioso re Ferdinando, sul finire del 1400, volle munire la località di un avanzato sistema difensivo, la cui torre si è conservata quasi integra fino ai primi del ‘900.

Da tutto ciò è comprensibile che, anche nei secoli a venire, fino ad oggi, Paternopoli è stata epicentro di importantissimi accadimenti storici ma, pur sorvolando sugli stessi, è fondamentale riportare che, sia nel XVIII che nel XIX secolo, Paternopoli visse un periodo di profondo fermento e rinnovamento culturale, diventando persino sede di una apprezzata “Scuola di lettere ed arti“, dalla quale uscirono uomini illustri che contribuirono alla costituzione dell’unità d’Italia.

Alcune attrazioni culturali di Paternopoli

Oggi è possibile visitare a Paternopoli strutture sia civili che religiose di gran pregio culturale e architettonico come il Santuario Maria SS. della Consolazione, caratterizzato per l’imponente torre campanaria e per la vicina scala santa, la cinquecentesca Chiesa di San Giuseppe, arricchita dalla presenza di un bell’altare marmoreo, un coro ligneo e vari dipinti del XVIII secolo, piuttosto che il Museo della Civiltà Contadina, situato nei pressi del municipio, e che conserva macchine agricole, utensili di lavoro e oggetti d’uso quotidiano della civiltà contadina locale. Una visita al borgo di Paternopoli sarebbe auspicabile anche durante i due principali appuntamenti folkloristici: il Carnevale Paternese, con la caratteristica sfilata di carri a cui viene assegnata ogni anno una tematica specifica, e la Notte del Lauro, celebrata tra il sabato santo e la domenica di Pasqua; la tradizione vuole che i giovano regalino, come pegno d’amore, una pianta di alloro alle proprie fidanzate, mogli o ragazze da loro ambite. Naturalmente, al di là del lato romantico, c’è la nota dolente: per rispondere ad un rifiuto o per dimostrare il proprio disprezzo nei confronti di una ragazza, è possibile anche trovare il sambuco, pianta che, a differenza dell’alloro, viene portata in senso di spregio e che, dopo essere stata tagliata da diverso tempo, emana un odore sgradevole.

La Cantina Paterno

Fortemente radicata a questa città e a questo territorio, la Cantina Paterno storicamente risale alla fine del ‘700 e quindi, da sempre vocata alla produzione e al commercio del vino, lo procurava inizialmente alle varie taverne e osterie esistenti all’epoca, lungo la via regia che da Napoli portava alle Puglie, oltre che venderlo a Napoli, già dal tempo in cui era capitale del regno Borbonico. Questa storica cantina irpina inoltre, sul finire dell’800 e con l’arrivo della ferrovia, oggi ancora attiva sulla tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio per soli treni storico-turistici, cominciò ad aprirsi sia al mercato italiano oltre regione che a quelli internazionali con profitto e gradimento di pubblico. Attualmente, al timone aziendale, c’è Angelo Storti, il quale con cura e perseveranza porta avanti una tradizione vitivinicola secolare con gli opportuni accorgimenti innovativi, producendo oltre a vini di pregio a denominazione anche olio extravergine di oliva di qualità.

Don Aliandro Campi Taurasini

Il Don Aliandro è un vino che nasce da uve Aglianico allevate su suoli vulcanici, raccolte attorno alla prima decade di novembre e che vedono una resa di circa 50 quintali per ettaro; la macerazione delle stesse ha una durata di circa 20 giorni, mentre la fermentazione viene innescata in parte parzialmente anche con starter di lieviti autoctoni, svolgendo successivamente malolattica e infine la maturazione in legno di rovere.

L’assaggio del Don Aliandro…

Il Don Aliandro Campi Taurasini Doc 2017 di Cantina Paterno sfodera visivamente un rosso rubino profondo e tuttavia compatto, con appena un accenno, quasi impercettibile, di granato, lasciando tracce di buona consistenza dopo la rotazione del calice. Figlio di vendemmie novembrine e freddi invernali che, unitamente all’affinamento in botte, ne hanno fissato le componenti odorose, il Don Aliandro profuma di viola e rosa essiccata, note floreali quasi incenerite dall’eterea alcolicità, per quanto non invadente, a cui seguono le percezioni odorose della ciliegia sia in confettura che sotto spirito. Il quadro odoroso è arricchito dalle note di prugna secca e melassa di fichi, poi la vaniglia e un lievissimo tocco di pepe. Tannini delicati e buona sapidità anticipano, con buona separazione, la freschezza, che arriva giusto ad inondare il sorso di succulenza, nel riverbero dei riconoscimenti fruttati percepiti prima e a cui si aggiungono, in retro olfattiva, i lamponi, i mirtilli e una sottilissima nota di tabacco scuro fermentato. Nella sua calibrata persistenza si abbina eccellentemente al peposo dell’Impruneta.

Aglianico Gaetano Cataldo Angelo Storti Angelo Storti Gaetano Cataldo assaggiare vino Campi Taurasini Campi Taurasini Doc Carnevale di Paternopoli Degustazione Don Aliandro Don Aliandro Campi Taurasini 2017 fiume Calore Irpino Fiume Fredane Gaetano Cataldo recensioni Irpinia Paternopoli peposo dell'Impruneta Vino
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
Previous ArticleInfortuni, Consulenti del Lavoro: formazione obbligatoria continua e rafforzamento controlli
Next Article Barilla-Fondazione Bullone, con ‘Brigante in handbike’ collaborazione che genera valore
Gaetano Cataldo
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

Articoli correlati

Domani, domenica 14 giugno, a Samassi, la terza giornata del festival POLICROMIE

13 Giugno 2026

Dal 2 al 5 luglio 2026 Gavoi torna a essere “l’Isola delle Storie”

9 Giugno 2026

«Bandito sì, santo no»: la vita senza sconti di Annino Mele nel suo nuovo libro del 2026

8 Giugno 2026

La grande paura dell’1%: come i giornali difendono i patrimoni dei ricchi

7 Giugno 2026

Comments are closed.

Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
© 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.