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Cabudanne de sos poetas 2015

RedazioneBy Redazione12 Dicembre 2015Nessun commento4 Mins Read
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Parte il laboratorio “Casa della poesia” che chiude il Cabudanne de sos poetas 2015. Il 14 e il 15 dicembre la poesia incontra i sofferenti di disagio mentale delle case famiglia di Busachi, Samugheo e Santa Giusta, sotto la guida delle poetesse Azzurra D’Agostino e Francesca Matteoni. Organizza Perda Sonadora in collaborazione con il CTR

<<La poesia può aiutare le persone a provare di nuovo emozioni e reazioni umane, a sopportare cose indicibili, la fame, la malattia, il senso di vuoto dentro che appare incolmabile. Chi riesce ad amare la poesia, riesce a vivere e ad avere cuore. L’uomo deve tradursi in musica, e deve saper perdonare quello che non è». Alle parole di una tra le più grandi poetesse del nostro tempo, Alda Merini, si ispira l’associazione Perda Sonadora per la realizzazione del primo laboratorio di poesia indirizzato alle case-famiglia che ospitano pazienti sofferenti di disagio mentale. Ultimo appuntamento del “Cabudanne de sos poetas 2015” che si conclude con questo progetto dal titolo “Casa della poesia” che si terrà nei giorni 14 e 15 dicembre, in collaborazione con la Cooperativa Sociale CTR (Comunicazione Territorio Relazioni), sotto la guida delle giovani e affermate poetesse Azzurra D’Agostino e Francesca Matteoni.
Un laboratorio intenso di due giornate che si terrà presso la Casa Famiglia di Santa Giusta, Loc. Cuccuru ‘e portu (OR), e che vedrà coinvolti dodici pazienti (sette donne e sei uomini di età tra i ventitré e i cinquant’anni) ospiti delle case famiglia di Busachi, Samugheo e Santa Giusta, gestite dal CTR dell’oristanese, e tre operatori che li affiancheranno. Prima parte di un progetto che si svilupperà in due fasi, la seconda delle quali si terrà nei primi mesi del 2016 con una serie di nuove attività che coinvolgeranno i partecipanti in altre due giornate dense di iniziative.

Fare poesia, può insegnare ad ascoltare, e a percepirsi. <<Poesia che possa educare a una diversa sensibilità, portare alla luce lati di sé e del mondo difficilmente esprimibili, e con i quali talvolta è difficile entrare in contatto>>, come spiega la stessa Azzurra D’Agostino, a cui quest’anno il Cabudanne ha affidato la cura di una parte della direzione artistica. <<Poesia che vede nella forza della parola poetica la capacità di toccare le corde più profonde>>. Saranno i versi del recente libro di Chandra Livia Candiani “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”, a suggerire la partenza in questo viaggio speciale.
<<Il nostro intento è soprattutto quello di far incontrare fuori dalle strutture sanitarie, assieme agli educatori, le persone con disabilità mentale e alcuni poeti, per realizzare un lavoro comune, intorno alla parola e alla poesia.>>, sottolinea Alessandra Tomassone, operatrice che lavora nelle case famiglia con cui Perda Sonadora ha pensato e condiviso il progetto.
Una idea che nasce dalla consapevolezza che nei riguardi delle persona con disabilità mentale si è, nel tempo, costruita una rappresentazione sociale poco rassicurante perché non inquadrabile nei canoni predefiniti. <<Una rappresentazione in cui purtroppo spesso sono accentuati gli aspetti di pietismo, di sensazionalismo, di limitazione, di debolezza, di sofferenza, ed a volte anche di pericolosità>>, aggiunge la promotrice del progetto, in tandem con il Cabudanne de sos poetas. <<“Casa della poesia” si pone tra gli obiettivi quello della lotta allo stigma, dell’inclusione sociale, dell’espressione artistica del sé attraverso il “fare” poesia, stimolare la partecipazione degli utenti alle manifestazioni dedicate alla poesia, creare momenti di visibilità esterna al laboratorio stesso, attraverso incontri e la pubblicazione della produzione poetica>>.

La disabilità è una delle possibili caratteristiche della condizione umana, una esperienza che tutti nell’arco della vita potremo trovarci a vivere direttamente o indirettamente. <<Per evitare incomprensioni e la caduta in stereotipi si ritiene necessario informare ed educare alla conoscenza della disabilità, capire cosa vuol dire vivere un deficit>> spiegano gli operatori del CTR. <<Il recupero si contraddistingue non soltanto attraverso un ottimale utilizzo dell’intervento farmacologico, volto il più delle volte al solo contenimento, ma anche attraverso l’attivazione di attività con forti implicazioni psicologiche che concretamente possano contribuire alla ricostruzione delle abilità e delle competenze, rimodulando e modificando schemi di pensiero disfunzionale e modalità relazionali compromesse>>. Da queste considerazioni è nato il desiderio di collaborazione tra la Coop CTR e l’Associazione Perda Sonadora.

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