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RIPROGETTARE CITTÀ SOSTENIBILI E RESILIENTI: LA VISIONE DI KASSANDRA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

RedazioneBy Redazione22 Maggio 2021Nessun commento5 Mins Read
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studio kassandra città resiliente
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Due architetti siciliani presentano al Padiglione Italia, un innovativo strumento di pianificazione urbana e di gestione delle risorse

La Profezia di Kassandra è tra i protagonisti del Padiglione Italia, dedicato alle Comunità Resilienti, alla 17esima Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia.

Kassandra è un innovativo strumento di supporto alla pianificazione urbana e gestione delle risorse per combattere gli effetti del cambiamento climatico, ideato e realizzato da due architetti siciliani, Mark Cannata e Antonio Stornello: Kassandra prevede un’architettura intrinsecamente sostenibile basata su un approccio metabolico, per riportare l’uomo e la natura in un rapporto paritario di rispetto e armonia.

Proprio per questo, il progetto Kassandra è stato selezionato per partecipare al Padiglione Italia 2021, che quest’anno avrà appunto come tema quello delle comunità resilienti: «Il Padiglione Italia 2021 si fonda sulla convinzione che la crisi climatica sia la più grande sfida che l’Umanità debba affrontare e che il mondo dell’architettura abbia la responsabilità di portare il proprio contributo», annuncia il curatore del Padiglione Italia Alessandro Melis: «E Kassandra, di Mark Cannata e Antonio Stornello, aiuta a decidere le strategie di design in tempi di crisi ambientale».

È nell’ottica di questa responsabilità che il progetto Kassandra è nato: «Lavoriamo da tempo – confermano Cannata e Stornello – a questa soluzione che ora si rivela perfettamente in linea con il tema della Biennale e che del resto interpreta una forte sfida per il futuro di tutte le città, in particolare quelle storiche: una sfida percepita con sempre maggiore pressione tanto dai progettisti, chiamati a rivedere in modo sostenibile il proprio lavoro, e dalle istituzioni che h anno la responsabilità di tracciare linee di sviluppo generali, quanto dai cittadini che avvertono questo tema con crescente sensibilità».

Lo strumento ideato dai due architetti è a tutti gli effetti il primo vero sistema integrato di supporto alle decisioni (IDSS), pensato e realizzato per dare supporto a chi sia chiamato a pianificare, con lungimiranza e visione prospettica, lo sviluppo futuro delle città.

Mettendo al centro delle proprie analisi la molteplicità delle azioni con cui è possibile incidere sullo sviluppo delle comunità, Kassandra è in grado di fornire una visione completa dell’intero eco-sistema, proponendo soluzioni che portino l’ambiente urbano a diventare realmente resiliente ai cambiamenti climatici. Non solo, Kassandra utilizza strumenti di simulazione che considerano una pluralità di parametri che direttamente o indirettamente influenzano la resilienza di un ambiente urbano e la qualità della vita dei suoi abitanti – per esempio: aria, acqua, ambiente costruito, energia, infrastrutture, mobilità, beni culturali, ecc. – visualizzando “l’effetto sciame” che le azioni individuali possono avere sulla resilienza collettiva. Simulando la creazione di un vero e proprio gemello virtuale di quell’ambiente, attraverso Kassandra è possibile verificare il rapporto costi/benefici delle singole componenti e individuare le strategie per vivere secondo parametri ecologici sostenibili, a misura d’uomo e di ambiente.

Il progetto “Rewilding Modica – La Profezia di Kassandra” è la specifica applicazione del progetto che i due architetti presentano alla Biennale: si tratta peraltro dell’unico progetto che arriva dalla Sicilia tra i 15 del Padiglione Italia ed è l’unico nato da un’iniziativa privata, col patrocinio del Comune di Modica (Ragusa).

Cannata e Stornello hanno scelto di applicare Kassandra al centro storico di Modica, perché presenta una molteplicità di caratteristiche rappresentative di un esteso campione di città storiche di piccole e medie dimensioni nelle aree del Mediterraneo, che corrono più rischi a causa dei cambiamenti climatici. «Modica – spiegano Cannata e Stornello -, è situata a 36 °gradi di latitudine, il parallelo che attraversa la maggior parte del Mediterraneo. È un sito del patrimonio dell’Unesco, dunque un punto di riferimento per la qualità dell’ambiente urbano storico. Ma è anche una città dalla topografia complessa e dalle molteplici stratificazioni: due condizioni che, combinate insieme, ci hanno consentito di tornare a rivedere qual era la condizione ‘naturale’ e qual è stato l’effetto degli interventi umani antichi e moderni, di analizzare un numero significativo di dati di diversa natura e di immaginare diversi scenari di intervento».

La proposta elaborata da Kassandra configura già una potenziale strategia concreta, quella legata al ‘Rewilding’ appunto, alla possibilità che la comunità sia consapevole e disposta a riportare all’interno del centro storico la natura con i suoi criteri di autoregolazione, a partire dall’elemento attorno a cui questa città ha avuto origine, ovvero l’acqua: «Saranno poi i conseguenti miglioramenti sistemici (la mitigazione della temperatura dell’aria e della sua qualità, i benefici sociali e di salute…) a poter garantire un ambiente complessivamente più equilibrato, capace di resilienza a lungo termine».

Cannata e Stornello stanno già lavorando con Kassandra, in collaborazione con l’Università di Portsmouth (UK), anche al progetto “Building resilient coastal communities: learning from Small Island Developing States”, per fornire linee guide per combattere gli effetti del cambiamento climatico nelle isole di Dominica e Granada, nei Caraibi, dove gli effetti degli uragani sono già stati devastanti nel recente passato e potrebbero tornare ad esserlo nell’immediato futuro.

«Il nostro è in generale un approccio di progettazione fondato sull’idea che l’architettura non è separata dalla natura», concludono: «La nostra è una visione alternativa, che si concentra non su come perfezionare l’ambiente costruito che abbiamo creato, ma su come tornare a pensare ad esso in maniera metabolica, partendo dal punto di vista che sia possibile concepire l’esistenza di un’architettura intrinsecamente ecologica. Ne segue che trasformare edifici e sistemi urbani in sistemi aperti e virtuosi che reagiscano positivamente ai cambiamenti climatici e sociali, già in corso e in continua trasformazione, richiede necessariamente un cambiamento di paradigma».

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