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Lavoro

Tagliata l’indennità di malattia ai Marittimi!

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo5 Febbraio 2024Updated:5 Febbraio 2024Nessun commento9 Mins Read
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La notizia sul taglio delle indennità è pervenuta con una circolare dell’INPS, con numero 157/2024 del 12 gennaio scorso, fornendo le indicazioni in merito alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2024, relativamente alla misura e alla retribuzione di riferimento per il calcolo delle indennità di malattia specifiche dei lavoratori marittimi. È un’ulteriore vessazione ai danni di chi va per mare e vive già di privazioni insite nel mestiere!

Sono decisamente acque torbide quelle in cui questo governo sta facendo navigare l’Italia e, con buona pace di chi li ha votati! È il caso di evidenziare, a voler essere imparziali, che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma una sequela di cose fatte storte, incompetenza, promesse non mantenute e corruttela ai massimi livelli, a giudicare dagli arresti di esponenti di Fratelli d’Italia, costituiscono un botto di prove inconfutabili; certamente si tratta anche di processi e mala politica derivati dalle precedenti legislature ma è evidente che questa destra, complice l’assenza di un degno contrappeso, sta gettando il Paese alla malora, portando a termine un disegno, avviato da Draghi e Prodi al tempo delle privatizzazioni, ma alla velocità della più cupa disperazione degli italiani. Caro vita alle stelle con l’incremento del prezzo dei beni di primo consumo, stipendi fermi da oltre un ventennio per molte categorie o al di sotto dei livelli minimi di 14 anni fa nella maggior parte dei casi, aumento vertiginoso delle tasse e taglio dei sostegni sociali per i più disagiati.

Gli scioperi dilagano in tutt’Europa più visibilmente attraverso i mass media, reticenti però a trasmettere quanto il fenomeno abbia a che fare, inevitabilmente, con il nostro Paese: nelle piazze, sulle autostrade, nei porti e di fronte ai palazzi gestiti dai grandi dirigenti statali, quelli sì che lo stipendio se lo sono aumentato, si attua la protesta di agricoltori, pescatori e marittimi. Con il doveroso rispetto di chi lavora per portare il cibo sulle nostre tavole e che meriterebbe una trattazione a parte, la categoria dei lavoratori del mare è invisibile agli occhi delle istituzioni e dell’opinione pubblica da sempre. Condizione fisiologica per chi sparisce per mesi per guadagnarsi da vivere e che costituisce una forma di disagio irrisolta da un’assenza ingiustificata di welfare policy, è vergognosa la sequela di vessazione che la Gente di Mare ha subito per decenni, versando oggi in una gravissima forma di precariato.

In questa sede abbiamo spesso parlato dei danni procurati alla categoria dei marittimi a partire dalla distruzione dell’Istituto Nauticoa vantaggio di scuole private e centri di formazione, le problematiche generali e alcune iniziative che, nostro malgrado, sono state sabotate dagli stessi che avevano contribuito a veicolarle entro le stanze del potere governativo, trattando anche la tematica della continuità territoriale e di debiti insoluti per portarsi flotte di stato a casa.

A dimostrazione che al peggio non c’è mai fine arriva la gelida notizia: tagliata l’indennità di malattia ai marittimi!

Il bello è che, a parte lo sconforto generale per tale infamia, sui social ed entro qualche altro articolo di giornale si leggono proclami, da parte di certe sigle sindacali, come “l’impegno continua ad essere massimo per chiedere con forza maggiori tutele per tutti i lavoratori marittimi”: una pennellata di tale propaganda autoreferenziale che quasi vien da chiedersi “ma questi cialtroni prezzolati sono usciti ora dall’uovo di Pasqua o c’erano già mentre la Categoria colava a picco, grazie al loro pesante contributo?”. Dovete sapere che, fatte salve le eccezioni che creano ingiustizia sociale, come ad esempio il turno particolare, creato alla faccia del buon vecchio articolo 13 della Costituzione, i marittimi non percepiscono stipendio una volta sbarcati e vengono liquidati del trattamento di fine rapporto che, nel migliore dei casi, non vedrà mai cumulo, nel peggiore verrà pure tassato al lavoratore grazie a qualche “magheggio” che gli armatori sono bravi a inventarsi.

Ciò significa che il marittimo dovrebbe mangiare e provvedere al sostentamento della propria famiglia solo quando è in mare e garantisce che nessuna banca al mondo, con tali contratti di lavoro, erogherebbe mai un prestito in suo favore, un mutuo per la casa magari. Si capisce bene il forte disagio o qualcuno stava per dire “ma tanto ci sono gli ammortizzatori sociali”? Ma chi diamine auspicherebbe a un proprio simile di sopravvivere grazie a una naspi a intermittenza o per un legittimo stato di malattia, indennizzata al 60% del salario percepito a bordo? Vivere in una condizione di costante precariato, senza tutele, con la tangente autorizzata dei corsi di formazione e gli aggiornamenti che erodono altri fondi al bilancio familiare, con la riduzione dei marittimi italiani impiegati a vantaggio delle marinerie straniere, grazie a quell’altra bella trovata del registro internazionale, non è una vita dignitosa per uomini altamente specializzati che, con i loro sacrifici e le loro rinunce, fanno muovere il motore dell’economia di questo Paese, il terziario, ed è indegno per una Repubblica che costituzionalmente è sempre stata chiamata a garantire una flotta mercantile efficiente e degli equipaggi addestrati.

Se è vero che le colpe gravano su tutti i governi che si sono succeduti, i vari apparati statali ed i sindacati, è altrettanto vero affermare che la stessa categoria è rea di aver mandato in rovina sé stessa, accettando in maniera remissiva e collusa, quanto le è stato sottratto, fregandosene in maniera classista di quel che capitava ora nel diporto, ora nella pesca o, nella volgarmente detta, bassa forza, termine con i quali tanto i vecchi ufficiali che i neo fighetti del mare qualificano i subordinati. Oggettivamente va riconosciuto che queste ultime generazioni, costituenti le attuali ciurme, non somigliano manco lontanamente agli uomini di mare che nel 1959 scioperarono per i loro diritti, accomunando città come Genova a Torre del Greco, Torre Annunziata ed Ercolano. Lo sciopero assunse i caratteri di una vera e propria lotta di classe, una rivolta legittima contro le ingiuste condizioni dell’epoca alla quale parteciparono più di 6000 persone. Al tempo, i marittimi che avevano aderito allo sciopero erano come prigionieri delle navi sulle quali erano imbarcati e per molti mesi non furono in condizione di fare avere notizie ai loro parenti, a causa di contratti lunghissimi e senza assistenza alla corrispondenza. Svariati e vani furono gli appelli rivolti alle Istituzioni, così i familiari dei marittimi e di tutti i lavoratori in lotta, riusciti a tornare a casa, riempirono le piazze e organizzarono lo sciopero, al termine del quale, per gli inevitabili scontri, si registrarono circa 300 feriti tra i dimostranti e 60 arresti. Grazie ai fieri torresi le sofferenze e i sacrifici necessari per far valere i propri diritti sortirono una grande vittoria, non soltanto per il borgo napoletano storicamente legato al mare, ma per tutto il comparto marittimo dell’epoca. Il governo dovette cedere concedendo le indennità di navigazione alla coperta e alla macchina, l’aumento della paga, l’incremento delle ferie e l’aumento delle pensioni. Ci vollero ben 40 giorni in quel 1959 e dei cuori saldi, ma quel periodo ha costituito una delle pagine più gloriose per i naviganti, degni di questo nome, e per il movimento operaio italiano.

Oggi invece c’è troppa gente alla rinfusa a bordo delle navi, che con evidente ignoranza contribuisce a tenere la Marineria Italiana disunita e allo sbando, pensando esclusivamente al proprio, meschino interesse, piuttosto che al bene collettivo. Crumiri d’acqua salata e gente senza nerbo.

Il marittimo però, per quanto contribuisca con il suo servilismo ad essere causa del suo male, rispecchia l’italiano medio alla perfezione: in questo vascello alla deriva che è l’Italia, nessuno si fa carico dei problemi degli altri cittadini, siamo d’altronde un popolo suddiviso in caste, cui non occorre manco lo sforzo politico del divide et impera. In una società civile invece ciò che accade ad un connazionale o ad una categoria riguarda tutti, perché è evidente che si riflette sull’intera Nazione. Un tempo avevamo cose che prendevano il nome di coraggio civile e responsabilità civile. La maturità politica no, quella non ce l’abbiamo mai avuta.

Va pure riconosciuto il fatto che sin troppi furbastri abusano dell’indennità di malattia grazie alla connivenza dei medici all’sasn, o i fiduciari per loro, che firmano certificati che non hanno fondamento e che, sempre dietro compenso, erogano i conseguenti prolungamenti di malattia. È una cosa vergognosa già il semplice fatto di accettare un compromesso di questo tipo, un po’ come l’osso gettato ai cani, figuriamoci camparci su quando si ha l’idoneità fisica per poter andare a lavorare. La realtà è che il vero scandalo non è l’aver ridotto l’indennizzo di malattia dal 75 al 60% della paga: un tacito patto tra lo stato e gli armatori ha favorito questi ultimi, risparmiandogli tutti gli oneri di contratti seri e a misura d’umanità e democrazia, relegando i soldi pubblici erogati a mezzo della cosiddetta Cassa Marittima a fare le veci di tutti gli stipendi mai corrisposti al personale sbarcato. Un contentino che è andato bene a tutti, ma che favorisce solo gli imprenditori che fanno il loro comodo con il denaro altrui e che getta onta su coloro che, tra i marittimi, se lo sono fatto andare sempre bene. Al di là di tutto ciò che lo stato, perennemente assente, risponda con riforme serie e che il marittimo, per autostima almeno, si chieda se versare ancora la quota annua ai sindacati e per quale utilità.

Ciò che resta attuale è la maniera teatrale con cui i sindacati recitano la loro parte, narcotizzando chi invece si dovrebbe dare una sveglia una volta per tutte. La malattia però, fuori dal comportamento di cittadini e medici scorretti, non è soltanto assenza di salute ma anche di benessere psico-fisico, a sua volta conseguenza di una sostenibilità sociale ed economica che, assieme alla dignità, è stata scippata da troppo tempo ai Marittimi d’Italia.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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