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Sapori

Angelo e Francesca Oliverio ed il loro Jannìa

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo5 Giugno 2022Nessun commento3 Mins Read
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Angelo e Francesca Oliverio sono fratello e sorella, sono giovani e credono nei valori familiari e nella terra. Aprendo la loro attività di giovani produttori di olio extravergine di oliva, hanno fatto una scommessa sul territorio in tempi non facili, ma loro, sin dai ricordi di bambino le olive le portano nel cuore, oltre che nel cognome, ed il loro lavoro è diventato una sorta di congiungente ideale tra Napoli e l’hinterland calabrese.

Ubicato a mezza via tra il Mar Jonio ed il Mar Tirreno, nella vallata tanto disabitata quanto suggestiva che dà il nome al paesino di Carello, proprio alle porte della Sila, si trova Jannìa, un pezzo di terra di Calabria da dove la famiglia Oliverio ha ricavato un olio extravergine di oliva franco, buono e di grande qualità. Angelo e Francesca, alla morte del loro padre e del loro zio paterno, hanno ritrovato qualche tempo addietro tra i vecchi registri del nonno questo nome che, più di un semplice toponimo, evocava il ricordo delle conversazioni tra i due fratelli scomparsi e della passione con la quale parlavano della loro amata terra di origine, dopo il loro trasferimento in Campania. Decisi a ritrovare quel luogo, Angelo e Francesca si mettono in marcia ed è lì che hanno ritrovato le loro radici ed il loro futuro, recuperando l’uliveto secolare nei tenimenti di Jannìa, composto da 500 piante e dall’estensione di 3 ettari, purtroppo lasciato all’incuria dagli affidatari dopo la scomparsa dei loro cari congiunti, affidandone le sorti ad un giovane team di calabresi: un agronomo, un conduttore agricolo ed un frantoiano.

Oggi Jannìa è il loro prodotto d’eccellenza, frutto della Pennulara, una cultivar olivicola salvata grazie ad un’azione di recupero ed introdotta in Italia attorno all’anno mille dai monaci basiliani. Qui gli olivi affondano le loro radici in terreni franco-sabbiosi al centro di sentieri che conducono ad una vegetazione lussureggiante che si spande tutt’attorno e costituita prevalentemente da abeti, querce e pini, una macchia verde incontaminata, la quale ospita la fauna locale… caprioli, cinghiali e volpi.

L’uliveto si trova ad un’altitudine media che sfiora anche i 600 metri sul livello del mare e gode di condizioni pedoclimatiche decisamente meno rigide rispetto a tutta l’area circostante in quanto ubicato ai piedi del monte Campo di Manna e del Monte Gimmella, che dominano sulla Val di Neto e sull’omonimo fiume.

La molitura avviene a non più di 4 ore dalla raccolta delle olive, che generalmente avviene dopo la prima decade di ottobre, e spremitura a freddo sono le condizioni imprescindibili per ottenere il Jannìa che rivela, grazie alle analisi di laboratorio, un grado di acidità decisamente basso ed un altissimo contenuto di polifenoli.

Alla vista è limpidissimo, molto denso e sfoggia una veste dal color verde smeraldo, mentre al naso rivela note di pomodoro, tanto di erbaceo che di frutto, un profumo franco di oliva verde e la sua foglia, kiwi e semi di basilico. Pazientando un poco ed umanizzando il bicchiere di degustazione di questo monocultivar all’olfatto giungono riconoscimenti di carciofo. Al palato l’ingresso è di mandorla amara, subito sopraffatta da una copiosa avvolgenza in cui tornano i profumi, si riscontra una gradevolissima piccantezza e si apprezza un finale saporito, tanto da fare l’acquolina in bocca… non a caso una delle migliori espressioni di oro verde che potrete assaggiare.

Link suggeriti: jannia.it

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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