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Sapori

Di Dato fa il Panettone Milanese e il Duomo trema

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo30 Novembre 2021Nessun commento3 Mins Read
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E niente. Il titolo non è esattamente un programma perché magari ricorda certi film poliziotteschi che andavano per la maggiore negli anni ’70. In effetti la prima cosa che mi è venuta da pensare quando sono entrato nel laboratorio di Gerardo di Dato ad Angri, più che pensare alle sparatorie, mi sono detto: il mondo visto al contrario è decisamente più dolce. E per forza! Tutti quei bei panettoni artigianali girati sottosopra, il profumo proveniente dal forno con gli altri fratellini quasi pronti a raggiungerli, il sorriso del mastro pasticcere che ti accoglie allegro assieme ai figlioli malgrado le ore di lavoro incessanti, tra impasti e controllo delle temperature, è qualcosa che nell’insieme non può che mettere di buon umore.

È in questa atmosfera che ho ricevuto la mia prima anticipazione del Natale che verrà, ed ho subito sentito dentro di me che sarà certamente una chiusura di anno migliore del precedente, volesse il Cielo!

Ebbene sì, un artigiano che ti fa entrare nel suo laboratorio mentre è impegnato in piena fase di lavorazione, che ti racconta del suo percorso trentennale nella pasticceria, mantenendo l’ottimismo e la fiducia nel futuro malgrado le batoste e ti offre pure una fetta di panettone milanese fatto in giornata, deve per forza di cosa metterti in pace col mondo, o no?

Il fatto è che il titolo poco azzeccato, lo ammetto, l’ho pensato quando ho finalmente addentato il soffice lievitato e mi sono detto: quando Gerardo Di Dato fa il panettone milanese il Duomo meneghino trema. Non ci stanno Santi e la Campania, e lo dico fuori da ogni forma di provincialismo, ormai sta in cima al podio dei panettoni artigianali e ne ha per tutti i gusti. È un fatto oggettivo, chiedete in giro.

Però non è che mi sia limitato a trangugiarlo così: il lavoro ben fatto merita attenzione e senso critico.

La parte esterna del panettone era giustamente brunita, né troppo chiara né troppo scura o con segni di bruciatura, risultando ben aderente alla mollica, insomma una crosta bruna ben salda alla pasta interna, la quale risultava ampiamente ed uniformemente alveolata. Ci tengo qui a dire che quando un panettone è davvero artigianale e l’alveolatura è evidente, l’assenza di conservanti e l’aria che comincia a circolare al suo interno tende ad asciugarlo e renderlo raffermo prima dei panettoni industriali. Quindi niente paura e mal che vada “azzuppatelo” nel latte. Anche i canditi e l’uvetta risultano ben distribuiti per intanto che al naso la fragranza del profumo arriva nitida e franca negli aromi tipici del Milanese. Morbidezza, vaporosità e leggerezza sono le qualità tattili che meglio fanno apprezzare l’impegno e la strategia di lievitazione: la fetta dopo la pressione esercitata tornava su una bellezza e pure a snapparla l’elasticità ci stava tutta. Poi al palato il bilanciamento tra i gusti era in perfetto equilibrio, elegante nella calibratura degli ingredienti, senza eccesso di zuccheri o di spezie. Insomma un panettone milanese che concettualmente ti fa stare bello in buona sostanza e non ha per effetto collaterale il pentimento qualora, nella distrazione, lo si dovesse mangiare per intero. Potrei averne un’altra fetta maestro?

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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