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Alona, fuggita da Odessa, ha ricevuto il trapianto di staminali emopoietiche in Casa Sollievo della Sofferenza

RedazioneBy Redazione28 Gennaio 2023Nessun commento4 Mins Read
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Era arrivata in Italia grazie alla richiesta di una clinica ematologica ucraina in difficoltà con l’approvvigionamento di farmaci e terapie

Sta meglio Alona, la donna di 29 anni fuggita da Odessa, in Ucraina, per scampare alla guerra e curare una leucemia mieloide acuta ad alto rischio. Nei giorni scorsi è stata finalmente sottoposta al trapianto di cellule staminali emopoietiche presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove era in cura da diversi mesi.

Dopo la diagnosi di leucemia, Alona aveva iniziato la terapia farmacologica in Ucraina. Con la guerra anche i medicinali hanno iniziato a scarseggiare e così i medici dell’Institute Of Blood Pathology And Transfusion Medicine Of The National Academy of Medical Sciences dell’Ucraina hanno iniziato a cercare aiuto all’estero per tutti i pazienti in difficoltà con le terapie e nell’approvvigionamento di farmaci.  

«Abbiamo ricevuto una richiesta d’aiuto da una ematologa ucraina con la preghiera di prendere in carico due pazienti affetti da malattie ematologiche: Alona e un giovane di 18 anni che purtroppo è venuto a mancare prima che si potesse effettuare il trasferimento in Italia» ha spiegato Michele Carella, ematologo, responsabile dell’Unità di Ematologia e Centro Trapianti Staminali Emopoietiche dell’Ospedale di San Giovanni Rotondo.

Alona è stata più fortunata. È fuggita prima in Romania. Da qui in aereo ha raggiunto Napoli e poi San Giovanni Rotondo in auto, grazie all’aiuto di alcuni volontari. Appena arrivata in Casa Sollievo, Alona è stata sottoposta ad una terapia con un farmaco specifico, introvabile nel suo paese, ma soprattutto è stata attivata subito la ricerca nei registri internazionali di un donatore volontario compatibile per il trapianto di cellule staminali emopoietiche.

«Alona ha due fratelli che vivono all’estero e dato che sarebbe stato difficile coinvolgerli nello studio di compatibilità – ha sottolineato l’ematologo – abbiamo avviato subito il percorso di ricerca donatori nel registro internazionale. Dopo diverse settimane è stato individuato un donatore del registro italiano con una compatibilità elevata. Siamo stati tempestivi, scrupolosi, ma anche la buona sorte ci ha aiutati: la probabilità era di circa 1 su 100.000. In malattie così complesse l’unica vera possibilità di guarigione è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, anche se resta una procedura ad alto rischio. Quando le abbiano comunicato la notizia della compatibilità con un donatore – ha ricordato Carella – Alona si è commossa. Anche noi ci siamo commossi, dare notizie simili è molto emozionante. Il trapianto al momento è andato bene, si è ottenuto un attecchimento completo e la sua malattia è in remissione completa ma Alona deve comunque proseguire il suo percorso terapeutico».

«Un trapianto prima e la chemioterapia adesso non sono affatto facili da gestire – ha raccontato Alona –. Ci vorrà tempo. È un lungo percorso di trattamenti e cure, con le loro complicazioni. Ma ogni giorno sto meglio. Uno dei momenti più belli è stato quando mi hanno comunicato di aver trovato un donatore. Ero molto felice. Ho capito che c’era qualche possibilità di guarire. Voglio ringraziare davvero tanto tutti i medici e il personale sanitario che si sono presi cura di me e tutti coloro che mi stanno aiutando in questi momenti di difficoltà».

Poi il uso pensiero è andato ad Odessa, la sua città, dove ci sono ancora molti suoi familiari.  «La situazione di Odessa è simile a quella di molte cittadine dell’Ucraina. Gli allarmi antiaereo suonano diverse volte al giorno a causa dei missili russi e dei droni. Nonostante le difese antiaeree cerchino di difendere le città come meglio possono, molti missili colpiscono le infrastrutture. È spaventoso quello che succede, io sono in apprensione ogni volta che non riesco a mettermi in contatto con la mia famiglia. La guerra è la cosa peggiore che potesse capitare. Uccidono civili, distruggono intere città e minacciano l’uso di armi nucleari ogni giorno. Tutto ciò provoca tanta rabbia. Il mio sogno – ha concluso Alona – è che l’Ucraina possa essere finalmente libera dagli invasori, che smettano i raid aerei e che gli ucraini possano finalmente tornare a vivere una vita piena come prima».

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