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Vini del Mediterraneo

Visadì Langhe Dolcetto Doc 2010 di Domenico Clerico

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo27 Febbraio 2020Updated:20 Aprile 2020Nessun commento2 Mins Read
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Quando si accarezza l’idea di bere un vino il pensiero non può che andare al produttore che amorevolmente ne ha seguito i processi dalla vigna alla cantina, sino all’imbottigliamento, un pensiero veicolato e sorretto da un ricordo, purtroppo triste in questo caso, che affiora come un automatismo: la scomparsa di Domenico Clerico avvenuta lo scorso luglio.

È facile lasciarsi andare ad elogi che commemorano il ricordo di Domenico Clerico ma in effetti non ne aveva bisogno in vita e non ne ha certo bisogno adesso, non soltanto perché saprebbero fare bene quanti lo hanno conosciuto e quanti lo conoscevano benissimo, ma semplicemente perché, vista la sua esistenza, se li è guadagnati da soli, giorno dopo giorno, vivendo di lavoro onesto, di umiltà, di coerenza e di risultati concreti.

Nato da uve provenienti dai vigneti di Monforte d’Alba e Monchiero con viti di età variabile tra i 10 ed i 60 anni ed una resa che non supera mai i 50 quintali per ettaro, la vendemmia per ottenere il Visadì ha inizio verso metà settembre; una volta diraspate le uve fermentano grazie ad i lieviti indigeni in acciaio ed il mosto ottenuto resta in contatto sulle bucce anche per una settimana; il vino ottenuto infine matura in inox per 10 mesi.

Ossigenazione a bottiglia verticale per 60’ e successiva decantazione prima di versare in un calice Borgogna e degustato ad una temperatura di 18°.

Il Visadì Langhe Dolcetto Doc 2010 appare con un rosso granato di un’unica cupa compattezza e presenza di particelle in sospensione con archi e lacrime che tracciano geometrie di consistenza. Pot-pourri di viola e rosa, sentore quest’ultimo che si ripropone anche nella versione acquea e lignea, note da terra rossa ferrosa lo rendono uggioso ed austero all’esame olfattivo ma aprono la strada al sottobosco, poi confettura di visciola, la prugna sia essiccata che sotto spirito ed il suo etereo a veicolare tabacco nero, quello umido, e sottile scia di cumino, pepe e chiodi di garofano. Nonostante i dieci anni una beva ancora nervosa per una grande verve acida, un tannino di sottofondo ma non completamente disteso ed una buona sapidità. In retro-olfattiva tonalità agrumate verdi, conferma della frutta rossa e del tabacco con astringenze da teaflavina. Un Dolcetto trasversale, tuttavia austero ripeto, ma che avrà ancora da raccontare nei prossimi anni e magari in compagnia di un tagliolino di semola mantecato al testun ubriaco con tartufo nero.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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