Close Menu
  • Home
    • Archivio mediterraneaonline
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube LinkedIn
Mediterranea Online
Iscriviti
  • Home
    • Archivio mediterraneaonline
  • Cultura
    • Storie meridiane
    • Arte
      • Art Up
    • Musica
    • Incipit Letterari
    • Libri
      • Ebook
      • Luoghi letterari
      • Poesia
  • Edizioni Speciali
    • 150 Anni Grazia Deledda
    • Panico Covid-19
    • Potere della cultura
    • Turismo Culturale
    • Vacanze Cult
  • Photogallery
  • Blog
  • Economia
  • In Viaggio
    • Miniracconti Erranti
  • Sapori
    • Racconti di viaggio
    • Vini del Mediterraneo
    • Medfood
  • Politica
  • Scienze
  • Naturalistica
    • Cos’è Naturalistica
    • Approfondimenti Naturalistica
    • Redazione Naturalistica
  • News ed Eventi
    • Breaking News
Mediterranea Online
Cultura

Pinuccio Sciola, un artista mediterraneo

Luisa SclocchisBy Luisa Sclocchis19 Maggio 2016Updated:22 Giugno 2016Nessun commento3 Mins Read
Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp VKontakte Email
Share
Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

La pietra. Un giardino di pietra. Pietra che, come gli alberi, suona accarezzata dal vento. Il giardino megalitico della sua San Sperate è, e rimarrà, un luogo incantato, in cui il silenzio inebria e avvolge. La pietra, apparentemente muta, acquistava voce al suo tocco. “Silenzio e spazio, condizioni essenziali alla vita, al movimento, al pensiero e all’ispirazione. Periodicamente occorre tornare alla sorgente: ascoltare e non parlare, attendere e non fare, rinunciare e non affermare, riflettere e non concludere; ritornare alla sorgente eterna della vita, della musica, dell’arte”, parole che furono del violinista Yehudi Menuhin, che descrivono il valore del silenzio. E che sembrano oggi tanto vicine all’insegnamento di Pinuccio Sciola. A lui dobbiamo la rivelazione di un rapporto catartico con le origini e la natura.

Pinuccio Sciola e le sue Pietre sonore, foto di Sabina Murru
Pinuccio Sciola e le sue Pietre sonore, foto di Sabina Murru

La scoperta della voce della pietra, della memoria sonora di ciò che conosciamo ma non ricordiamo, di ciò che siamo stati e che fin qui ci ha condotto. La memoria della terra, atavica e ancestrale, a cui si riferiva partendo nelle sue narrazioni dall’incipit “Quando non ero e non era il tempo…”. Un legame arcano, quello delle sue opere, con il mondo dei suoni, liberi e strutturati. Un legame riconosciuto nel tempo da grandi esponenti del mondo della musica, senza distinzione di genere né proclami di appartenenze.

A lui e al suo mondo sonoro resero omaggio i grandi del jazz, e, fra tutti, il Festival Time in Jazz di Berchidda. Il pianista Leszek Możdżer definì l’esperienza con il Maestro «Un insieme di vibrazioni di energia e amore e una lezione di calma e di pazienza». Altrettanto fecero l’architetto Renzo Piano, quando scelse le monumentali sculture sonore per la Città della Musica a Roma, e, da ultimo, nel 2014, il Teatro Lirico di Cagliari, affidandogli la scenografia di un’indimenticabile Turandot. Così come fecero compositori e celebri esponenti del mondo della classica, tra cui Luciano Berio, suo amico.

Pinuccio Sciola e le sue Pietre sonore, foto di Sabina Murru.
Pinuccio Sciola e le sue Pietre sonore, foto di Sabina Murru

Una filosofia di vita, la sua, fatta di gentilezza, di grande sensibilità per i rapporti umani, di sorrisi e di delicatezza. Quella stessa necessaria per far svelare ad ogni pietra, accarezzandola, la propria voce. Non percosse, né gesti violenti. Perché la magia sta nello scoprire che sono dolci ed amorevoli gli unici gesti capaci di far cantare la pietra.

Pinuccio Sciola e le sue Pietre sonore, foto di Sabina Murru

Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr WhatsApp Email
Previous ArticleGulliver: un progetto di intercultura tra i festival
Next Article Passo a Sud, spettacolo di danza e musica ispirato alla Pizzica e al Tarantismo al Falaki Theatre – Downtown Cairo
Luisa Sclocchis

Articoli correlati

Tre poesie dell’autore Yari Lepre Marrani

3 Settembre 2026

Successo di pubblico per la 2^ Edizione di Caseus

26 Agosto 2026

Se il cervello cercasse lo status nel calice e l’intelligenza si riflettesse nel vino…

23 Agosto 2026

Dal Cilento il Torrebuico Aglianico Paestum Igt 2022 dell’Azienda Agricola Taranto

21 Agosto 2026

Comments are closed.

Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
© 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.