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Potere della cultura

La politica e la cultura. Intervista a Graziano Milia, candidato sindaco di Quartu Sant’Elena

redazioneBy redazione9 Luglio 2020Updated:9 Luglio 20202 commenti6 Mins Read
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quartu museo
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“L’investimento più grosso che abbia mai fatto da amministratore, quello che mi ha dato più soddisfazioni”. Graziano Milia parla di cultura, “una voce del bilancio sempre molto misera, ma che nella mia prima esperienza da sindaco passò da 60 milioni di lire ad un miliardo nel giro di un anno”.

Cosa ti ha portato a prendere la decisione di tornare alla politica attiva?

Non ho risposto alla richiesta di candidatura solo per fare “l’amministratore di condominio”, per mettere a posto le cose, ma per attuare un programma rivoluzionario. Finalmente portare a termine un lavoro lasciato in sospeso vent’anni fa, ossia trasformare un paese in una città. Un città che si affaccia sul mare.

Si può ben dire che Quartu è una città di mare anche se non se ne parla quasi mai, il suo territorio è molto esteso verso la costa orientale.

Escludendo il Poetto, che comunque si estende per quattro km, abbiamo una litoranea che va da Margine Rosso al confine di Torre delle stelle, circa 25 km. Un percorso che vorrei valorizzare con una pista ciclabile panoramica, un tratto di costa di una bellezza unica. Un percorso che svilupperebbe il cicloturismo, uno dei settori in crescita del turismo sostenibile. Ed è esattamente dove vogliamo puntare: la cultura ambientale, lo straordinario patrimonio del nostro ecosistema, il turismo esperienziale.

idrovora rollone molentargius
Molentargius

Che peso avrà la cultura nella vostra proposta politica?

Avrà un peso molto importante. Io credo che sia fondamentale per la comunità riconoscersi nella propria cultura, conoscere la propria identità per poter progettare il futuro. Farò in modo che venga valorizzato il patrimonio che il nostro territorio esprime.

A proposito di identità. Quartu possiede un vasto patrimonio di case tipiche campidanesi, nella stragrande maggioranza dei casi abbandonate a se stesse. Pensate di recuperare questo patrimonio storico a cielo aperto?

Nella mia prima esperienza politica creammo la manifestazione “Lollas”, dove si invitavano i padroni delle case campidanesi a mettere a disposizione le loro abitazioni per ospitare spettacoli teatrali aperti al pubblico, tutto ad opera di Giovanni Columbu, assessore alla cultura del tempo. Un patrimonio sicuramente da valorizzare anche dal punto di vista storico ed architettonico.

Nell’immaginario collettivo si pensa ancora oggi che la cultura non rappresenti un lavoro vero. Chi fa cultura non lavora: crea momenti di svago. Ma sappiamo, dati alla mano, che il settore culturale crea anche economia. L’indotto culturale a livello europeo è il settore che occupa più lavoratori, un ritorno economico che supera quello dell’industria automobilistica, e nonostante ciò è un settore che ancora deve esprimersi appieno. Considerando che l’Europa possiede più di metà del patrimonio culturale mondiale, e di questa metà la maggior parte sta in Italia, possiamo tranquillamente affermare di stare seduti sopra una miniere d’oro. La Sardegna non è da meno, con il suo enorme patrimonio archeologico e storico.

E’ un’idea dura a morire. Si pensa che i soldi investiti in cultura siano inutili, o che gli eventi culturali si creino da soli. Mentre le professionalità che lavorano per la cultura sono tante. Mi ricordo che un giornalista si lamentò che in Italia i soldi per la cultura finivano nelle varie sagre distribuite in tutto il paese. Io credo che ogni soldo speso in cultura sia una spesa giusta, anche per una piccola comunità è importante incontrarsi, riconoscersi in una manifestazione popolare.

Dal punto di vista economico è stato calcolato che ogni euro investito in cultura ne produce tre a lungo termine.

Un ottimo investimento, ribadisco. Esiste la cultura popolare sicuramente da preservare, esiste il patrimonio dei beni culturali, che spazia dal punico al romanico, dallo spagnolo al gotico. Al netto dell’immenso lascito della cultura nuragica, ancora un mistero per molti aspetti.
Quartu è pronta a recuperare e valorizzare anche il suo patrimonio di archeologia industriale, in particolare legato all’industria del sale. Ricordiamo che fino a pochi decenni fa era un settore con un bilancio molto importante per le comunità della città metropolitana. Una storia secolare che può produrre ancora ricchezza attraverso la rivalutazione storica e culturale.

Qual è la chiave per fare in modo che l’investimento in cultura crei lavoro?

Intanto la cooperazione tra tutti i settori produttivi: non si può pensare la cultura separata dal turismo, dall’ambiente o dall’urbanistica. Tutta la macchina amministrativa deve lavorare all’unisono per moltiplicare il risultato.

Si fa poco uso degli spazi pubblici in città, anche per ospitare aziende innovative o associazioni culturali. La tendenza in Italia o in altri paesi del Mediterraneo è quello di creare “laboratori di idee” o “hub creativi” che possano far incontrare le migliori menti del territorio. Pensi che il comune debba dare spazio a queste iniziative?

Ex Mattatoio, Biblioteca comunale di Quartu Sant’Elena

Assolutamente. Anche in periodi come questo, dove la crisi economica si innesta con quella sanitaria e sociale, bisogna investire in cultura e innovazione. Per me il rapporto tra pubblico e privato deve essere continuo, non si può pensare di fare l’amministratore senza investire risorse e tempo nei progetti culturali, e certamente l’uso degli spazi identitari sarà incentivato. Penso a un grande slancio progettuale, soprattutto verso l’esterno. La Sardegna, e nel suo piccolo anche Quartu, può diventare un punto di snodo tra le sponde del Mediterraneo. Tra la cultura spagnola, che ci ha influenzato per quattro secoli, e il Nord Africa ad esempio. Stimolare la voglia di fare, di progettare, di partecipare ai bandi europei. Fare cose grandi con la cultura, questo è sicuramente il mio obiettivo.

Hai già in mente chi sarà il prossimo assessore alla cultura?

Ho già in mente tutta la giunta, e per la cultura vorrei che fosse una donna.

Biografia

Nuorese, classe 1959, dottore di Ricerca in Storia Medioevale, ha insegnato all’Università di Sassari. Ha pubblicato numerosi studi storici sulla Sardegna e sul Mediterraneo nel Medioevo. E’ stato Sindaco di Quartu Sant’Elena dal 1993 al 2001. Dal 2005 è Presidente della Provincia di Cagliari. Presiede il Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna. È componente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea e dell’ARLEM (Assemblea Regionale e Locale Euro-Mediterranea). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Dialogo sulla Nazione Sarda (2001) e L’Europa e la Sardegna dal secolo breve al terzo millennio (2008). Ha fondato l’Associazione Culturale Judikes e il laboratorio di progettazione e formazione comunitari “Focus Europe” che presiede. Fa parte della Direzione Nazionale del PD.

Oltre a numerose pubblicazioni inerenti alla storia medioevale del Mediterraneo, sui temi politici ha pubblicato “Dialogo sulla Nazione Sarda”, nel 2001 con la prefazione di Francesco Cossiga, e “L’Europa e la Sardegna, dal secolo breve al terzo millennio”, con la prefazione di Piero Fassino. Successivamente ha pubblicato con la casa editrice Arkadia “Pensare il futuro” nel 2010 e “La paura come risorsa” nel 2011.

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redazione

Ho iniziato a scrivere da ragazzino per passione, poi è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Laurea in Filosofia, scuola di editoria e specializzazione in interaction design. L'idea del mensile mediterraneaonline, nasce nell'estate del 2006, di fronte al mare sardo di Portopino, dopo una lunga riflessione sulla nostra cultura di appartenenza: il Mediterraneo. Abbiamo iniziato in tre, da Cagliari, Barcellona e Milano. Oggi siamo circa trenta redattori che scrivono da otto paesi diversi. Mi piacciono le sfide difficili, e sono convinto che il pubblico di lettori sia molto più preparato di quello che creda il mercato. Buona lettura!

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