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Vini del Mediterraneo

Falanghina Doc Irpinia 2017 di Agricola Bellaria

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo10 Gennaio 2020Updated:23 Aprile 2020Nessun commento3 Mins Read
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L’estensione degli ettari vitati di proprietà dell’Azienda Agricola Bellaria e la loro diversificata ubicazione nel territorio avellinese è una dimostrazione di quanto le cantine della famiglia Maffei, con sede a Montefalcione, abbiano a cuore i concetti di zonazione e di vocazionalità del terreno a seconda dei vitigni di riferimento.

Sospesi nella storica area irpina a confine col beneventano ad un’altitudine media di 430 metri sul livello del mare, le uve Falanghina provengono dal comune di Roccabascerana, proprio il paese di origine dei Maffei.

Denominata nel Medioevo dapprima Quascierana ed in seguito Rocca de Guasserana, Roccabascerana deve l’etimologia del suo nome al termine germanico gwass, ossia vassallo; l’antico borgo appartenne, durante la denominazione sveva, al normanno Giovanni Moscabruno, capitano di re Manfredi e, con l’avvento di Carlo I d’Angiò, dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento e di Corradino a Tagliacozzo, venne concessa al soldato francese Ruggiero di Burson nel 1262  e nel 1271 a suo figlio Riccardo di Burson. Fu durante il regno della regina Giovanna che il feudo passò in mano ai Della Marra, a quali fu tolta dal re Ferrante I d’Aragona a seguito della ribellione di Antonio della Marra nel 1464. Nel 1467 Roccabascerana passò al casato degli Sperone, quindi ai Dentice nel 1482 e successivamente ai Brancaccio nel 1484. Nel 1486 la città venne affidata alla famiglia Spinelli che ne resse le sorti sino al 1560, anno in cui passò ai D’Aquino. Nel 1669 il feudo entrò in possesso ai Capecelatro che nel 1712 lo vendettero ai Della Leonessa, principi di Sepino e Duchi di S. Martino, che ne furono i padroni sino alla fine della feudalità nel 1806.

È precisamente nella frazione Tuoro che la Falanghina viene allevata a spalliera e guyot, affondando le sue radici in suoli ricchi d’argilla marnosa, sabbie e conglomerati tipici del complesso geologico denominato formazione di Altavilla; le uve vengono vendemmiate manualmente verso la metà di ottobre e, dopo la diraspatura, con una spedita macerazione pellicolare che non supera le 12 ore, subiscono una pressatura soffice con decantazione per gravità ed inoculo dei lieviti indigeni. Fermentazione a temperatura controllata, batonnage ed affinamento in solo acciaio per 2 mesi e successivo imbottigliamento.

Tra i vari riconoscimenti di prestigio ottenuti nel tempo è doveroso ricordare la medaglia d’oro al Japan Women’s Wine Awards del 2019 con l’assegnazione di ben 92 punti.

La Falanghina Doc Irpinia 2017 sfoggia un bel colore giallo paglierino e ruota al calice lasciando tracce di una densità aderente alla sua tipologia; dopo una lieve nota floreale di sambuco ed il profumo fresco del grappolo d’uva, arriva subito l’erbaceo della ginestra che lascia spazio a sensazioni fruttate più intense di mela verde di montagna e di frutta tropicale come la guayaba con un finale minerale; in bocca il sorso naviga bilanciato tra morbidezza e freschezza, sorso che conduce piacevoli reminiscenze del fruttato precedentemente avvertito assieme al melone bianco per un finale sapido e lievemente ammandorlato. Di facile beva e genuina semplicità si abbina perfettamente alla spuma di baccalà allo zafferano con granella di mandorla per la sua inaspettata persistenza.

Link consigliati: https://www.agricolabellaria.com/azienda/

Associazione Italiana Sommelier Azienda Agricola Bellaria Bellaria Brancaccio Corradino Della Leonessa Della Marra Dentice duchi di San Martino Falanghina falanghina doc irpinia 2017 famiglia Maffei formazione di Altavilla Gaetano Cataldo Gaetano Cataldo sommelier Giovanni Moscabruno Irpinia lieviti indigeni Montefalcione principi di Sepino re Manfredi Riccardo di Burson Roccabascerana Ruggiero di Burson Sommelier Sperone Spinelli spuma di baccalà allo zafferano Tagliacozzo Tasting Territorio tuoro vocazionalità Wine Tasting zonazione
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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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